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25 aprile 2024

SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO 2024


La 36esima edizione del Salone Internazionale del Libro si svolgerà a Torino dal 9 al 13 maggio 2024. Il 10 maggio Salman Rushdie sarà ospite della manifestazione per presentare il suo nuovo lavoro, Coltello. Meditazioni dopo un tentato assassinio, pubblicato da Mondadori, in libreria dal 16 aprile 2024. Roberto Saviano condurrà l'evento. Nel comunicato stampa della casa editrice si legge: 'Coltello è l’opera di un Maestro delle Lettere all’apice delle sue capacità, che scrive con passione, con dignità, con onestà incondizionata. È anche un ricordo profondamente commovente del potere della letteratura di dare un senso all’impensabile, una meditazione intima e rassicurante sulla vita, sulla perdita, sull’amore, sull’arte e sul trovare la forza di rialzarsi'.
Vi segnalo inoltre che l'11 maggio Radhika Jha presenterà al Salone il suo ultimo romanzo, La foresta nascosta, pubblicato da Sellerio Editore. Il giorno prima la scrittrice sarà all'Università di Torino, e il 12 maggio inaugurerà a Masio il festival letterario Parole sotto la Torre. 



RASSEGNA STAMPA/VIDEO (relativa alla partecipazione di Rushdie e aggiornata al 14 maggio 2024)

- Video Rai: conferenza stampa, Tg3, 9 maggio 2024
- Video Rai: Il cavallo e la torre, 10 maggio 2024
- Video Rai: Il cavallo e la torre, 10 maggio 2024
- Video LA7: In altre parole, 11 maggio 2024
- Video LA7: In altre parole, 11 maggio 2024
- Video Rai: Quante storie, 13 maggio 2024
- Video Mediaset: Quarta Repubblica, 13 maggio 2024


- Salman Rushdie, brutto momento per la libertà di stampa, Amalia Angotti, ANSA, 10 maggio 2024:
'Una vera standing ovation accoglie Salman Rushdie e Roberto Saviano all'ingresso all'Auditorium del centro congressi del Lingotto. La sala è strapiena e ad accoglierli c'è la direttrice Annalena Benini che considera la presenza dello scrittore indiano dei Versi Satanici un fiore all'occhiello del suo primo Salone. "Sono qui per dirvi quanto abbiamo desiderato questo incontro. Siamo emozionatissimi di avere Rushdie qui in Italia per la prima volta dopo l'attentato. Con Saviano sono legati da molti anni. Questo è un incontro fra scrittori, fra amici, ed è un incontro di libertà", afferma Benini. I due condividono anche la condizione di 'sopravvissuti' come osserva Rushdie. "Mi chiedi come abbia fatto a superare tutto, ma tu ne sai qualcosa, credo che per te sia ben peggio di quanto lo sia stato per me". Un tema è il rapporto tra potere e intellettuali. "Scrittori, giornalisti, intellettuali sono sotto attacco, è un brutto momento per la libertà di espressione. Pensavo fossero guerre già vinte e invece dobbiamo ripartire daccapo e ricominciare a combattere. Lo faremo" assicura lo scrittore saggista naturalizzato britannico tornato in libreria con Coltello (Mondadori). A Saviano, che lo ringrazia per la solidarietà espressa nei suoi confronti per il contenzioso con la premier Giorgia Meloni, Rushdie dice: 'Io sono stato citato in giudizio da Indira Gandhi quando ho scritto I figli della mezzanotte per una frase che riguardava suo figlio, quindi non sei il primo". (...) 


Durante l'incontro Rushdie parla del tentato assassinio di due anni fa e dei momenti duri che sono seguiti. Al pubblico chiede un applauso per la moglie la poetessa, narratrice e artista afroamericana Rachel Eliza Griffiths che lo ha curato e assistito. "Ha fatto tutto lei, ha organizzato tutto, mi ha dato tutto l'amore e l'assistenza possibile, senza mai farmi sentire tutta la sua sofferenza", racconta. "Ho scoperto di essere più forte di quanto pensassi, ho scoperto di essere resiliente solo dopo l'attentato" aggiunge. E a chi in tanti momenti difficili della sua vita lo ha accusato di avere pensato a cose frivole replica: "Vivo a New York da 25 anni e per 23 tutto è andato bene. Ho vissuto una vita normalissima, ho fatto tour per presentare i miei libri, ho tenuto conferenze, non ho avuto mai problemi. Ho avuto un ventennio di vita buona e ora ne voglio altri venti. Che mi faranno arrivare a 97 anni, ma sto già pensando alla festa dei miei cento anni. E deve essere una festa da ballo. Quindi ci vuole un dj molto attempato. Insomma ti riprendi la vita, nessuno te la ridà".'  


'Protagonista indiscusso della seconda giornata del Salone del libro di Torino lo scrittore Salman Rushdie. (...) Un’ora e mezza di coda per le rigide misure di sicurezza per i fortunati che sono riusciti a prenotare un posto nell’Auditorium del Lingotto. A dialogo con lo scrittore angloindiano Roberto Saviano. (...) Per chi si aspettava un incontro dai toni cupi si è dovuto ricredere. (...) Saviano chiede subito a Rushdie di partire dalla ricostruzione del suo tentato assassinio il 12 agosto 2022 a Chautauqua, una cittadina dello Stato di New York. (...) Certo, i racconti drammatici non mancano, (...) ma sono affrontati con la levità e l’ironia che lo contraddistinguono e avvolti dalla tenerezza nei confronti della moglie Eliza, sempre al suo fianco nel duro percorso di ripresa. Saviano stesso fa notare come il libro sia pieno di digressioni ironiche, come quando racconta che al momento di constatare quanto fossero profonde le ferite, Rushdie era più preoccupato per il vestito nuovo che dovevano tagliare. E in fondo traspare dall’intervista come tutto il romanzo sia un inno alla vita e un omaggio all’amore e alla letteratura.


Saviano chiede a Rushdie come sia riuscito a rimanere scrittore dopo la condanna della fatwa e a tenere alto lo standard dei suoi libri senza cedere davanti agli attacchi ricevuti anche dagli altri scrittori e Salman racconta di come ha scoperto di essere più forte di quanto pensasse: “Mio figlio all’epoca aveva 10 anni e mi chiese perché non scrivessi libri che potesse leggere lui. Io gli risposi che finito di scrivere il libro a cui mi stavo dedicando (era I versi satanici), avrei scritto un libro che gli sarebbe piaciuto. Poi è diventato impossibile. Però avevo fatto una promessa e così ho scritto “Harun e il mar delle storie”. Ecco, il mio ritorno alla scrittura è stato questo: scrivere una favola per un bambino. Ci potevano essere molti modi con cui distruggere la mia carriera: la paura, la rabbia, la vendetta, ma queste cose mi avrebbero distratto dalla mia arte. Mi sono detto: ho scritto cinque libri, continua a stare sulla tua strada e segui quella. Volevo che i miei libri vivessero di vita propria.”
Saviano: “Come hai fatto per vent’anni a vivere con il peso di una minaccia di morte e l’ostilità dei media e anche di molti intellettuali?” Rushdie: “Beh, tu ne sai qualcosa, anzi penso che per te sia stato ben peggio di quanto lo sia stato per me. Ho pensato che se stavo ad aspettare che andasse tutto bene quel giorno non sarebbe mai arrivato. Certo, mi sono fatto guidare dai servizi segreti. Vivo da 25 anni a New York e per 23 anni ho vissuto in modo normale, senza problemi. Poi questo tipo ha pensato che la questione non fosse chiusa. Ho avuto un ventennio di vita buona e ora ne voglio altri venti così, che mi faranno arrivare a 97 anni. Sto già pensando alla mia festa dei 100 anni e deve essere una festa da ballo con un dj attempato” osserva ridendo.


Saviano nel ringraziare Rushdie per la solidarietà espressa il giorno precedente nei suoi confronti nella disputa con Giorgia Meloni, gli chiede come mai i giornalisti e gli intellettuali vengano percepiti dai ministri come dei rivali politici e come vede il problema della libertà di espressione nei governi populisti. “Trump ha sempre considerato i giornalisti come “nemici del popolo”, strano sentire una frase stalinista pronunciata dal presidente più capitalista. Ma non è niente di nuovo, io sono stato citato in giudizio da Indira Gandhi quando ho scritto “I figli della mezzanotte”, quindi non sei il primo” risponde Rushdie sorridendo, “ è un brutto momento per la libertà di espressione, dobbiamo ricominciare a combattere.”
Sulla sua tenacia nel sopportare i gossip che lo criticavano di essere frivolo nonostante pesasse su di lui una condanna, Rushdie ha dichiarato: “Non è stato facile, pensavano dovessi rimanere nascosto per non risultare superficiale, quindi me ne andavo nei night. Adesso non riesco a rimanere sveglio fino a tardi per andare a divertirmi in discoteca” e aggiunge in tono ironico “ho anche scritto 22 libri, non so quando li ho scritti con tutte queste feste! Interessante notare come dopo l’aggressione tutta questa gente sia sparita.”


Di fronte alla domanda su quale sia il rapporto che Rushdie ha attualmente con I versi satanici risponde così: “ogni libro deve trovare la sua strada nel mondo. A un lettore che mi chiedesse da dove iniziare a leggere i miei libri gli risponderei di non partire da quello, ed è un peccato perché credo sia un buon libro. La cosa strana è che non riguarda molto la religione ma piuttosto la città di Londra. Credo che quelli che hanno sferrato critiche non lo abbiano letto. Se penso che Ulisse di Joyce è stato accusato di pornografia e Nabokov è stato accusato di essere pedofilo per Lolita... A pensarci bene mi fa sentire meglio essere in compagnia di Joyce e Nabokov.”
Nel romanzo non nomina mai il suo giovane attentatore che, quando gli è stata gettata addosso la fatwa, non era ancora nato. È un mistero come a questo ragazzino del New Jersey dalla fedina penale pulita sia saltato in mente di aggredirlo. Nel ricostruire la sua vita cerca di renderlo più convincente di quanto non lo sia nella realtà. È un modo di farlo suo, dice, “la mia reale vendetta è stata quella di inventarlo nei buchi che non tornano”.
Infine Saviano chiede a Rushdie se è vero che dal dolore si esce migliori, perché lui ha sempre pensato il contrario e Rushdie replica che ad ogni modo bisogna trovare la forza e la speranza di andare avanti, nel suo libro spesso ricorre l’imperativo “Vivi!”, come un ordine che dà a sé stesso e poi aggiunge: “guardarci poi qui a dirci cose gentili l’un l’altro, abbiamo un solo problema io e te: o impari tu l’inglese o io l’italiano.”
Un caloroso applauso in una standing ovation accompagna i due autori che si abbracciano e si allontanano'.

Conferenza stampa

Il cavallo e la torre

Radhika Jha

25 gennaio 2024

CINETURISMO ED ECONOMIA: I FILM INDIANI GIRATI IN ITALIA

[Archivio]

Il 26 marzo 2015 l'università di Macerata organizzò una giornata di studio sull'argomento La città di celluloide tra vocazione turistica ed esperienze creative. Il Capitale Culturale, rivista dell'ateneo, nel 2016 pubblicò gli atti dell'evento. Di seguito riporto un estratto del testo dedicato al cineturismo con riferimento alle produzioni indiane girate nel nostro Paese - la versione integrale è scaricabile qui. Cineturismo ed economia dei media: il caso dei film indiani girati in Italia, Marco Cucco e Massimo Scaglioni:

'Perché le produzioni indiane lasciano l’India per girare all’estero?
(...) In primo luogo effettuare le riprese all’estero (principalmente in paesi occidentali) consente alle troupe indiane di lavorare in condizioni più agevoli. Le grandi città statunitensi ed europee, infatti, sono meno caotiche ed affollate di Mumbai e New Delhi. Inoltre sia in Europa che negli Stati Uniti è presente una vasta rete di film commission e film office che offrono servizi gratuiti alle produzioni audiovisive per facilitarne il lavoro e che in India non esistono ancora. Infine il maggior grado di agio è dato anche dalle condizioni climatiche: la delocalizzazione all’estero, infatti, consente di girare film in esterno anche durante la stagione dei monsoni; monsoni che in India spesso obbligano a riprogrammare le riprese o a prolungarne la durata. 
In secondo luogo le produzioni indiane scelgono di girare in Occidente per usufruire di una serie di incentivi economici (tax credit, tax shelter, film funds). Sempre più paesi competono tra loro per attrarre riprese, e dunque le produzioni audiovisive si trovano oggi di fronte a misure sempre più vantaggiose a cui poter accedere. Ad oggi in India non esistono fondi pubblici o incentivi fiscali, nonostante le pressioni di numerosi associazioni di categoria.
La terza ragione (...) è (...) la volontà di rendere i propri prodotti più spettacolari e attraenti per il pubblico a fronte della concorrenza televisiva. La ricerca di una maggior spettacolarità cinematografica ha portato dalla metà degli anni Novanta ad una riduzione del numero di film prodotti ogni anno e ad un contemporaneo aumento degli investimenti per la produzione e la promozione di ciascun titolo. Grazie a questi budget più consistenti, parte delle riprese sono state progressivamente spostate all’estero, con l’obiettivo di portare sul grande schermo location esotiche e inedite particolarmente adatte per le scene di ballo e per le scene oniriche. (...)


La quarta ragione (...) è legata al desiderio di raggiungere un pubblico benestante. I film indiani vengono spesso associati ad un pubblico di massa con un basso livello di scolarizzazione, che appartiene alle classi più popolari della società indiana e che fino ad oggi ha decretato il successo del cinema nazionale. Da alcuni anni però i produttori indiani stanno lavorando per innalzare lo status del loro cinema e ottenere l’attenzione ed il rispetto delle classi più benestanti che possono permettersi i biglietti dei nuovi multiplex (più costosi rispetto a quelli dei cinema tradizionali) e sottoscrivere abbonamenti televisivi. Il ricorso a location straniere rientra in questa strategia di gentrification del cinema indiano, in quanto consente di conferire un carattere cosmopolita alle pellicole e di attrarre un pubblico più sofisticato interessato al mondo fuori dai confini indiani, che guarda con interesse all’Europa e all’America. 
La quinta e ultima ragione (..) è legata al desiderio di raggiungere i cosiddetti non-resident Indians (NRI), ovvero persone di origine indiana che vivono all’estero. (...) La rappresentazione della vita dei NRI nei film funge (...) da ulteriore elemento di richiamo per il pubblico, ma consente anche di portare in sala gli stessi NRI, i quali, pur rappresentando una porzione di pubblico numericamente contenuta: a) danno forma ad una domanda di film indiani consentendo a queste pellicole di emanciparsi dai circuiti dei festival a cui solitamente vengono relegate; b) pagano dei biglietti di ingresso in sala molto più costosi di quelli venduti in India, offrendo così importanti margini di guadagno ai produttori indiani. Il successo di pellicole come Dilwale Dulhania Le Jayenge (1995), Taal (1998), Kuch Kuch Hota Hai (1998) e Kabhi Khushi Kabhie Gham (2001) ha fatto sì che a partire dall’inizio degli anni 2000 sempre più i soggetti cinematografici venissero pensati in funzione del pubblico straniero, composto in primis dai NRI.


Perché è interessante attirare le riprese indiane?
(...) Primo: al momento l’India è il principale paese produttore di film al mondo. Ogni anno immette sul mercato circa 1250 titoli, a fronte dei 700-800 titoli realizzati e distribuiti negli Stati Uniti. Inoltre, come emerge da uno studio dell’UNESCO, la popolarità del cinema indiano è in aumento sia nei paesi industrializzati sia in quelli in via di sviluppo. Instaurare un rapporto con una tale realtà può rivelarsi estremamente conveniente da un punto di vista economico. 
Secondo: le riprese di un film indiano durano solitamente più delle riprese di altri film. L’industria indiana, infatti, dedica poco tempo e poca attenzione alla fase di sviluppo dei progetti, e molte decisioni (comprese quelle di programmazione delle riprese) vengono prese direttamente sul set, prolungando così la permanenza sul luogo in cui il film viene girato. Ciò significa che le riprese di un film indiano generano probabilmente delle ricadute sul territorio ospitante superiori a quelle generate dalle pellicole di altre cinematografie. 
Terzo: le amministrazioni pubbliche sperano che la presenza dei propri paesaggi all’interno di film indiani possa dar vita a fenomeni di cineturismo. L’India, paese molto popoloso, in ascesa economica e molto affezionato al proprio cinema nazionale, appare come un bacino di potenziali turisti estremamente interessante. La possibilità di innescare fenomeni di cineturismo è resa ancor più plausibile dal fatto che le location straniere vengono spesso usate per le scene di ballo (le più importanti all’interno di un film), che a loro volta vengono inserite nei trailer e soprattutto nei video musicali trasmessi con grande successo in televisione. Ciò aumenta ulteriormente la visibilità delle location e le loro possibilità di divenire mete di flussi turistici. 


Perché le produzioni indiane scelgono l’Italia?
Dalle interviste in profondità condotte a Mumbai è emerso che i produttori indiani scelgono l’Italia come set per tre ragioni. La prima è l’offerta paesaggistica: ricca, diversificata, suggestiva, e che dunque ben si presta per raggiungere il livello di spettacolarità necessario per le scene di ballo. La seconda ragione riguarda il clima mediterraneo, che offre molte giornate di sole idonee per le riprese in esterno (da sempre esposte al rischio dell’imprevedibilità delle condizioni metereologiche). Il terzo fattore, infine, riguarda le cosiddette politiche film-friendly disponibili in Italia e assenti in India. Queste politiche consistono in incentivi fiscali (tax credit), servizi logistici gratuiti offerti dalle film commission, e fondi economici. A differenza di molti strumenti del passato a sostegno del cinema, queste misure non sono aperte ai soli film italiani, bensì anche alle produzioni straniere che scelgono di girare in Italia. 
Le tre motivazioni emerse dalle interviste hanno un carattere estremamente pragmatico: realizzare film attraenti, rendere più agevole la fase delle riprese, conseguire vantaggi economici. Nessuno di questi obiettivi si intreccia con le finalità perseguite dagli enti territoriali (incentivare lo sviluppo del territorio e garantire il benessere della popolazione), tuttavia è evidente come l’arrivo di riprese si traduca nella possibilità di generare un indotto e di conferire al territorio una visibilità internazionale che, in alcuni casi, può aprire la strada a forme di cineturismo. (...)

Radhe Shyam

Criticità, aree di intervento e nodi da sciogliere
(...) In primo luogo si pone un problema di riconoscibilità delle location, ovvero il fatto che spesso nella narrazione cinematografica non vengono forniti gli elementi necessari per identificare l’identità delle città e dei paesaggi italiani portati sullo schermo. Nei film indiani, infatti, gli ambienti stranieri hanno un ruolo puramente decorativo all’interno delle scene di ballo, e questa mancanza di riconoscibilità delle location impedisce che possano innescarsi fenomeni di cineturismo. Come ben emerge da studi pregressi, i fenomeni di cineturismo si generano e sono significativi solo laddove si instaura uno stretto legame tra location e plot. 
La seconda criticità riguarda il fatto che oggigiorno le produzioni cinematografiche sono sempre più mobili, ovvero sempre più attente ad individuare quali sono le zone del mondo in cui è conveniente effettuare le riprese. Questo fatto è confermato dalla stessa industria cinematografica indiana e da come si è evoluto il suo storico rapporto con la Svizzera. La Confederazione Elvetica ha ospitato per decenni un elevato numero di produzioni indiane per via del suo paesaggio che ben si presta per le scene oniriche e per una forte somiglianza con la regione del Kashmir, spesso set di riprese di film indiani ma che è divenuta inaccessibile a causa dei conflitti armati. Negli ultimi anni il rapporto con la Svizzera si è molto affievolito per due ragioni: a) una sovraesposizione della Svizzera nei film indiani; b) la competizione esercitata da Austria, Germania e Italia, tre paesi geograficamente simili alla Svizzera e che nel corso degli ultimi anni hanno creato film commission, istituito film fund e introdotto incentivi economici per la produzione audiovisiva. L’Italia, per queste due medesime ragioni, potrebbe un giorno veder esaurire il flusso di riprese giunte dall’India.


Alla luce di queste criticità, appare importante avviare una riflessione volta a trasformare, nel limite del possibile, l’accoglienza occasionale in un rapporto regolare e continuativo. Ad oggi, infatti, le produzioni indiane sono giunte in Italia come un dono, ovvero senza un lavoro da parte del nostro paese e delle sue film commission. (...) È importante monitorare le politiche film-friendly adottate altrove, aggiornare le proprie, rafforzare la collaborazione orizzontale tra film commission, ecc. Volendoci focalizzare sul solo fronte del cineturismo, il lavoro da compiere si articola su due livelli. 
Primo: assicurarsi che le location italiane siano riconoscibili e che lo spettatore indiano incuriosito possa facilmente avviare un percorso di ricerca autonomo che lo porti in Italia nei luoghi visti sul grande schermo. La richiesta di inserire cartelli col nome delle località ospitanti all’interno del film, di menzionare il nome dei luoghi, ecc. potrebbe incontrare senza problemi la disponibilità di registi e sceneggiatori, anche a fronte dei servizi offerti gratuitamente dalle film commission. 
In secondo luogo, l’uscita del film in India andrebbe accompagnata con un’apposita promozione (in India) delle location italiane. Si tratta di un’azione importante quanto problematica, che richiede che uno o più soggetti si facciano promotori di tale iniziativa. Chi potrebbe ricoprire questo ruolo? Lo Stato e i suoi organismi di rappresentanza (ad esempio l’ICE) appaiono come i soggetti meglio deputati per dotazione economica e autorevolezza, tuttavia ad oggi questi enti hanno dimostrato una certa indolenza, uno scarso interesse in materia e una certa rigidità di intervento. L’imprenditoria privata (...) potrebbe essere un’alternativa, così come le camere di commercio. Tuttavia la loro azione rischia di essere molto frammentata e disomogenea, cosi come la “missione” potrebbe risultare economicamente troppo onerosa per la capacità dei singoli o di un loro gruppo. Discorso analogo per le film commission: la loro azione quotidiana si scontra spesso con la carenza di personale e di risorse economiche, e dunque non è ipotizzabile che possano farsi carico della promozione del loro territorio in India e/o in altri paesi in cui vengono distribuiti i film a cui hanno prestato i propri servizi'. 

Vedi anche:

18 novembre 2022

AMITAV GHOSH: LA MALEDIZIONE DELLA NOCE MOSCATA


Un mese fa Amitav Ghosh era in Italia per presentare il suo ultimo lavoro, La maledizione della noce moscata, pubblicato da Neri Pozza Editore (clicca qui). Vi segnalo la recensione del volume redatta da Elena Spandri e pubblicata da Il Manifesto il 13 novembre 2022: Amitav Ghosh, in ascolto di un seme a forma di pianeta. Di seguito un corposo estratto:

'Chi è familiare con la scrittura di Amitav Ghosh sa bene che l’invenzione narrativa, alimentata da una approfondita ricerca storica, antropologica e scientifica, è da sempre il perno della sua militanza critica. Attraverso storie appassionanti di personaggi e luoghi, lo scrittore più cosmopolita della diaspora indiana ammette i lettori nel proprio laboratorio, per coinvolgerli ma soprattutto per scuoterne le certezze e allargarne le prospettive sulle grandi questioni del nostro tempo. Il saggio appena uscito per Neri Pozza, La maledizione della noce moscata, (...) alza ulteriormente la sfida, parlando di cambiamento climatico in rapporto al colonialismo e al nuovo ordine globale, attraverso la storia di una pianta. 

Recluso tra le quattro pareti dello studio di Brooklyn «in un vago stato di intontimento e dissociazione», mentre la moglie assiste il padre malato in Virginia e il coronavirus ostenta il suo potere sull’umanità, Ghosh ritrova per caso degli appunti di un viaggio in Indonesia nel corso del quale si era imbattuto in un volume ottocentesco sulla colonizzazione delle isole Banda, che riportava un massacro della popolazione locale perpetrato dalla Compagnia olandese delle Indie orientali nel XVII secolo. Non conoscendo l’olandese, comincia a leggere il testo compulsando le parole con un programma di traduzione; fino a quando, conquistato dall’argomento, decide di contattare uno storico dell’Asia che gli fornisce un glossario dei termini arcaici e dei loro corrispettivi moderni. 

«Ben presto fu come se due entità non umane, internet e il coronavirus, entrambi operanti su scala globale, si fossero riunite per creare un portale fantasmatico e trasportarmi, attraverso lo spirito di un olandese defunto da secoli, alle isole Banda in quella notte del 21 aprile 1621». Da quel momento epifanico, l’albero della noce moscata diventa il fil rouge di una estesa riflessione sui nessi tra la colonizzazione dell’Asia e delle Americhe e il trauma del cambiamento climatico, ovvero la maledizione di un modello di sviluppo capitalistico basato su un «individualismo patologico». (...)

A fronte della corsa allo spazio caldeggiata dai magnati della terra nell’intento di sfuggire all’incipiente estinzione della specie umana, la suggestiva vicenda di questa pianta esotica e resiliente diventa una «parabola di umiltà» attraverso cui predisporre la mente all’ascolto di voci non umane, silenziate da secoli di «capitalismo estrattivista». Finché Gaia, la «Terra vivente», non si è ridotta a mero «deposito inerte di risorse». (...) Con toni sempre più perentori e apocalittici, il libro mette al bando la concezione meccanicistica della natura ereditata dal razionalismo occidentale e sollecita tutti a un atto di fede nella possibilità di recuperare quella percezione del vitalismo terrestre che è stata cancellata dalla memoria collettiva, dopo secoli di «terraformazione» coloniale, sopravvivendo soltanto presso culture -  come quella dei nativi americani - brutalmente sospinte ai margini della modernità.

«Ciò che la Terra ha realmente esaurito non sono le risorse ma il significato. Sconfitta, inerte, passiva, la Terra non è più in grado di nobilitare, né dilettare né produrre nuove aspirazioni. L’unica cosa che può produrre nelle mente di chi crede di averla conquistata è il disprezzo che nasce dalla familiarità». Non stupisce la nettezza con la quale il saggio imputa alla cultura protestante e alla letteratura inglese un ruolo determinante nella diffusione dell’idea che «l’empatia e la socievolezza sono garbate finzioni che non reggono in circostanze estreme, quando emergono realtà primordiali quali l’egoismo e l’aggressività». 

Tuttavia, il senso di questa scrittura va oltre la denuncia dei misfatti della Storia: la noce moscata, infatti, non compare soltanto nella veste di una merce preziosa che ha scatenato un genocidio ed è sopravvissuta all’agrobusiness imposto dagli ingegneri europei su un minuscolo lembo di Asia. Nelle esperte mani di Ghosh, la vicenda della spezia più ambita del diciassettesimo secolo diventa traccia vocale della pianta dalla quale è derivata, una traccia che l’autore ha colto e tradotto nel linguaggio umano, dando seguito a un programma di re-incantamento della natura attraverso l’immaginazione creativa (annunciato nella Grande cecità e già realizzato nelle opere recenti), che è tanto necessario al benessere collettivo quanto ad alto rischio di fraintendimento e di cooptazione da parte di «ecofascismi» che utilizzano l’ambientalismo per rafforzare le gerarchie sociali e rendere chi sta ai margini sempre più invisibile. 

Ghosh ne è pienamente consapevole, ma è altrettanto convinto che valga la pena correre il rischio. Cresciuto nell’alveo di una cultura politeistica che concepisce gli dei «come intermediari spirituali tra l’umano e il non umano», e in aperta polemica con un’Anglosfera che ha fatto un dogma «dell’idea che l’egoistico conseguimento degli interessi individuali sia un tratto universale della natura umana», Ghosh (...) riesce a far coesistere materialismo e spiritualismo, pragmatismo e vitalismo, con la stessa disinvoltura con la quale abita molteplici mondi'. 

Progetto Scienza 2022 Le Nostre Domande

Aggiornamento del 16 giugno 2023: nel novembre 2022 lo scrittore partecipò alla prima puntata, registrata all'università di Padova, del programma Progetto Scienza 2022 Le Nostre Domande di Rai Cultura. Video.

21 maggio 2022

SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO 2022


La 34esima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino si svolge dal 19 al 23 maggio 2022. Amitav Ghosh ha tenuto la lectio inauguralis sul tema del cambiamento climatico. In precedenza, lo scrittore era intervenuto il 15 maggio all'evento ChiassoLetteraria 2022, e il 18 maggio al programma Selvatico Sacro in onda su Rai Radio3. Di seguito gli altri appuntamenti di Ghosh:

19 maggio: Crisi climatica, narrativa e narrazioni, un incontro al Salone del Libro con il pubblico più giovane
19 maggio: Arena Robinson di Repubblica, Salone del Libro (video)
19 maggio: programma Quante Storie, Rai 3
20 maggio: Settimo Torinese, Biblioteca Archimede
20 maggio: programma TV7, Rai 1
21 maggio: Novara, evento organizzato dal Circolo dei Lettori presso il Castello Sforzesco, nell'ambito del Salone Off
21 maggio: programma TGR Petrarca, Rai 3
21 maggio: programma Il Cacciatore di Libri, Radio 24
23 maggio: Padova, celebrazioni per l'ottocentenario dell'Università
6 giugno: Milano, evento Narrating, nell'ambito di Prada Frames On Forest, presso la Biblioteca Nazionale Braidense (clicca qui).


Amitav Ghosh, con guerra in Ucraina il resto è svanito, Mauretta Capuano, ANSA, 18 maggio 2022:
'In Jungle Nama - Il racconto della giungla (Neri Pozza), il suo ultimo libro, ha cercato di dare voce proprio all'incredibile crisi esistenziale che stiamo vivendo con una nuova forma letteraria. Ma qual è il compito di poeti e narratori? "Le storie sono essenziali per la vita quanto l'aria o il cibo e, in questo senso, sono necessarie per il sostentamento dell'esistenza e poiché ora siamo in un'era in cui la sopravvivenza stessa della civiltà come la conosciamo è in dubbio, è imperativo ricordare quelle storie che hanno effettivamente aiutato le persone a superare molti momenti e circostanze difficili. La storia di Jungle Nama è una di queste. La stessa idea è al centro di un'altra leggenda indigena dell'India orientale: la storia di Chand Saudagar e Manasa Debi che figurava nel mio ultimo romanzo, 'L'isola dei fucili'. Sento che queste leggende stanno comunicando messaggi che sono di vitale importanza" spiega Ghosh. (...) Che cos'è umano? si chiede Ghosh. (...) "Le storie e il narrare testimoniano non la nostra unicità, ma la nostra animalità; sono vestigia dei nostri sé prelinguistici". Da qui la necessità dunque di considerare e trovare nuove voci? "È essenziale trovarne di ogni tipo - voci di scrittori trascurati dall'Asia, dall'Africa e da molte altre parti del mondo. I riflettori letterari sono stati troppo a lungo puntati sui paesi ricchi del mondo. È molto importante ampliare questo focus. Tuttavia, sento anche che è molto importante per la letteratura trovare il modo di dare voce a esseri non umani. La letteratura premoderna è piena di voci non umane. È molto importante restituire voce e azione ai non umani" spiega all'ANSA lo scrittore del quale uscirà nell'autunno 2022, sempre per Neri Pozza, il saggio 'La maledizione della noce moscata'.'



Amitav Ghosh e Nicola Lagioia, direttore del Salone del Libro

Selvatico Sacro

Arena Robinson

Quante Storie

Como, 16 maggio 2022

15 marzo 2012

TONGUES ON FIRE LONDON ASIAN FILM FESTIVAL 2012



La 14esima edizione del Tongues on Fire London Asian Film Festival si svolgerà dal 16 al 24 marzo 2012. Fra i titoli in cartellone, segnalo Adaminte Makan AbuGuzaarish e Bol. Abhishek Bachchan inaugurerà la manifestazione, e incontrerà il pubblico il 17 marzo al May Fair Hotel. Sanjay Leela Bhansali, a cui verrà conferito un premio, sarà a Londra dal 21 al 24 marzo. Il 22 marzo terrà una conferenza alla University of Westminster.
Aggiornamento del 25 marzo 2012: Bol si è aggiudicato il premio per il miglior film. Ma ecco la vera sorpresa: Italo Spinelli ha conquistato la statuetta per il miglior regista grazie a Gangor.

27 giugno 2011

THE CHANGING FACE OF INDIAN CINEMA

Nell'ambito del London Indian Film Festival 2011, presso l'università di Westminster l'8 e il 9 luglio si terrà una conferenza internazionale dal titolo The changing face of Indian cinema: contemporary and historical contexts. Rituparno Ghosh e Anurag Kashyap parteciperanno ai lavori.

20 marzo 2011

BOLLYWOOD, IL CINETURISMO E I NEW MEDIA


L'università Ca' Foscari di Venezia, nell'ambito della sezione Ca' Foscari Cinema, organizza un interessante seminario dal titolo Bollywood, il cineturismo e i new media: percorsi della nuova globalizzazione, tenuto dal giornalista e orientalista Marco Restelli. L'evento si svolgerà dal 22 al 24 marzo 2011, dalle ore 15.00 alle ore 17.00, presso la Sala Conferenze Malcanton nel palazzo Malcanton Marcorà. L'ingresso è libero.

Nel sito di Restelli si legge:
'Che cosa si intende con "nuova globalizzazione" proveniente dall’Asia? Perché l’industria cinematografica indiana si muove da protagonista di questo megatrend? Quali sono le prospettive economiche del cineturismo indiano in Europa e in Italia? Che cosa sta facendo l’Italia per superare il proprio ritardo in rapporto a questa "nuova globalizzazione"? Perché nel nostro Paese la Rai e la Rete rispondono in modi opposti ai processi di globalizzazione? E come è possibile, per un giovane, inserirsi in tali processi? A queste e ad altre domande cercherò di dare risposta (anche attraverso l’analisi di film indiani contemporanei e siti web italiani) nel workshop che terrò a Venezia'.

23 agosto 2010

SHAH RUKH KHAN AND GLOBAL BOLLYWOOD: UNIVERSITÀ DI VIENNA

Shah Rukh Khan in Chak De! India

L'università di Vienna sta organizzando un seminario internazionale dal titolo Shah Rukh Khan and Global Bollywood, che si svolgerà dal 30 settembre al 2 ottobre 2010. L'inaugurazione è prevista il 30 settembre alle ore 14.00 presso il Museo di Etnologia. Le conferenze si terranno il primo e il 2 ottobre presso il Dipartimento di Antropologia Sociale e Culturale dell'università di Vienna. Interverranno relatori da numerose università, fra cui quelle di Manchester, Bangalore, Halmstad, Utrecht, Marburgo, Praga, Londra, York, Budapest, New York, Copenaghen, Berkeley, eccetera. Vi segnalo il primo ottobre la partecipazione di Monia Acciari dell'università di Manchester. Il suo intervento si intitola: Bollywood Italia - Blogging Shah Rukh Khan in Italy. La lettura del programma completo provocherà infarti a catena nei fan della superstar, malgrado al momento non sia confermata la presenza di Shah Rukh Khan. È prevista anche una mostra dedicata al divo.
Aggiornamento del 24 agosto 2010: mi è stato assicurato dall'università di Vienna che tutte le relazioni saranno in lingua inglese. È in preventivo un'eventuale futura pubblicazione, sempre in lingua inglese, degli atti della conferenza, ma ad oggi nulla è ancora confermato.

(Grazie a Kirsten Tiefenbacher dell'università di Vienna)

10 marzo 2010

TONGUES ON FIRE LONDON ASIAN FILM FESTIVAL 2010


Dal 5 al 14 marzo 2010 si svolge la dodicesima edizione del Tongues on Fire London Asian Film Festival. Ricchissima la presenza di pellicole in lingua hindi. Il programma degli eventi collaterali è altrettanto nutrito. Vi segnalo:

* Retrospettiva dedicata a Jaya Bhaduri. Sei film in cartellone, fra cui Abhimaan. Jaya, in compagnia del marito Amitabh Bachchan, del figlio Abhishek e della nuora Aishwarya Rai, si è recata al festival per ricevere il Lifetime Achievement Award for her outstanding contribution to cinema spanning over three decades. Il premio le è stato conferito durante la cena di gala, organizzata nel giorno d'apertura della rassegna, presso il Park Lane Sheraton Hotel. Video ufficiale. Jaya interpreta insieme a Om Puri la pellicola che inagura il festival, Lovesongs: yesterday, today and tomorrow.
* Partecipazione di Abhishek Bachchan ad una conferenza stampa (video ufficiale), nonché ad un seminario sul mestiere d'attore. Inoltre in cartellone sono in programma Yuva, Guru, Dostana, Paa.
* Partecipazione del regista Shyam Benegal ad un seminario di regia. In cartellone Well Done Abba.
* Partecipazione di Soha Ali Khan e della madre Sharmila Tagore, entrambe (insieme ad Om Puri) nel cast del film di produzione britannica Life goes on, film che chiuderà la rassegna. 
* Tavola rotonda per presentare l'India Media Centre dell'università di Westminster, il primo organismo al mondo dedicato allo studio dei mass media in India e del loro impatto sui media internazionali.
* Fra gli altri titoli in cartellone, segnalo Iqbal e Chak De! India, proiettati allo scopo di celebrare i Commonwealth Games 2010 che si terranno in ottobre a Delhi.

30 dicembre 2009

INDIASCAPES - IMAGES AND WORDS FROM GLOBALIZED INDIA


Il nuovo numero della rivista on line dell'istituto di anglistica dell'università L'Orientale di Napoli è interamente dedicato all'India: Indiascapes - Images and words from globalized India. Per quanto concerne il cinema, segnalo:
- Love and punishment. How passion is meted out in Bollywood, nel quale il professor Alessandro Monti, capo del dipartimento di orientalistica dell'università di Torino, analizza pellicole celebri fra cui Devdas, Dilwale Dulhania Le Jayenge, Kabhi Alvida Naa Kehna, Mother India, Vivah, Fire, Provoked, Shakti - The power, Namastey London;
Enduring identities in diasporic cinema, in cui viene analizzato Provoked.
La rivista include anche la recensione di Schermi indiani, linguaggi planetari, saggio di Lidia Curti e Susanna Poole, pubblicato nel 2008 da Aracne Editrice.

(Grazie a Jane per la segnalazione)

17 ottobre 2009

LA SAPIENZA DI ROMA: CINEMATOGRAFIE DELL'INDIA CONTEMPORANEA

Presso la facoltà di studi orientali dell'università La Sapienza di Roma, nell'ambito del corso di laurea in lingue e civiltà orientali è stato istituito, per l'anno accademico 2009-2010, il corso di Cinematografie dell'India contemporanea. Il docente è il professor Nicodemo Martino. Le lezioni si terranno, a partire dal 5 ottobre, tutti i lunedì dalle ore 9.00 alle ore 12.00 in aula E. Dal sito del corso:

'Il corso fornisce agli studenti non solo i lineamenti di storia delle cinematografie indiane ma anche gli strumenti fondamentali per la lettura e l’interpretazione storico-critica dell’immagine film e delle sue forme. Il corso, che prevede necessariamente l’analisi di alcuni dei più importanti film della produzione indiana, ha come obiettivo l’individuazione dei tratti di fondo (sul piano estetico, linguistico, produttivo e culturale) del cinema bollywoodiano contemporaneo, ed è suddiviso in tre parti:
1 - Il linguaggio cinematografico e il lavoro dello spettatore
2 - Origini e sviluppo delle cinematografie indiane
3 - Bollywood contemporanea.
Il programma:
Nascita del cinema: aspetti generali di un’arte nuova; elementi di linguaggio cinematografico; esordi del cinema indiano; grammatica cinematografica; il cinema dell’India indipendente; sceneggiatura e strutture narrative; iter produttivo del film; il nuovo cinema indiano; l’industria cinematografica indiana; Bollywood e il cinema masala; il cinema parallelo; il lavoro dello spettatore; aspetti sociali, estetici e culturali della significazione cinematografica.
È prevista la proiezione di alcuni dei più importanti film della cinematografia indiana'.

(Ringrazio Daniele per la segnalazione)

13 luglio 2009

SHAH RUKH KHAN: LAUREA AD HONOREM


Venerdì scorso a Londra Shah Rukh Khan è stato insignito della Laurea in Arti e Cultura dall'Università del Bedfordshire. Il riconoscimento è dovuto "agli eccezionali successi come attore e produttore". Durante l'incontro con i giornalisti la star ha parlato del rapporto India - Pakistan: "Mia madre è di Hyderabad, India, e mio padre di Peshawar, Pakistan. Così io devo credere in questa unità culturale", ed ancora: "specialmente quando ci si trova lontano da India e Pakistan, si realizza che siamo tutti uniti, culturalmente e come esseri umani, come amici."
Articolo di Hindustan Times.