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18 novembre 2021

CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA 2007


[Archivio]

Curiosando nel sito della Festa del Cinema di Roma, sono incappata nel catalogo dell'edizione del 2007, quando la manifestazione si chiamava Cinema. Festa Internazionale di Roma. Ne scrivo perché vale la pena conservarne traccia nel blog, prima che il sito riduca ulteriormente o addirittura cancelli parte dello storico. Nel 2007, il Paese ospite era l'India. A partire da pagina 301 del catalogo, si legge:

'Focus
Il Focus di quest’anno porta a Roma l’India con una programmazione di arte, letteratura, musica e naturalmente cinema, trasversale a tutte le sezioni. Sono frammenti di questo grande paese denso di cultura millenaria, la cui straordinaria vitalità e contemporaneità rimane sempre motivo di infinita meraviglia. Il Focus India apre con un Indian Day. Una serie di importanti eventi si alternano in onore del paese ospite e di una rappresentativa delegazione di autorevoli personaggi del mondo del cinema, dell’economia e delle istituzioni. Al centro dell’India-Italy: Business Forum un interessante e aperto confronto sull’obiettivo comune di costruire alleanze nei nuovi mercati globali. Le nuove produzioni cinematografiche del subcontinente attraversano i luoghi della Festa. Alla Casa del Cinema due film raccontano l’epica che ha accompagnato i sessant’anni dell’indipendenza: Gandhi, My Father di Feroz Abbas Khan e Guru di Mani Ratnam, mentre il nuovo cinema indipendente è rappresentato dai film di Sudhir Mishra con Khoya Khoya Chand e No Smoking (pagina 98 del catalogo) di Anurag Kashyap, quest’ultimo fuori concorso. Infine The Last Lear (pagina 164 del catalogo) di Rituparno Ghosh, presentato nella sezione Extra, fonde il cinema d’autore con lo star system bollywoodiano. Nella mostra PROSPECTS. Contemporary Art from India, il sorprendente panorama dell’arte contemporanea indiana, collettiva di dieci tra gli artisti indiani più emblematici e conosciuti a livello internazionale. L’artista Luigi Ontani presenta una raccolta di fotografie di viaggio En route vers l’Inde. Alcuni tra i più interessanti scrittori e filmmakers indiani si confrontano con attori, registi e autori italiani sulle culture dei due paesi all’Auditorium dell’Ara Pacis. Alla Casa del Jazz cinque concerti con i protagonisti della musica classica indiana e del jazz italiano testimoniano la molteplicità delle forme espressive del mondo musicale del subcontinente.

Anurag Kashyap - Roma, 2007

Indian Day
Indian Day: una giornata in omaggio all’India. Un’autorevole delegazione di personalità del cinema, dell’economia e delle istituzioni attraversano la Festa e sono i protagonisti di una serie di eventi e di film che raccontano l’India contemporanea e il rapporto che lega il subcontinente al nostro paese. Un forum accoglie temi dell’industria del cinema e non solo. Negli ultimi anni i rapporti economici tra India e Italia sono diventati sempre più stretti. Obiettivo comune ai due Paesi: costruire alleanze per competere nei nuovi mercati globali. India-Italy Business Forum intende fare il punto sul percorso fatto finora, sui progetti già avviati e sui possibili scenari della futura collaborazione. La diversità del cinema indiano, dove la musica assume una funzione narrativa, si confronta sempre più velocemente, con la realtà della cinematografia e dell’entertainment globale. Insieme ai blockbuster commerciali e alla nuova Bollywood rinasce un forte movimento di cinema indipendente. Ma le frontiere di questo variegato scenario cambiano di continuo, si fondono, imponendo una ridefinizione costante di questo cinema in movimento. Registi, attori, critici e produttori discutono, a partire dai rispettivi ruoli, la natura caleidoscopica del cinema contemporaneo del loro paese.
Narrazione d’India tra letteratura e cinema
La Casa delle Letterature propone al pubblico della Festa del Cinema di Roma una riflessione sulle ragioni e sulle modalità dell’incontro tra letteratura e cinema, tra immagine e parola. Narrazioni d’India: dal meraviglioso racconto che ne ha fatto Roberto Rossellini ai recenti romanzi di alcuni autori contemporanei, dai testi di grandi scrittrici indiane e i film che ne sono stati tratti, al lavoro di filmmakers sul turismo vandalo. Cinque incontri dedicati alla cultura indiana e al rapporto che ha con la cultura del nostro paese. Ne saranno protagonisti scrittori, sceneggiatori, registi, critici, indiani e non, che incrociano generi e tecniche della scrittura letteraria e di quella cinematografica nella loro esperienza creativa. (...) Nella sede della Casa delle Letterature, spazio del Comune di Roma in piazza dell'Orologio, vengono allestite una mostra documentaria sulla letteratura contemporanea indiana e una esposizione di dipinti dedicati a temi della spiritualità indiana.
Giovedì 18 ottobre (...) Mumbai - Calcutta. Città laboratorio del contemporaneo. Con lo scrittore Suketu Mehta, autore di Maximum City, e il regista Goutam Ghose. Proiezioni di estratti dai film di Goutam Ghose su Calcutta. (...)
Venerdì 19 ottobre (...) L’India nel romanzo d’oggi. Con gli scrittori Gregory David Roberts, autore di Shantaram, Francesca Marciano e Folco Terzani. Proiezioni del documentario Le strade di Shantaram di Italo Spinelli e Ian Michelini. (...)
Martedì 23 ottobre (...) I grandi reportage: India, Matri Bhumi di Roberto Rossellini. Introducono Adriano Aprà, Renzo Rossellini e il biografo indiano di Roberto Rossellini Dileep Padgaonkar. Proiezione del film India, Matri Bhumi di Roberto Rossellini.
Mercoledì 24 ottobre (...) Scritture di donne tra tradizione e innovazione. Con le scrittrici Anuradha Majumdar, autrice di Lontano dal paradiso, Elisabetta Rasy e Carola Susani. (...)


Il jazz e la musica indiana
Il rapporto tra jazz e musica indiana si può far risalire ai primissimi anni ‘60, epoca in cui anche il mondo della musica rock fu attratto dalla spiritualità e dalla suggestione di quella tradizione musicale. In quegli stessi anni il sassofonista John Coltrane iniziava ad ascoltare le registrazioni del virtuoso di sitar, Ravi Shankar; affascinato, cercò di inglobare elementi di quella musica nella sua ricerca con risultati che produssero alcune delle pagine più innovative del jazz di quel periodo. In seguito il suo esempio fu seguito da molti altri: Miles Davis, ad esempio, o il chitarrista John McLaughlin, che arrivarono ad utilizzare strumenti come il sitar o le tablas nelle proprie composizioni. Da allora le collaborazioni tra musicisti indiani e jazzisti sono diventate pratica comune, e solisti come Zakir Hussain e Trilok Gurtu ne sono validissima testimonianza. Nella settimana della Festa Internazionale del Cinema di Roma 2007, la Casa del Jazz presenta un programma di concerti in cui si esibiranno in maniera alternata e mescolata esponenti del mondo classico indiano, dall’icona del canto khyal Mangala Tiwari al virtuoso di sitar Gopal Krishna, e grandi personalità del jazz italiano. (...)
PROSPECTS. Contemporary Art from India
L’arte contemporanea indiana è da tempo parte integrante della cultura visiva del subcontinente ed il cinema, le diverse sfaccettature della società indiana, le molte attrazioni ed innumerevoli contraddizioni sono motivo d’ispirazione continua per gli artisti che al cinema rendono numerosi omaggi. Anche in forma di parodia. Alcuni significativi frammenti di questa realtà creativa sono raccolti nella mostra PROSPECTS. Contemporary Art from India. Soltanto recentemente la scena dell’arte contemporanea indiana, con il favore di una nuova generazione di artisti, sembra essere emersa ed avere acquisito visibilità internazionale. Le opere di una parte rappresentativa di questa generazione sono, per la prima volta, esposte alla Festa del Cinema di Roma'.

Anurag Kashyap racconta la sua partecipazione al festival nell'intervista esclusiva che ha concesso al nostro blog: 'I miei ricordi di Roma per la proiezione sono gli unici bei ricordi riguardo a No smoking. Ero con mia figlia, e mi sono divertito moltissimo. Fu una settimana memorabile, e non dimenticherò mai la grande accoglienza del pubblico'. Anche John Abraham aveva presenziato all'evento.

Anurag Kashyap e John Abraham - Roma, 2007

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

Italia-India, il business, La Stampa, 22 ottobre 2007: 'Riccardo Tozzi, capo dell’Anica, esce soddisfatto dall’incontro con i rappresentanti dell’industria cinematografica indiana. Italia e India, a suo dire, hanno un primo problema in comune: producono film che non vanno all’estero. È vero che l’India ha un potenziale pubblico di 700 milioni e l’Italia di 50, ma entrambe le cinematografie se vogliono sopravvivere devono imparare ad esportare. «Per di più - dice Tozzi - noi sappiamo costruire un racconto, loro no, ma loro producono moltissimo noi assai meno. Se unissimo le forze, forse ce la potremmo fare». Ma al parere da industriale del cinema Tozzi ne aggiunge un altro da osservatore di costume. Tanto noi quanto l’India, spiega, siamo paesi che mescolano punte avanzate e zone di arretratezza. Affari, politica e mafia sono presenti tanto qua come là, e tutti e tre i settori sono filtrati dalla famiglia, il grande collante'. 
L'India sbarca all'Auditorium, Franco Montini, La Repubblica, 23 ottobre 2007: 'Il confronto è stato utile e serrato: nella sua veste di presidente di Confindustria Luca di Montezemolo ha incontrato Yash Chopra e Amit Mitra, rispettivamente presidente e segretario dell'analoga associazione indiana. Insomma l'ambizione è che il Focus India possa favorire la nascita di accordi di collaborazione in vari settori industriali. Per ciò che riguarda il cinema, un settore trainante, perché l'India con i suoi 700 milioni di spettatori l'anno rappresenta il secondo mercato mondiale in assoluto, qualcosa si è già concretizzato: Chase, un action movie indiano da 5 milioni di dollari, diretto dallo specialista Anubhav Sinha, sarà girato proprio a Roma e dintorni (*). L'avvio delle riprese è previsto nel giro di un paio di settimane. Il cast sarà indiano, con qualche nostro attore, la troupe interamente italiana'. 
(*) Non ho trovato traccia di questo film, a parte una dichiarazione di Sinha raccolta da Hindustan Times in un articolo del 26 settembre 2007. Però, nel video Rai 3 del TGR Lazio del 30 maggio 2007, si accenna a Cash, pellicola di Sinha distribuita nell'agosto 2007, la cui storia termina all'aeroporto di Roma. Cash venne stroncato da pubblico e critica, e l'eventuale sequel (forse Chase?) non fu mai girato.
- India Inc. eyes business on Roman holiday, Binoy Prabhakar, The Economic Times, 23 ottobre 2007


La Festa del Cinema di Roma, nel corso degli anni, ha regalato parecchie soddisfazioni agli appassionati di cinema indiano. Le più clamorose:
- edizione 2010: Shah Rukh Khan incontra il pubblico, in occasione della proiezione de Il mio nome è Khan (clicca qui);
- edizione 2014: Haider si aggiudica il premio del pubblico; Shahid Kapoor e Vishal Bhardwaj partecipano al festival (clicca qui);
- edizione 2015: Angry Indian Goddesses si aggiudica il premio del pubblico (clicca qui);
- edizione 2018: prima mondiale di Mere Pyare Prime Minister, a cui presenzia il regista Rakeysh Omprakash Mehra (clicca qui).

(Eternamente grata agli organizzatori e ai selezionatori della Festa del Cinema di Roma)


05 ottobre 2019

ROAM ROME MEIN ALLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2019


Roam Rome Mein, il film girato a Roma dall'attrice Tannishtha Chatterjee, al suo debutto alla regia, verrà proiettato alla Festa del Cinema di Roma il 15 ottobre 2019 alle ore 21.00 presso La Casa del Cinema. Il cast, oltre a Tannishtha, include Nawazuddin Siddiqui, Valentina Corti, Isha Talwar, Pamela Villoresi, Urbano Barberini, Francesco Apolloni, Cristina Puccinelli e Andrea Scarduzio. La troupe era in Italia nell'estate 2018 (luglio-agosto) per effettuare le riprese. La prima mondiale di RRM è in programma oggi al Busan International Film Festival, la prima indiana il 22 ottobre 2019 al Mumbai Film Festival. Aggiornamento del 12 ottobre 2019: nell'ambito del Busan, a Tannishtha è stato conferito l'Asia Star Award.

Alla Festa del Cinema di Roma 2019 verrà proiettato anche un cortometraggio diretto da Nila Madhab Panda, in occasione dell'evento Interdependence/Le sfide del futuro - Cinema e ambiente.

RASSEGNA STAMPA/VIDEO (aggiornata al 25 novembre 2019)

- A motley cast for Nawazuddin Siddiqui's 'Roam Rome Mein', The Times of India, 30 agosto 2018: 'Valentina Corti is known for her roles in TV shows like 'Don Matteo'. (...) Although this is her debut Bollywood project, she shared an easy camaraderie with Nawazuddin and the cast. Talking about the film, she says, “It was a great experience to be directed by Tannishtha, who is an amazing director and a sensible person. I’m glad to have had the opportunity to work with Nawaz. Together, we were a super team! I think when everyone works with passion, something magical happens.” (...) Shot at several iconic locations across Rome, this multilingual weaves in the cultural and historical highlights of the ancient Italian capital and yet, it’s very desi [Indian] at its core'.


Video Asian Culture Vulture: intervista concessa da Tannishtha Chatterjee durante il Festival di Cannes 2019.
'The film (...) features a male protagonist travelling to Rome in search of his sister who, in Chatterjee’s words, “is a reflection of all those Italian women who had extreme talent but went unnoticed because the male power always dominated”. In spite of the rushed schedule and limited resources, efficient and passionate creative teams both in India and in Italy helped see the project through. Both countries’ teams connected on a greater level. “[The Italians are] in many ways like us - they’re emotional, they love food, they’re loud, they laugh - and so the unit gelled effortlessly”. In a leisurely chat with The Hindu, the actor recalls how attending a film festival birthed the germ of the idea for her film. Chatterjee was at the Venice Film Festival a few years ago when a ‘surreal’ incident moved her so much that she decided to put it down on paper. “I still don’t know how to make sense of it,” she says. Months later following a discussion with actor Nawazuddin Siddiqui (...) the idea gathered momentum and the decision to create something together was taken.
Gender and storytelling
Roam Rome Mein is in English, Hindi and Italian and instead of using the European country simply as a location, the film integrates its language, history and culture. “It had to be in Italy because there is a background of the Renaissance,” remarks its director adding that though initially set in Venice, her film’s location changed to Rome because of logistical difficulties. The move thankfully gave the film more character and depth. She explains that although writers like the English Mary Wollstonecraft are generally regarded as the literary foremothers of the feminist movement, courtesans and aristocratic women in Renaissance Italy had access to education even earlier. Feminist writing truly then, started in Italy. There were female Renaissance artists too who contributed immensely to the movement and challenged biblical myths and patriarchal ideas but remained unknown for centuries. The first women’s protest took place at the Forum Romanum in Rome, a symbolic place that Chatterjee says she shot in. Stepping into the role of director, the 38-year-old is now aware of how gender can affect male and female storytelling. (...) For instance, it became evident with the feedback she received for her script. “Women understood the emotional quotient more strongly, while men wanted to make it a search and a thriller,” says the actor.
Veritable experiences
“Whatever I did in this film comes from my experiences as an actor,” she says alluding to learning technical craft, vision and storytelling from the directors she has worked with. The actor also reveals how her training as an actor especially, exercises in truth and empathy, are central to her craft. “I have always felt that the actor’s life is a spiritual one because it allows you to empathise deeply with stories and yet remain detached.” Chatterjee however confesses that juggling the dual functions of actor and director for her first film was an exceptionally difficult experience. Roam Rome Mein is led by Nawazuddin Siddiqui who was Chatterjee’s senior at the National School of Drama and someone she has acted alongside. (...) “I think he has a very captivating face, one that is made for cinema,” she says speaking of her long friendship with the Siddiqui and of her admiration for his calibre and commitment. “I am spoilt by working with somebody like him in my first film,” Chatterjee concludes'. 


Video: Valentina Corti e Andrea Scarduzio al Busan International Film Festival 2019.
Roam Rome Mein, il film indiano sull'emancipazione femminile alla Festa del Cinema di Roma, Leggo, 14 ottobre 2019: '“La protagonista raggiunge a Roma una tappa fondamentale del suo viaggio di emancipazione. Questo film racconta un’importante storia di affermazione dei diritti femminili e può essere considerato una pietra miliare tra i film sulla parità di genere” - così Urbano Barberini, nel cast italiano insieme a Pamela Villoresi, Valentina Corti e Francesco Apolloni. “Lavorare con una regista così giovane e così piena di talento - continua Barberini - è stata un’esperienza entusiasmante e mi ha fatto capire come in India ci sia una nuova generazione che sta realizzando una vera rivoluzione culturale dove le donne si rendono protagoniste”.'
“Roam Rome Mein”: quando l’amore supera le differenze culturali, Vittorio De Agrò, Parole a Colori, 17 ottobre 2019: 'Tannishtha Chatterjee firma un’opera prima di grandissimo valore artistico, sociologico, culturale, e di notevole impatto emotivo. (...) Il film è un racconto di libertà ed emancipazione, un coraggioso atto di ribellione da parte della giovane protagonista contro un destino scritto da altri. Un progetto ambizioso, particolare, vivace, ricco di colpi di scena e stilisticamente innovativo e audace. La Chatterjee firma una sceneggiatura dove diversi generi si mescolano in modo armonioso, al punto che è difficile inserire “Roma Rome Mein” in un genere preciso. Dramma psicologico, thriller, racconto intimo e onirico. (...) “Roam Rome Mein” non trasmette mai allo spettatore un senso di approssimazione o di trionfo di luoghi comuni su Roma e sull’Italia, il che non è poco'.
Recensione di Francesco Parrino, Cinematographe, 18 ottobre 2019: 'La cinematografia contemporanea è parecchio legata alla tematica del ruolo della donna nella società (...) ma Roam Rome Mein (...) riesce nell’intento di trattarne con originalità, come mai prima d’ora. La pellicola della Chatterjee infatti, si contraddistingue per una semplicità di racconto, specie nella messinscena, che però non corrisponde all’intreccio che ne deriva - fatto perlopiù di digressioni temporali ed elementi onirici, complesso, con cui far riflettere lo spettatore sulle differenze etniche e di carattere sociale, a cavallo tra Italia e India. Roam Rome Mein (...) sta stupendo critica e pubblico di tutto il mondo. (...) La Chatterjee, per portare in scena questo racconto d’emancipazione femminile, si affida alla cifra stilistica da cinema giallo, impostando il racconto sul punto di vista del protagonista maschile. (...) L’opera prima di Tannishtha Chatterjee, recitata tutta in lingua inglese e hindi pur essendo ambientata in Italia con attori italiani, è un piccolo e curioso gioiello cinematografico. Roam Rome Mein riesce infatti a trattare una tematica ampiamente inflazionata nel cinema di genere, in modo intelligente e accattivante. Un film femminista in cui il protagonista assoluto è un uomo alla ricerca del “fantasma” di una donna'.


- Can't believe we pulled it off, Subhash K. Jha, The Asian Age, 4 novembre 2019: 'It hasn’t been easy for Tannishtha Chatterjee to make her directorial debut, and that too with a film shot almost entirely in Rome. How she managed to shoot Roam Rome Mein in one of the most expensive city is a mystery. “I can’t tell you how tough it was. We were a tightly knit team of dedicated soldiers, and we were all on war-footing. Everyone was doing everything on location. I was not just the director, I was also the handy girl, handling every problem whether practical or emotional. I’ve come back very experienced and very exhausted from Rome,” the director reveals with a sigh. Tannishtha (...) says she was very sure her directorial debut had to be shot in Rome. “Italy has an ancient history of fierce patriarchy. In the past, women in Italy were not allowed to own expensive possessions. I wanted to locate my film in a society even more patriarchal than ours, and one where women have a long history of protesting and winning over the system,” she explains. The director further says that Roam Rome Mein is a feminist film and she is more than happy to have Nawazuddin Siddiqui on board. “We play siblings. Roam Rome Mein is a story of a brother searching for his sister. The film also has six very powerful Italian actors, including legendary names like Valentina Corti and Urbano Barberini. They agreed to come on board without bothering about their fees. They insisted on reading their lines for me. They felt that since this was my first film, I should be absolutely sure about my actors. I was moved and encouraged by their humility and dedication,” she smiles. Tannishtha sees her film as a labour of love. “Everyone co-operated, and only then could the film be made. I still don’t believe I actually managed to shoot in one of the most expensive cities in the world at such a shoestring budget. It isn’t short of a miracle,” she laughs. The film is already being hailed as a significant directorial debut. Tannishtha says: “It was shown at the Busan International Film Festival and at the International Rome Film Festival. We got a really positive reaction to the film at both the venues”.'  
- Video ITV Gold: intervista concessa da Tannishtha Chatterjee durante il NYC South Asian Film Festival 2019.
- Video ITV Gold: intervista concessa da Nawazuddin Siddiqui durante il NYC South Asian Film Festival 2019.
Tra Roma e Mumbai un film per i diritti delle donne, Laura Aldorisio, 25 novembre 2019: 'Valentina Corti racconta il film “Roam Rome Mein” di cui è protagonista. Nella cornice romana su uno scooter disegna il suo viaggio al fianco del noto attore indiano Nawazuddin Siddiqui. Già perché la regia, ma soprattutto la cultura, è di matrice indiana. (...) «La conoscenza tra il mio personaggio e il giovane Raj [interpretato da Siddiqui] attraversa la difficoltà linguistica. Io posso diventare una Virgilio al femminile che lo condurrà lungo la riscoperta dell’amore. E nascerà una persona nuova». Tutto prende spunto da una storia vera che alla regista, Tannishtha Chatterjee, è stata raccontata a Venezia. «È un tema certamente molto delicato e lo sguardo della regia illumina il tema dei diritti delle donne». Una sfida che Valentina ha vinto dopo una serie di provini. Poi sono iniziate le riprese divise tra Roma e Mumbai «in un contesto molto onirico. Si girava di notte nella scorsa estate. Roma, la mia città natale, l’ho potuta vivere in un altro modo come un palco a scena aperta. Posso dire che è un film di speranza e che rende vigili su un tema quanto mai oggi così attuale».'     

Vedi anche Italy says Benvenuto, intervista nella quale Ivano Fucci di ODU Movies rivela alcuni dettagli interessanti relativi all'organizzazione dei set italiani di RRM. L'articolo raccoglie una dichiarazione di Tannishtha: 'I have always been fascinated by the art and architecture of Rome. But why I chose Rome as a backdrop is very integral to my story. Valentina's (Corti) character is a painter in the film and some of the most famous Italian women Renaissance painters came from Rome. The contribution that Italian feminists had to the world of women artistes is immense. So, as my first film, I wanted to celebrate their contribution to the world of art. (...) When I travelled to Rome, I did more research on Artemisia Gentileschi, whose art I am fascinated with. I think Italy and India have many things in common. On one hand, both countries have a very strong, ancient culture and history. On the other hand, they have family structures that are quite similar; families which can be an anchor but sometimes oppressive as well. It's this commonality that I have tried to explore through my film. There were many Italians in my crew. We have seven Italian actors in major roles. Our costume designer and casting director were Italian. Our production designer, line producers, all our production assistants, light assistants, sound assistants and local junior artistes were Italian'.

Da destra: Tannishtha Chatterjee, Valentina Corti e Nawazuddin Siddiqui





Nawazuddin Siddiqui e Francesco Apolloni

Valentina Corti, Tannishtha Chatterjee e il produttore Ravi Walia





Nawazuddin Siddiqui e Urbano Barberini

Nawazuddin Siddiqui e Urbano Barberini

Da sinistra: Nawazuddin Siddiqui, (?), Cristina Puccinelli, Urbano Barberini, Tannishtha Chatterjee, Pamela Villoresi




Da destra: Ravi Walia, Andrea Scarduzio, Isha Talwar, Tannishtha Chatterjee e Valentina Corti

Busan International Film Festival 2019

Al centro: Adil Hussain


Mumbai Film Festival 2019

Tannishtha Chatterjee, Isha Talwar e Nawazuddin Siddiqui - Mumbai, 2019

Nila Madhab Panda (il secondo da destra) - Roma, 22 ottobre 2019


10 agosto 2016

ANGRY INDIAN GODDESSES ALLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2015


[Archivio]

Angry Indian Goddesses è stato proiettato ben quattro volte, in concorso nella sezione principale, alla Festa del Cinema di Roma 2015, e si è poi aggiudicato il premio del pubblico (l'anno precedente l'onore era toccato a Haider). Il regista Pan Nalin (innamorato di Virna Lisi) e le attrici Sandhya Mridul, Anushka Manchanda e Rajshri Deshpande, hanno presenziato alla prima, in cartellone la sera del 20 ottobre.
Nalin ha commentato la serata nel suo profilo Facebook: 'Grazie Roma! 7 minutes of ebullient standing ovation for 7 goddesses! ‪#‎AIGtheFilm‬ it all started with vast, empty red carpet, Sandhya Mridul alights, Anushka Manchanda leads the walk, Rajshri Deshpande stops to pose - so do we. About 2 hours later the show gets over with tongue-out ovation! Last night was truly magical'.
Difficile non condividere l'entusiasmo che la pellicola ha suscitato al Toronto International Film Festival, e anche a Roma. La locandina è uno spettacolo, il trailer è travolgente, le recensioni positive, le dee simpaticissime.
La trama? Sette ragazze a Goa per un addio al nubilato della durata di una settimana. Amicizia femminile, desiderio di emancipazione, commedia, dramma. Pan Nalin? In precedenza aveva diretto, fra gli altri, Samsara (2002, in lingua tibetana e ladakhi), distribuito anche in Italia (udite udite) perché coprodotto dalla Fandango di Domenico Procacci (ah, ecco). Le altre quattro dee? Tannishtha Chatterjee, Sarah Jane Dias, Amrit Maghera e Pavleen Gujral.
Per la cronaca: nella sezione parallela Alice nella città, era in concorso Nil Battey Sannata di Ashwiny Iyer Tiwari.


RASSEGNA STAMPA/VIDEO

Angry Indian Goddesses, la conferenza stampa, Dalila Orefice, Cinefilos, 20 ottobre 2015:
'Siamo al quinto giorno di festival, che ha visto come primo film Angry Indian Goddesses, presentato alla stampa direttamente dal regista Pan Nalin, le attrici Anushka Manchanda, Sandhya Mridul, Rajshri Deshpande e dai produttori Dhingra Gaurav e Sol Bondy. È un film che ci fa entrare nel mondo di donne straordinarie, che con estrema grinta si battono per un’India che deve necessariamente fare i conti con la modernità.
È uno dei pochi o forse l’unico film indiano a raccontare la vita delle donne in una società che sta cambiando. Da dove nasce il desiderio di affrontare questa tematica?
Pan Nalin: L’idea del film mi è venuta da alcune storie reali di cui ho avuto notizia. Mi hanno toccato profondamente soprattutto per la forza che queste donne devono avere, che sembrano attingere dalle grandi donne indiane delle leggende, che vengono catapultate nell’India contemporanea. Nel nostro paese attualmente la questione è molto calda, anche perché le nuove generazioni hanno una formazione di tipo occidentale che non può che stridere con quella che è la nostra antica tradizione. È dunque frequente che si creino conflitti rispetto a questa situazione.
Dhingra Gaurav (produttore): Quando abbiamo cominciato questo film eravamo molto concentrati sulle donne in India, e cioè specificamente sulle donne indiane. Tuttavia, andando avanti con il lavoro ci siamo resi conto di quanto questa sia in realtà una storia molto universale. In ogni parte del mondo le donne lottano con le disparità ancora presenti nel mondo lavorativo o con lo sforzo di conciliare il loro essere madri e donne in carriera allo stesso tempo.
L’alternarsi continuo dell’inglese e della lingua hindi rispecchia il reale modo di parlare della gente o ha un altro significato?
Anushka Manchanda: Il film è un grande affresco di come le donne sono realmente in India. Le conversazioni dei personaggi sono in realtà conversazioni che noi ci troviamo ad avere continuamente nella nostra quotidianità. In realtà mentre giravamo spesso non sapevamo dove fosse la macchina da presa, quelle che vedete sullo schermo non siamo altri che noi stesse. Quindi anche per quanto riguarda la lingua, la risposta è sì, è il modo reale in cui parliamo. Spesso veniamo da parti differenti dell’india, e se parlassimo il nostro dialetto non ci capiremmo, per cui parliamo sempre mescolando. O a volte completamente in inglese.
Quella che abbiamo visto sembra un’India molto occidentalizzata. Direbbe che anche nel modo di vestirsi e di comportarsi delle ragazze, il film rispecchia la realtà?
Rajshri Deshpande: L’india è davvero molto varia, probabilmente rimarreste scioccati se poteste vedere quanto sono sfrenate le nostre feste. Certo, c’è ancora chi è molto attaccato alla tradizione, ma dipende molto dalla città in cui ci si trova.
Sandhya Mridul: Sì, in effetti le cose cambiano molto di città in città. Personalmente a Delhi, beh ci penserei due volte se volessi vestirmi all’occidentale. Ma se fossi a Bombay, non avrei alcun problema a indossare degli shorts. Ci si deve costantemente adattare.
Il film ha un grande impatto emotivo, soprattutto nella parte finale: le donne si fanno giustizia da sole... non crede che sia un messaggio pericoloso?
Pan Nalin: Beh sì, sarebbe un messaggio pericoloso, ma non è quello che intendo veicolare con quel finale. Io voglio suscitare una reazione, voglio che il sistema apra gli occhi, è piuttosto una provocazione a svegliarsi e fare qualcosa prima che sia troppo tardi.
Dhingra Gaurav: In India non si fanno film in cui le donne sono le protagoniste. A Bollywood le donne sono trattate spesso e volentieri come oggetti, non hanno una reale rappresentazione nel cinema indiano. Per cui è importante poter trasmettere l’attuale condizione delle donne in India, dargli una voce, non lasciarle come delle bellissime sculture sullo sfondo di un film, ma metterle al centro'.

Da sinistra: Sandhya Mridul, Anushka Manchanda, Pan Nalin e Rajshri Deshpande - Roma, 2015

recensione di Dalila Orefice, Cinefilos, 20 ottobre 2015:
'Sorprendere. Divertire. Scuotere. Tre cose che raramente riescono a trovare un giusto equilibrio in un unico film. Pan Nalin, con l’opera presentata alla decima edizione della Festa del Cinema di Roma, ci riesce. (...) Una festa di emozioni che si avvierà verso un finale tragico, che punta il riflettore sulla fatica di far trionfare la giustizia, in un mondo in cui la tradizione non riesce a cedere il passo alla modernità. Angry Indian Goddesses è, per linguaggio, forse il film più sorprendente tra quelli visti finora nell’ambito della festa. Dall’inizio scoppiettante, in cui si ironizza sul cinema di Bollywood utilizzando uno stile fumettistico, si passa al registro di commedia brillante per acquistare, gradualmente, un tono più serio, che si risolve nel tragico. Un mutare continuo di tono che non disturba, anzi ci coinvolge sempre più, di minuto in minuto. Sono tanti i temi importanti toccati dalla pellicola: dalla discriminazione della donna sull’ambiente di lavoro, alla lotta eterna per vedere l’avverarsi dei propri sogni, alla libertà di vivere la propria sessualità, alla difficoltà di conciliare la cura della famiglia con la carriera. Temi universali che diventano più forti se inseriti nel contesto indiano, in cui spesso le donne sono colpevolizzate anche quando si abusa di loro. (...) Grintose, forti, libere dal senso di colpa, (...) le donne di Nalin non si abbandonano mai al vittimismo. Il merito maggiore del film risiede forse proprio in questo: non c’è un momento in cui si provi compassione per le protagoniste, perché l’ultima cosa che queste “Dee furiose” farebbero, è compiangersi e rinnegare la loro dignità di donne. (...) Elettrizzante e toccante, il film trova risoluzione in un finale che lascia scossi nel profondo. In un clima leggero e festoso, si abbatte improvvisamente la tragedia, inaspettata proprio perché ci sembra che nessuno possa arrestare questa forza della natura che è la vitalità delle nostre Dee. Lo stomaco si stringe, la voglia di giustizia si fa più violenta. Un film imperdibile'.


recensione di Francesca Bea, Sentieri Selvaggi, 20 ottobre 2015:
'Pan Nalin non attende neanche i titoli di testa per mettere le cose in chiaro. Le donne di Angry Indian Goddesses non sono affatto gli accessori scenografici di un immaginario, quello bollywodiano, che continua a esaltare unicamente l’aspetto decorativo del genere femminile. (...) Le donne di Angry Indian Goddesses, pantaloncini corti e la lingua minacciosamente di fuori, come l’immagine della dea Kali, si fanno corpo inquieto e in perenne movimento che grida al mondo il proprio irrinunciabile desiderio di un nuovo ordine. Angry Indian Goddesses continua a girare, senza mai prendere fiato, intorno alle sue protagoniste. Pan Nalin cerca di trovare nella fisicità dei corpi che filma, negli squarci di dolore ed esplosione di vitalità che non smettono mai d’incrociarsi sullo schermo e di scambiarsi i ruoli, nelle vibrazioni emotive amplificate dalle aperture musicali, le traiettorie di un discorso intimo capace di allargarsi fino a riflettere l’immagine problematica di una realtà, la condizione femminile indiana, e farsi voce di una nuova generazione, sospesa tra il peso della tradizione e necessità di cambiamento. Ma se anche Angry Indian Goddesses è attraversato da momenti di innegabile forza ed efficacia, (...) Nalin solo in parte riesce a muoversi con disinvoltura tra le diverse storie che affronta e, soprattutto, a gestire l’intrecciarsi delle traiettorie esistenziali delle sue protagoniste con la volontà, più e più volte rimarcata, di dare corpo ad un, pur encomiabile e necessario, manifesto di denuncia e di riscatto. Ad Angry Indian Goddesses manca, insomma, l’immediatezza e l’intensità, (...) anziché perdersi fino in fondo nella danza misteriosa dei corpi delle donne che racconta, nei loro attriti e nei loro abbracci, procedendo attraverso essi per farsi discorso sul mondo, il film di Pan Nalin continua ad inciampare in una scrittura programmatica, che va sacrificando la dimensione emotiva a favore dell’urgenza del proprio atto di accusa'.







Sandhya Mridul e Diane Keaton