23 aprile 2023

PRIYANKA CHOPRA A ROMA: EVENTO CITADEL


Lo scorso 21 aprile Priyanka Chopra e Nick Jonas erano a Roma per promuovere la serie americana Citadel. In programma conferenza stampa, red carpet e proiezione in anteprima delle prime due puntate presso la sala The Space Cinema Moderno, cena al ristorante Antica Pesa. Fedez aveva annunciato che avrebbe intervistato la diva indiana per conto di Prime Video Italia, intervista sembrerebbe poi annullata. Per la serata Priyanka ha sfoggiato un magnifico abito di Valentino color verde salvia.  
Citadel sarà disponibile sulla piattaforma streaming Prime Video a partire dal prossimo 28 aprile. Priyanka Chopra è la protagonista della serie insieme a Richard Madden. La prima stagione prevede sei episodi. Trailer. Sono già in produzione uno spin-off indiano, diretto da Raj & DK e interpretato da Varun Dhawan e Samantha Prabhu, e uno italiano interpretato da Matilda De Angelis. Lo scorso 18 aprile, all'evento analogo organizzato a Londra avevano partecipato anche Varun, Samantha, Raj & DK e Matilda. Il tour promozionale di Citadel era partito da Mumbai il 4 aprile; in quell'occasione Priyanka aveva indossato un capo di Versace.


RASSEGNA STAMPA/VIDEO (aggiornata al 24 aprile 2023)

'Priyanka Chopra Jonas: Ciò che mi ha attirato è stata l’ambizione dello show è l’idea che avremo una serie italiana e una indiana, ma anche la possibilità di avere più show in giro per il mondo. È un modo figo di globalizzare l’intrattenimento. Dalla prospettiva di una persona che ha lavorato in altri Paesi è un mio sogno quello di vedere attori e registi di posti diversi lavorare insieme per qualcosa di grande come questa serie. Questo è stato fighissimo. Ovviamente il mio personaggio è incredibile, perché vedi una meravigliosa spia donna nel mondo dello spionaggio, notoriamente dominato dagli uomini. Ma più di ogni cosa, l’ambizione internazionale della serie tv è qualcosa di inedito e particolarmente elettrizzante per me. (...) Non so se mi mancava l’azione ma è qualcosa con cui mi sento a mio agio. Adoro l’idea di questa serie incredibile, entrambi i personaggi hanno questa dualità: chi erano prima dell’incidente, chi sono dopo e chi diventano. È stato molto divertente scavare in questi personaggi, poi amo lavorare con persone che ammiro e stimo come i fratelli Russo, è stato esaltante lasciarsi dirigere da loro e vedere come pensano e costruiscono questo incredibile universo. Poi David [Weil] [responsabile creativo] è arrivato e ci siamo seduti a parlare del mio personaggio per cinque ore, l’ho percepito come molto rispettoso ma anche molto collaborativo, è stato meraviglioso'.


'Chopra: "Fin da subito mi è piaciuta l’idea che ci fossero diversi progetti in più paesi". (...) Chopra era già stata in Quantico: "Non so se mi mancava l’azione, ma qui mi interessava molto la dualità del mio personaggio che è in un modo prima dell’incidente e poi cambia subito dopo. Mi è piaciuto lavorare con i fratelli Russo e il loro approccio al genere. Ho lavorato per diverse ore con David Weil allo sviluppo del personaggio e questa attenzione e cura mi ha colpito molto. (...) Dopo un anno e mezzo Richard Madden si è rasato, questo è stato uno dei momenti più divertenti che ho vissuto sul set, così non poteva essere richiamato per altre riprese". (...) Stanley Tucci vi ha insegnato l’italiano? Tucci: "Non sono bravo". Chopra: "Non è vero che lo sa parlare!". Madden: "Non so nulla di italiano, ho imparato pochissime parole per le riprese". (...) Chopra: "A me piacciono tanti generi, sono cresciuta con le rom-com, poi ho imparato ad apprezzare i thriller, alla fine dipende dai momenti della giornata, magari ci sono occasioni in cui mi va di picchiare qualcuno".'


'Priyanka Chopra Jonas non è nuova ai ruoli action e infatti si è detta molto a suo agio a interpretare la super spia di Citadel, Nadia Sinh: “Mi piaceva moltissimo l’idea che questa storia fosse raccontata attraverso personaggi complessi. Nadia ha una dualità rispetto alla sua personalità e in base agli eventi, che vive, si manifestano diverse parti di lei. È stato divertente scavare in questo personaggio e poi è stato bello lavorare con i Fratelli Russo e costruire questo mondo con loro. È bello lavorare con chi ammiri e condividere l’ambizione di questa serie così internazionale. Era una possibilità imperdibile far parte di una serie internazionale, da molti punti di vista. E poi il mio personaggio è splendido perché è una spia davvero in gamba in un mondo, quello dei film di spionaggio, che tradizionalmente è fatto solo da uomini”.'

Priyanka Chopra, Richard Madden e Stanley Tucci

- Richard Madden e Priyanka Chopra Jonas, due irresistibili spie in ‘Citadel’, Cristina Locuratolo, Taxidrivers, 21 aprile 2023:
'Priyanka Chopra Jonas parla dell’aspetto globale della serie: “Mi stimolava l’idea di far parte di un progetto in cui lavorassero attori e produttori di diverse parti del mondo, che globalizzasse l’entertainment a livello mondiale. Citadel ha un’ambizione enorme, il fatto che vi siano una versione spagnola, una italiana, una messicana e una indiana è davvero eccitante e innovativo. Ho già lavorato in progetti di caratura internazionale e in paesi diversi, ma l’idea che un italiano possa guardare la versione hindi della storia in lingua originale, o viceversa, mi rende molto felice e orgogliosa del lavoro che stiamo facendo”. Il suo personaggio Nadia Sinh è una spia dall’incredibile talento, quasi una supereroina, in un mondo dominato da uomini: “Ho amato l’idea di interpretare un personaggio così forte, ricco di sfaccettature. Collaborare con i fratelli Russo, che ammiro moltissimo, è stato esaltante”.'


'Alla domanda se fosse tornata a recitare in un spy thriller (dopo Quantico) perché le mancava l’azione, Priyanka Chopra ha risposto divertita: “Come ha già detto Richard, la dualità dei nostri personaggi è l’aspetto più interessante di Citadel, anche più dell’azione che comunque mi mancava un po’. Il fatto di scoprire insieme a loro cosa sia cambiato in quegli otto anni di buco dopo l’incidente ferroviario rappresenta l’aspetto emozionale dello show, ma anche un modo per farci entrare più in empatia con Mason e Nadia, il mio personaggio: chi sono, chi erano, come la loro vita sia stata stravolta da Manticore e cosa faranno per riprendersela indietro”.' 


- Richard Madden e Priyanka Copra a Roma per Citadel: «Siamo spie speciali in stile Avengers», Alessandra De Tommasi, Vanity Fair Italia, 23 aprile 2023:
'«Questa serie ha grandissime ambizioni - spiega la protagonista, che interpreta Nadia Sinh - e non solo d’intrattenimento. Intrecciando i Paesi e le culture rende il mondo più accessibile». (...) «Accade un incidente - spiega Priyanka - e c’è un senso fortissimo del “prima” e del “dopo”. Nulla è lasciato al caso, anzi i Russo mi hanno tenuto 5 ore intere per spiegarmi il personaggio prima ancora d’iniziare il lavoro». (...) «Senza entrare nei dettagli di quello che succede ai protagonisti - aggiunge Priyanka - si vede subito che l’elemento spy è arricchito da forti momenti drammatici legati all’identità, il che rende le sfumature del racconto ancora più intense».'


- Priyanka Chopra Jonas: «Il doppio cognome? Solo sui social», Simona Siri, Vanity Fair Italia, 24 aprile 2023:
'Al telefono da Londra c’è lei, (...) Priyanka Chopra Jonas. (...) Quarant’anni, indiana, ha saputo conquistare prima Bollywood e poi Hollywood, dopo la fascia di Miss Mondo nel 2000. Oggi, con una cinquantina di film, (...), pochissime serie ma buonissime, (...) e una società di produzione (...) che ha lanciato una dozzina di notevoli progetti cinematografici, è icona internazionale. In Citadel è l’agente speciale Nadia Sinh. (...) I sei episodi mischiano azione, avventura e ambientazioni incredibili, dove il volto e il fascino senza confini di Chopra Jonas sembrano perfetti.

Che cosa l’ha attratta del progetto?
Quando si parla di diversità e globalizzazione, ecco, in questa serie ci sono per davvero. E poi è divertente. Citadel è un’impresa di spionaggio che non è fedele a nessuna nazione, quindi è fondamentalmente fedele all’essere umano. Mi piacciono le storie di spie e qui oltre a questo c’è il divertimento, le risate, l’azione. Ne sono davvero molto entusiasta e non vedo l’ora di sapere che cosa ne penserà il pubblico.


Parlando di azione: è vero che non usa controfigure?
È vero, mi piace girare scene d’azione. Mi fido del mio corpo e per questo ruolo mi sono allenata per un anno e mezzo. Mi piace sfidare me stessa fisicamente così come mi piace trovare complessità nelle parti che scelgo.

In tema di globalità, penso che lei la rappresenti perfettamente. Ormai vive a Los Angeles con un marito americano, ma allo stesso tempo è ancora uno dei volti più noti del cinema indiano. Qual è il rapporto con le sue origini e con quello che è adesso?
Mi sento una fusione dei miei due Paesi, quello natale e quello adottivo. In fondo sono cresciuta in entrambi. Ho vissuto in entrambi, ho lavorato in entrambi, sono stata amata in entrambi. È un po’ come essere sempre divisi in due, ed è anche il motivo per cui non voglio scegliere, voglio essere in grado di lavorare in entrambi i settori. Sono molto fortunata, me ne rendo conto: a pochissimi attori capita di poter lavorare nelle due più grandi industrie dell’intrattenimento del mondo. E io voglio continuare a farlo, anche attraverso la mia attività di produttrice: mi circondo di tutto ciò che è del mio Paese, e voglio raccontare storie che provengono da lì, dall’Asia meridionale. Mi piace narrare storie femminili che hanno l’essenza della mia cultura. Mi piace sostenere cineasti e in generale artisti che provengono dalla mia parte del mondo. È per questo che la mia società di produzione lavora con molti nuovi talenti, nuovi registi, e li aiuta in qualche modo a orientarsi in questo settore. Detto questo, nessun progetto può competere con l’emozione che provo quando torno a casa e atterro all’aeroporto e soprattutto quando mangio cibo indiano con i miei amici e la mia famiglia. È una sensazione speciale e cerco di farlo il più spesso possibile.


In Italia il cibo è una parte importante della cultura e del modo in cui si socializza. Anche in India è così?
Assolutamente. Io poi amo il cibo, penso di vivere per il cibo. Vengo da una regione chiamata Punjab, siamo noti per essere dei buongustai. Mentre pranzo penso già alla cena, sono quel tipo di persona.

È questa la sua caratteristica più indiana?
Questa e l’umorismo. Ho un modo di parlare agli altri rumoroso, sfacciato e impertinente. E ne sono fiera, così come sono fiera della mia personalità. Quando torno nel mio Paese è tutto fragoroso, eccessivo. E io sono così.

Da italiana le confesso che una delle incomprensioni con mio marito americano è stata sul tono di voce: lui all’inizio pensava che fossi sempre arrabbiata perché parlavo ad alta voce. Gli ho dovuto spiegare che siamo fatti così, che è il nostro modo normale di discutere.
Infatti. È successo anche a me con mio marito. Quando sono negli Stati Uniti mi sembra tutto così quieto e silenzioso rispetto all’India. Da noi è normale che in una conversazione ci si parli addosso, anzi bisogna proprio parlarsi uno sopra l’altro per essere ascoltati.


La cosa che più colpisce di lei, oltre naturalmente alla bellezza, è la sicurezza e la determinazione. È nata così o l’ha sviluppata strada facendo?
La fiducia in sé stessi è la risorsa più grande. A 20 anni fingevo di averla, mettevo in pratica il famoso fake it until you make it (fingi fino a quando non lo diventi, ndr). A 30 l’avevo conquistata. Oggi se guardo indietro mi sento arrivata a un punto in cui la mia autostima è più radicata e reale, viene dall’aver accettato i miei alti e bassi, dalla consapevolezza che il bene e il male possono accadere e che, se ci sarà una brutta giornata, se ci sarà un fallimento, pazienza. Viene inoltre dalla mia capacità di rinascere. Ho anche imparato che è bello essere vulnerabili. Penso che ci sia tanta forza nella vulnerabilità, nell’essere effettivamente in grado di accedervi invece di nasconderla sotto le spoglie dell’eccessiva sicurezza.

Ha sofferto anche di questo, di troppa sicurezza?
Assolutamente. Il mio pendolo è andato da un estremo all’altro. In questo momento mi sento come la superficie dell’acqua: calma e non tumultuosa.

Come è arrivata a questa pace interiore?
Riflettendo e capendo che il mio valore non è direttamente proporzionale al lavoro. Mi ci è voluto molto tempo. Nella vita di un attore non c’è coerenza: un film o va bene o va male, e non sai neanche perché, vivi costantemente nella paura che ti venga tolto il tappeto da sotto i piedi. Non hai controllo e se, come me, cresci sotto gli occhi del pubblico, non è semplice. Oggi sono davvero grata di aver raggiunto un punto in cui sono in grado di separare le due cose. Lavoro, sono ispirata, ci metto tutta me stessa, non ho paura. E poi torno a casa e trascorro del tempo con la mia famiglia e nutro la mia anima, finché non torno a lavorare e ricomincio tutto da capo.


Ha dichiarato che con Citadel è la prima volta che il suo compenso è uguale a quello del coprotagonista maschile. Perché era importante dirlo?
Se contribuisci allo stesso modo della tua controparte maschile nel tuo lavoro, se il tempo che dedichi è lo stesso, se la tua esperienza è la stessa, allora deve esserci parità. E noi donne dobbiamo restare unite per continuare a combattere in questo senso. Lo dico perché gran parte del merito lo devo a Jennifer Saki, che è il capo degli Amazon Studios: i miei agenti hanno avuto una conversazione con lei sul tema del salario equo e lei ha detto che era d’accordo. È per questo che ci vogliono più donne in posizione di potere, perché fanno spazio ad altre donne.

Da quando è sposata con Nick Jonas ha preso anche il suo cognome.
In India è tradizione cambiarlo, e infatti mia madre ha preso il cognome di mio padre. Io ho deciso di tenerli entrambi perché da una parte sono orgogliosa del mio, è quello con cui mi sono affermata nel mondo del lavoro, è quello delle mie origini, della mia famiglia. Dall’altra volevo onorare mio marito, la mia nuova vita, il Paese in cui ho scelto di vivere. Confesso però una cosa: non ho mai fatto il cambio sui documenti. Su quelli sono ancora solo Chopra. Il doppio cognome per ora lo uso solo sui social'.


Video Oggi: Priyanka Chopra ci parla della nuova serie Amazon, Giulia Peroni, 17 aprile 2023
Video: Priyanka e Nick a spasso per Roma
Video Noi degli 80-90: conferenza stampa
Video Prime: Priyanka e Nick all'anteprima italiana di Citadel
Video Getty Images: Priyanka e Nick all'anteprima italiana di Citadel
Video Prime: promo dell'evento
Video Prime: intervista concessa da Priyanka
Video Terza Pagina: red carpet
Video: Priyanka e Nick all'anteprima italiana di Citadel
Video: Priyanka e Richard Madden in sala per la proiezione
Video: Priyanka sul palco
Video: ristorante Antica Pesa
Video: Priyanka a Roma





















Priyanka Chopra e Fedez

Priyanka Chopra e Lucia Silvestri, direttrice creativa Bulgari







Mumbai (abito Versace)

Priyanka Chopra, Varun Dhawan, Samantha Prabhu e Matilda De Angelis - Londra

Priyanka Chopra, Varun Dhawan, Samantha Prabhu, Raj & DK e Matilda De Angelis - Londra

20 aprile 2023

FESTIVAL DI CANNES 2023


La 76esima edizione del Festival di Cannes si svolgerà dal 16 al 27 maggio 2023. Kennedy, di Anurag Kashyap, con Rahul Bhat e Sunny Leone, sarà proiettato fuori concorso nella sezione Séance de minuit (trailer). Agra, di Kanu Behl, è in concorso alla Quinzaine des Cinéastes, evento collaterale al festival.
Come ogni anno, oltre ad Aishwarya Rai, sono numerose le celebrità indiane attese alla manifestazione, fra cui Anushka Sharma, Sara Ali Khan, Aditi Rao Hydari, Vikramaditya Motwane e Madhur Bhandarkar.
Vedi anche Aishwarya Rai al Festival di Cannes 2023, 20 maggio 2023


RASSEGNA STAMPA/VIDEO (aggiornata al 26 maggio 2023)

- Video Film Companion: intervista concessa da Anurag Kashyap
Video: proiezione Kennedy
- Video: proiezione Kennedy
- Video: proiezione Agra
- Video: il cast di Agra a Cannes

- Living on a thin line: Kanu Behl on Agra, Uday Bhatia, Mint, 16 maggio 2023:
'You’ve been working on ‘Agra’ for a while. Was it the kind of project that demanded time, or was getting it made particularly challenging?
There were two major difficulties. One I knew the moment I started: where will you get funding for a film like this in India? The other, more interesting roadblock is an unconscious one I woke up to in the middle of writing, to deal with the fear of making a film like this myself. After Titli released in India in 2015, I truly got into Agra. I had the germ of the idea. I wrote a couple of drafts where I was a little scared - I was probably not writing what I really wanted to. After about a year of writing, and two or three drastically different drafts, I was at the Three Rivers residency in Italy. My mentor was Molly Stensgaard, who edits for Lars von Trier. On the fourth or fifth day, she asked me, why are you making this film? I was a little taken aback, and said I want to do a piece about repression and sexuality in India. She asked, then why are you not doing it? That really made me take a step back, ask myself what I was truly feeling and what was the impulse for not making the film. That proved to be a key breakthrough. Around October-November 2016 is when the film really started taking shape and I started writing something closer to what the film is now. By early 2017, we had the first draft. We got Cinémas du monde (a French grant for foreign feature films) just after that, so 40% of the funding was in place. I always knew the other 60% would be the problem. I went around town but no one wanted to look at it. Two years went by like this. It was in 2019 that I finally found collaborators who were on the same page. I shot the film in June-July 2019. Then everything shut down because of the pandemic. And we took some time with post [production], because it's a difficult film with a difficult character operating on a very thin line. I wanted to take time to edit the film.

What was the germ of the idea?
I would say it was more a very strong feeling within me that I'd carried for a few years - growing up, in my adolescent years, going to college in Delhi, and some of the early years in Kolkata. I was wondering why people don’t choose to address sexuality, why there isn’t more conversation in our cinema about that. That combined with my own feeling about sexuality and how I had been able or unable to express it in those years. A lot of what you see in the film is real-life stories I've seen happen around me.


‘Agra’ is definitely recognisable as a Kanu Behl film, but where ‘Titli’ was a slow burn, this one goes straight to 11.
For me it’s about being able to serve the film you're doing as truthfully as possible. Titli was a coming-of-age story. This is almost the opposite of that. When I was writing Agra, I was wary of doing something that othered the character. I wanted to do this piece about sexual repression but I had not experienced the intensity and chaos of the life of a boy who desperately wants some physical connection. He doesn’t know how to express himself but he’s looking for a moment of truth. I decided I'd have to create that experience for myself. And that comes with the problem of staying safe, for yourself and the people around you. I went into a lot of sex chat rooms, sometimes posing as women, sometimes as men, to see how people were expressing their secret lives. The more time I spent in these rooms, I noticed that the complete white noise you start to feel if you're desiring that sort of connection and not getting it for a very long time, it’s amped up to 11. The more I started breathing in that noise, the film started emerging from there. So the amping up is my attempt to take you to that place.

You favour a bold, almost overwhelming sound design. There are these factory-like sounds that really make a particular scene with Guru [il protagonista].
Apart from the factory noise in that scene, there's a really high-pitched sound. It’s the little thing that goes in your teeth when you're in the chair at the dentist's. The idea was just to create a string of really dissonant spaces. With the drones we try and give you a sense of the white noise that he's feeling - especially when Mala [his girlfriend] appears, you hear the noise. Slowly the drones start blending into his internal pain. In a critical scene with Guru and Chhavi [his cousin], the drone you hear is literally like he's not able to take the noise within himself anymore. In the final act of the film, there are a lot of sharp sounds you find in the construction space.

There's very little music. Did you feel a score might intrude?
Absolutely, because there's no music in his life. Very early on when I was writing, I knew this. The montage at the end - that's my Bollywood song. But that little calm or peace is also acerbic. I wanted to use score as a counterpoint to action in the second half.

Did you rehearse a lot?
No, there was little rehearsal, just a lot of character-building work. It's more about taking the character that you're playing from day one in their lives to the point where they start the film, so you know them as intimately as possible, so that when we're shooting the actor is the best person to decide what that person is feeling. That character needs to be lived fully by the actor. Most of the stuff in the workshops is designed towards arriving at the point where you start the film'.


- ‘Agra’ isn’t for the faint-hearted - and director Kanu Behl won’t have it any other way, Nandini Ramnath, Scroll, 25 maggio 2023. Intervista concessa da Kanu Behl:
'In Agra, Guru’s [il protagonista] fractured mind is mapped on to the architecture of his home, which becomes a bargaining chip between him and his family members. The film traverses inhabited spaces as well as the inner recesses of Guru’s increasingly fragile mind, resulting in scenes ranging from the disturbing to the explicit. (...)
Q. It’s not always clear which year Agra is taking place in.
A. There’s a curious thing with my films. I don’t like to commit to a particular time and space. I wanted it to feel like it could be taking any place anytime. It could easily be a few years earlier. It’s deliberate - I think it gives the story a bit of a fable-like quality.


Q. The title gives the impression that the film is about insanity. There are surreal moments that seem to be taking place in Guru’s head. Yet, is Agra more about the crisis of Indian masculinity rather than madness?
A. The film was about being able to very honestly look at this troubled guy who was not able to express himself. It was sort of a lament, a call for help, for some sort of honesty in our closest, most private moments. Guru is seeking truth in a sexual union in its true meaning. Within moments where you are supposed to have an honest interaction, he finds various cracks of desire where other transactional desires come up. He arrives at that moment where no one is really trying to talk about the truth of the sexual repression that he feels and that they all are dealing with. They are trying to label him as the crazy guy, whereas from his point of view, they’re all crazy. It’s a reverse coming of age, where he realises, all these relationships are transactional, so I will show how transactions are to be done. You can’t keep devolving your house or physical space through a woman. That’s cheating, a gaze on ourselves as men. Guru wants to rebel against that. He says that in the world that we live in, there is some sort of an amputation that is involved with this need for the almost phallic, vertical rise-up of space.
Q. Much of the film is playing out inside Guru’s head. The space he inhabits too reflects his struggles.
A. I don’t quite know how to completely talk about the film purely in a socio-political-cultural context. For me, there were these human undercurrents. In addition, I was looking at the idea of physical spaces, this need, a very personal need of every Indian family, to make a house. I’ve seen this need play out in my family and a lot of families around us. Everybody wants to make a house, but what is weird is that the people living in those houses are not quite a family in as many ways as they would want to be. Yet when they make a house together, all their small transactional dreams are invested in that house. That I found curious - the act of making this house; how, when you are crammed into a house with so many people, your sexuality gets affected. (...)


Q. The narrative is fragmented, whether in the human experiences, the layout of the house, or the manner in which scenes have been designed and filmed. There are explosions and lulls.
A. When I started thinking about this film, I wondered if I could understand the levels of Guru’s repression. I was not intimately aware of who this person was. I had felt sexual repression myself, let’s say to a degree of 40 or 50 or maybe 60%. But I knew that I was talking about 100%. I didn’t want to do a false piece, a piece from the outside. I decided to put myself in situations where I first understood exactly what Guru was feeling. I had to find ways to be very safe about it. For example, I spent six-eight months in sex chat rooms. I tried to actively put myself in a place where I was not writing a film, I was just being me. I subsumed myself into that chaos to see what people were feeling. I was trying to hit those notes, which is what the fragmentation comes out of. The more I got to that place, I realised that if your desire, some black holes within your secret self, are not addressed in a certain way, it creates such a strong storm within you that you get fractured. You almost live a double life. The pathway between the public and the private gets destroyed. Sensing that time-and-space texture was important to reflect, the feeling of being inside Guru’s head. Otherwise it would be a safe film.
Q. Did you mesh real locations with sets?
A. The whole film is shot in Agra. (...) We wanted to incorporate as much phallic and vulvic sort of imagery as possible. The film’s texture is full of repressed sexuality. The biggest battles for us were the house and the internet cafe. We did a lot of work on the house. We’ve hidden a room at the back, we remade the bathroom, including the tiling. We were using a lot of blue, and we wanted the blue to spread everywhere. The terrace has been redesigned to feel bigger. That’s the last space of the house they are fighting for - it’s the main play area, it’s everybody’s desire. The internet cafe was a much bigger battle. I wanted it in the middle of a busy market. It’s difficult to find exactly the space you’re looking for. We built it from scratch. We found a hole in the wall with bricks and open sky. (...)


Q. There has been a pushback in arthouse cinema against the depiction of explicit sex. Your film has several such scenes, and you haven’t used an intimacy co-ordinator.
A. I don’t know how to answer that. I don’t know if you can respond to the film on the basis of whether you had an intimacy co-ordinator. A film is a film. Your first interaction with it is to have a conversation with what it’s trying to say. If your first reaction is, how did you shoot these sex scenes and did you have an intimacy co-ordinator or not, then you haven’t really seen the film. Do the actors feel comfortable within the discomfort you are trying to create? Do you feel part of a specific piece where you feel the discomfort of the characters? How and why can we engage in conversations about sexuality without looking at the sexual act itself? How do we hope to do a revelatory piece without going into the most secret things that we do? That would go into PSA [public service announcement] territory, where you are saying something from the outside. When you choose to be in the realm of the senses, you can’t say, why was it made this way? If you have made the choice to be in Agra, you have to be able to breathe in its time and space, however difficult it is for you, to see where it is trying to take you. My responsibility is to make the film in such a way that it is a conversation, not a sermon. The audience response tells me more about them than me. If they choose to walk away saying, he’s just showing us sex rather than seeing the humanity and the struggles, it’s their conversation with the film'.


Rahul Bhat


Kanu Behl

Da destra: Priyanka Bose, Kanu Behl e Mohit Agarwal



Anurag Kashyap e Vikramaditya Motwane

Sunny Leone - Prima mondiale di Rapito

Anushka Sharma


Aditi Rao Hydari



Esha Gupta

Sara Ali Khan


Michael Douglas all'India Pavilion

Mrunal Thakur

Vijay Varma

Madhur Bhandarkar e Michael Douglas

Shruti Haasan

Mouni Roy



18 aprile 2023

FATIMA BHUTTO: NUOVI RE DEL MONDO


Dal 7 aprile 2023 è in distribuzione nelle librerie italiane il saggio Nuovi re del mondo. Corrispondenze da Bollywood, dal Dizi e dal K-pop, di Fatima Bhutto, pubblicato da Minimum Fax. Fatima Bhutto, scrittrice pachistana, è imparentata con nomi noti della politica del suo Paese. Benazir Bhutto, ad esempio, è sua zia. 
Nel comunicato ufficiale si legge:
'Immaginari inediti si stanno affiancando a quello occidentale sulla scena globale. Un vasto movimento culturale pone una sfida importante ai grandi brand della cultura pop americana, da Hollywood a McDonald’s. Nuovi re del mondo è il racconto degli sviluppi recenti della cultura di massa: i film indiani di Bollywood, le soap opera turche (dizi) e la musica pop della Corea del Sud, nota come K-pop. Mixando con cura modernità e valori tradizionali, in contesti urbanizzati sempre più ampi, queste fabbriche dei sogni stanno creando un pop differente, in grado di superare i confini locali e diffondersi in luoghi e culture molto diversi.
Negli ultimi anni la band di maggiore successo al mondo, i BTS, è coreana, i blockbuster indiani hanno una popolarità che va oltre le frontiere nazionali, e le telenovele turche riscontrano un successo che unisce il Medioriente all’Italia, alla Spagna, all’America Latina. In un ampio reportage, l’autrice traccia il profilo di Shah Rukh Khan, per molti versi la star più popolare al mondo; va dietro le quinte di Magnificent Century, il più importante tra i dizi, seguito da oltre duecento milioni di persone in 43 paesi; e scopre come è iniziato il K-pop in Corea del Sud. Un’importante testimonianza dei tanti poli di una cultura pop che prende forma davanti ai nostri occhi'.


Nella prefazione al saggio si legge:
'Se le storie della produzione turca e di quella coreana sono tutto sommato recenti, con mercati interni di dimensioni limitate da superare con una studiata politica di esportazioni sostenuta attivamente dal governo, l’India ha una tradizione molto più articolata e un mercato interno decisamente più grande e autosufficiente. Fatima Bhutto dedica buona parte del suo Nuovi re del mondo a ricostruirne le fasi principali mettendole in relazione ai cambiamenti politici interni e, soprattutto, alla svolta neoliberista degli anni Novanta, incarnata cinematograficamente da alcuni eclatanti casi di divismo attoriale, e in particolar modo dalla figura complessa di Shah Rukh Khan, incontrata da Bhutto a Dubai alternando al suo profilo squarci di dialogo che rivelano la dimensione quotidiana del mito. Un mito che vive non solo nel vicino Medio Oriente ma in Paesi lontani che nulla hanno a che fare con l’India, come il Perù, che consuma il cinema di Bollywood fin dagli anni Cinquanta, dove Khan, tra gli altri, incarna un modello vincente per le popolazioni andine, strappate dalla loro terra e gettate nei meandri della capitale a condurre vite spesso miserabili'.

Video promozionale di New Kings of the World. Dispatches from Bollywood, Dizi, and K-pop (2019)

Aggiornamento del 3 luglio 2023 - Vi segnalo l'intervista concessa da Fatima Bhutto a Federico Chiara, pubblicata oggi da Vogue Italia:

'Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Volevo esplorare la politica della cultura, più specificamente il modo in cui la cultura viene usata come forma di potere. L’hard power è fatto di carri armati, pistole e guerra, il soft power è Elvis e la Coca-Cola e il rock and roll. Trasporta le idee in modo gentile ma non innocente.

Perché siamo sempre più attratti da culture pop non occidentali? E perché pensi che queste ultime stiano perdendo colpi?
Il processo di globalizzazione è cambiato tanto ma ha anche tradito molte promesse: è stato detto che avrebbe portato ricchezza e opportunità per tutti, che ci avrebbe collegato attraverso gli oceani e avrebbe trasformato in meglio le nostre esistenza. È successo, ma solo per alcuni. A milioni di persone è stata venduta la stessa promessa, col risultato che hanno lasciato le loro case nei villaggi per trasferirsi nelle grandi città aspettandosi di essere trattate come capitani d’industria, ma lì si sono trovate alienate, isolate, abbandonate. (...)

Parli di migranti che affrontano spostamenti a breve e a lungo raggio, dunque.
La maggior parte delle migrazioni nel mondo di oggi non riguarda tanto le persone che abbandonano l’Africa o l’Asia per trasferirsi in Europa, ma chi si sposta all’interno dei propri Paesi, muovendosi dai villaggi alle città. E la cultura pop occidentale non descrive questa difficoltà, questa sofferenza che stanno vivendo centinaia di milioni di migranti. Ma gli spettacoli turchi sì, gli spettacoli nigeriani sì, Bollywood sì, parlano di quella solitudine e umiliazione e di quanto sia difficile vivere una vita dignitosa nel mondo moderno. I film o le serie occidentali parlano di supereroi, sesso, miliardari. Non parlano più di ciò che il mondo sta affrontando.

Bollywood ha un’industria dell’intrattenimento molto ben avviata: quali sono gli ingredienti del suo duraturo successo?
Quando nel 2019 ho scritto Nuovi re del mondo, Bollywood era un’industria diversa. Se dovessi riscriverlo oggi non la includerei, e ti spiego la ragione. Fino al 2010 Bollywood è stato uno specchio dell’India riflettendo, di volta in volta, l’ottimismo per l’indipendenza nei film degli anni 40-60, le lotte contro la corruzione e il potere negli anni 70, lo shock del neoliberismo negli anni 90. Oggi è ancora uno specchio dell’India, ma l’India è cambiata: al governo c’è un partito indù che ha una storia di violenza contro le minoranze - si pensi ai massacri del Gujarat contro i musulmani nei primi anni 2000 o alla violenza contro i cristiani in Assam oggi. I film mainstream ora riflettono questo: sono solo noiosa propaganda, non arte'.

09 aprile 2023

SFILATA DIOR AUTUNNO 2023 A MUMBAI


La collezione Autunno 2023 di Christian Dior, disegnata dalla direttrice creativa Maria Grazia Chiuri, è stata presentata lo scorso 30 marzo a Mumbai, sotto l'imponente Portale dell'India. Oltre cinquanta indossatrici/indossatori erano di origine indiana. Numerose le celebrità presenti, fra cui Anushka Sharma con il marito Virat Kohli, Sonam Kapoor e Rekha.

Dior a Mumbai, la sfilata in India spiegata in 5 punti chiave, Federica Caiazzo, Vanity Fair, 31 marzo 2023:
'John Galliano, che ha guidato Dior per quindici anni dal 1996 al 2011, si era già lasciato ispirare per la Primavera-Estate 1998 da lussuosi gioielli in stile Raj. Ma fu il suo predecessore Gianfranco Ferré, direttore creativo di Dior dal 1989 al 1996, a dedicare all’India un’intera collezione. La collezione Dior Haute Couture Autunno-Inverno 1996/1997 da lui disegnata fu chiamata Passione Indiana. (...) Gianfranco Ferré, che in India aveva trascorso una parte della sua vita, raccontò in seguito: «In India ho vissuto e lavorato per anni, i primi della mia attività: dovendo riassumere in un concetto il senso più vero di questa mia esperienza fondamentale non potrei che ricorrere ad una definizione duplice e apparentemente contraddittoria: semplicità opulenta, elementarità sfarzosa». (...) La collezione Dior Autunno 2023 è stata realizzata con il supporto della Chanakya School Of Craft di Mumbai, che la direttrice creativa ha più volte visitato in prima persona per conoscerne le ricamatrici e scoprire come l’antico know-how viene loro trasmesso'.

Video ufficiale: la sfilata
Video ufficiale: Sonam Kapoor visita la Chanakya School of Craft



Rekha e Maria Grazia Chiuri


Sonam Kapoor e Maisie Williams




Gianfranco Ferré: sfilata Dior Autunno-Inverno 1996-1997

Gianfranco Ferré: sfilata Dior Autunno-Inverno 1996-1997

Gianfranco Ferré: collezione Dior Autunno-Inverno 1996-1997

Gianfranco Ferré: sfilata Dior Autunno-Inverno 1996-1997

Gianfranco Ferré: collezione Dior Autunno-Inverno 1996-1997