03 gennaio 2025

TAMANNAAH A MILANO: SFILATA ROBERTO CAVALLI


Nel settembre 2024 Tamannaah era a Milano per presenziare alla sfilata del marchio Roberto Cavalli, sfilata organizzata nell'ambito della settimana della moda primavera/estate 2025. Video. Tamannaah ha dichiarato nel suo profilo Instagram (condividendo anche un breve video):
'Last night, I had the privilege of attending the breathtaking Roberto Cavalli fashion show in Milan, where the genius of Fausto Puglisi brought to life a stunning tribute to the legendary designer. As I witnessed the exquisite collection unfold, I was reminded of the enduring legacy of Roberto Cavalli - a master who revolutionized Italian fashion with his bold, sensual, and unapologetic aesthetic. Since I was a young girl, I’ve been enamored with Cavalli’s iconic prints, mesmerizing textures, and daring silhouettes that exude confidence and sophistication. His designs have always made me feel like a woman - empowered, sensual, and unstoppable. Fausto Puglisi’s homage collection is a testament to Cavalli’s timeless influence, blending elegance with audacity and refinement with rebellion. Every look was a masterclass in craftsmanship, paying tribute to the maestro’s innovative spirit. To Fausto, the entire Cavalli team, I salute your dedication to preserving the legacy of a true icon. Roberto Cavalli’s spirit continues to inspire generations, and I’m honored to have witnessed this special collection first hand'.




















02 gennaio 2025

M. CATERINA MORTILLARO: KALI YUGA


Dal settembre 2024 è disponibile in formato digitale il romanzo Kali Yuga di M. Caterina Mortillaro, distribuito da Delos Digital. Nel sito ufficiale si legge: 'Giulia, editor per una prestigiosa casa editrice, scopre presso un antiquario di Milano un romanzo di fantascienza dei primi del Novecento, ambientato in India, intitolato "Kali Yuga". Tuttavia, se si tratta davvero di fantascienza, perché le vicende narrate nel libro iniziano a manifestarsi nella realtà? In che modo il destino di Giulia si lega inesorabilmente a quello di Florien, un avvocato franco-indiano specializzato in crimini informatici? E quale è il vero obiettivo dell'uomo celato dietro lo pseudonimo di Kalki? Due uomini e due donne si trovano a combattere contro il tempo per evitare la fine del mondo in un thriller fantascientifico con sfumature esoteriche. La storia si svolge tra Milano, India, Stati Uniti e Porto Rico, intrecciando diversi piani temporali fino a un finale ineluttabile'.


In passato M. Caterina Mortillaro aveva firmato altre opere ispirate dalla cultura indiana, sempre distribuite da Delos Digital: 
* Bollywood Babilonia (2018). Comunicato ufficiale: 'Una stella di Bollywood come Mahi Kapoor dovrebbe morire all’apice di un film drammatico. Non crepare, e crepare male, per davvero: sgozzata in un sordido appartamento di un quartiere malfamato e lasciata dissanguare, seminuda e in posa equivoca. Per il vice commissario Ashit e il suo superiore Khan, questo caso è una vera rogna. E non solo per la notorietà della vittima, che lo pone sotto i riflettori della cronaca nera da prima pagina, ma soprattutto per i pericolosi risvolti politici e sociali che può catalizzare. L’attrice è una delle protagoniste della discussa pellicola Babilonia, un kolossal biblico che, secondo indiscrezioni, offenderebbe l’induismo. Tutta la nazione è infatti già scossa da violenze innescate dalla controversa produzione bollywoodiana. Il regista del film è Arjun Kapoor, marito della vittima, da poco convertito al cristianesimo. Sono gli integralisti hindu gli autori dell’efferato omicidio? O si è trattato di un mero delitto passionale, legato alla vita sessuale piuttosto disinvolta della donna? O che altro? Quale sia la risposta, non sarà semplice. Né priva di sorprese'.


* Devaloka. Il pianeta degli dèi (2019). Comunicato ufficiale: 'Il mondo intero resta sconvolto quando un incidente coinvolge la nave colonica destinata a popolare Marte, e il fragile equilibrio planetario è messo ancora di più a dura prova quando si scopre che, per salvare la missione, è stato necessario lasciar andare alla deriva i moduli dell'astronave che ospitavano i coloni indiani. Ma il destino di quei coloni non era la morte. Qualcosa accade, e anni dopo cominciano a circolare strane voci sul comandante di quella missione. Che sarebbe tornato sulla Terra per portare il messaggio degli dèi. Per mostrare una nuova strada, una strada che porta in un luogo oltre ogni immaginazione'.

IL MATRIMONIO DI AMY JACKSON IN CAMPANIA


Dopo un breve soggiorno sul lago di Como, il 24 agosto 2024 Amy Jackson e Ed Westwick hanno celebrato il loro matrimonio - la cerimonia religiosa, i due attori si erano già uniti con rito civile il 9 agosto a Londra - al Castello di Rocca Cilento in provincia di Salerno. Amy ha sfoggiato un elegantissimo abito da sposa firmato da Alberta Ferretti, e ha commentato nei suoi profili social: "Alberta, you didn't just bring that vision to life - you surpassed it in every way. I've always admired your incredible talent and adored wearing your designs over the years, but this gown is by far the most special to me. Thank you from the bottom of my heart for making my dream come true." Video. Vi segnalo l'articolo Il matrimonio di Ed Westwick e Amy Jackson. L'ex Chuck Bass di Gossip Girl ha detto sì tra la Costiera Amalfitana e il Cilento, intervista e tutte le foto in esclusiva, di Laura Tortora, pubblicato da Vogue Italia il 26 agosto 2024:


'«Quando abbiamo visitato Capri e la regione di Amalfi nel 2022, ci siamo sentiti catapultati indietro nel tempo, nel glamour della Hollywood degli anni '60. Castello di Rocca Cilento, dove abbiamo celebrato il nostro giorno speciale, è orgoglioso del motto “Qui, regna l'Amore”. È stata davvero l'ambientazione perfetta per noi.» (...) Amy ha sempre saputo che il suo abito da sposa lo avrebbe disegnato Alberta Ferretti. «La squisita maestria e l'attenzione ai dettagli di Alberta mi hanno confermato fin da subito che ero in ottime mani. I suoi abiti mi hanno sempre colpito per il loro fascino senza tempo e per il modo in cui celebrano la femminilità con tanta grazia, che è esattamente ciò che immaginavo per il mio abito da sposa. Volevo unire l'estetica classica della sposa con la moda e la raffinatezza moderna. L'abito presenta un corpetto senza spalline che accentua elegantemente le spalle e la scollatura. Adoro gli strati a cascata e i drappeggi che si adattano perfettamente al velo. Quest'ultimo mi ha lasciato senza fiato quando l’ho visto per la prima volta nel Palazzo di Milano di Alberta! (...) Non potevo credere che fosse stato progettato per essere indossato da me: mi sono commossa! Il velo ha un bordo in pizzo che completa perfettamente la semplicità dell'abito in Mikado, aggiungendo un tocco di tradizionale eleganza nuziale pur mantenendo un approccio contemporaneo. (...) Ci siamo innamorati dell'Italia per il suo stile straordinario, il cibo delizioso e il profondo senso della famiglia: per noi era la destinazione perfetta! La Costiera Amalfitana con il suo romanticismo senza tempo e quel fascino vintage è stata il luogo perfetto per i nostri festeggiamenti».

Amy Jackson e Alberta Ferretti

L'evento è iniziato venerdì con una crociera al tramonto a bordo della Motonave Patrizia. «Abbiamo navigato lungo la costa di Ravello, Positano e Sorrento fermandoci a Capri per un tuffo mentre il sole tramontava dietro i celebri Faraglioni. Il secondo giorno è stato il nostro Grande Giorno, e si è svolto presso lo storico Castello di Rocca Cilento». (...) Il terzo e ultimo giorno, gli sposi hanno salutato gli ospiti ai Giardini Del Fuenti, nella storica Vietri Sul Mare, un pittoresco giardino e beach club scavato nella roccia della Costiera Amalfitana. (...) Il matrimonio si è tenuto in Cilento. Castello di Rocca Cilento, un castello del XVI secolo recentemente ristrutturato dalla famiglia Sgueglia, ha una vista mozzafiato. Il rito si è svolto sulla terrazza al tramonto alle 17:00. (...) «Uno dei momenti più emozionanti è stata la processione attorno alle mura del castello dopo la cerimonia. Abbiamo fatto il giro con bicchierini di limoncello in mano, accompagnati da musicisti e sbandieratori che hanno guidato noi, i nostri amici e la nostra famiglia attraverso le strade acciottolate»'. 








31 dicembre 2024

GIFFONI FILM FESTIVAL 2024


La 54esima edizione del Giffoni Film Festival si è svolta dal 19 al 28 luglio 2024. In cartellone il documentario Until I fly, coproduzione indo-francese diretta da Kanishka Sonthalia e Siddesh Shetty, e Parikrama, coproduzione indo-italiana diretta da Goutam Ghose e interpretata (fra gli altri) da Chitrangada Singh. Nel sito ufficiale della manifestazione si legge:


'Ad aprire l’anteprima assoluta di Parikrama - La storia di Lala di Goutam Ghose è l’ideatore e fondatore del festival Claudio Gubitosi «Noi vediamo film che narrano storie e poi ci sono storie che diventano film». Il film, infatti, nasce dal libro di Sergio Scapagnini “La storia di Lala” che ha affascinato il regista Goutam Ghose (unico regista indiano ad aver ricevuto il Premio “Vittorio De Sica” alla carriera). Lala, in particolare cattura l’attenzione di Ghose, è un simbolo di forza e resilienza, un ragazzino che fa di tutto per cercare di aiutar la sua famiglia. L’altro protagonista del film è Alessandro, un regista italiano che realizza film su questioni ambientali, le storie dei due si intrecciano nel viaggio in India del regista. L’opera non vuole essere il tipico film sugli occidentali in India, al contrario mostra come l’umanità sia una. In sala Galileo l'Ambasciatrice dell'India H.E. Vani Rao sottolinea che onore è per lei presentare la prima co-produzione indo-italiana riconosciuta nell'accordo intergovernativo "Audio Visual Co-Production Agreement between India and Italy" e che vede il nostro Ministero della Cultura e la Regione Campania, il Ministry of Information and Broadcasting e il Ministry of Tourism of Madhya Pradesh compartecipi per la realizzazione del film. Ospiti del Giffoni #54 sono gli attori e il regista che hanno lavorato a Parikrama - La storia di Lala. Marco Leonardi, Cristina Donadio, Enzo Decaro, il produttore Sergio Scapagnini e il regista Goutam Ghose onorano il festival della loro presenza. Cristina Donadio, interprete della madre di Alessandro, racconta di come la preparazione sia stato un viaggio complesso e meraviglioso «ancora adesso se penso agli occhi di Lala mi commuovo». Marco Leonardi definisce il film un’opera spirituale, rappresenta, infatti, il pellegrinaggio più grande del mondo su un fiume sacro oggi deviato dalle dighe. L’India è stata dilaniata dalle dighe e il protagonista Alessandro non può fare a meno di adirarsi alla vista di tanta mostruosità. Enzo Decaro descrive il film come in grado di unire il mondo letterario di Scapagnini e quello cinematografico di Ghose. «Lala è l’archetipo totale di fede, coraggio e sorridente ottimismo» racconta, infine, Sergio Scapagnini'.


Vi segnalo anche l'articolo Giffoni Film Festival, presentato in anteprima “Parikrama” con Marco Leonardi, Ilaria Cotarella, Il Mattino, 22 luglio 2024:
'«Questa storia viene fuori grazie a Sergio Scapagnini che ha ben pensato fosse una buona sceneggiatura per un film. Ci sono molti italiani che restano affascinati dall'India e che ci vengono per motivi di lavoro. Al di là delle differenze culturali io credo che gli esseri umani siano tutti uguali» ha affermato il regista Ghose, «È una pellicola di emozioni e di sogni. Credo che dentro ci sia anche un'esortazione ad amare tutti coloro che ci circondano». «La preparazione di questo film è stata complicata ma è stato un viaggio meraviglioso. Se penso agli occhi di Lala, il protagonista, ancora mi commuovo», ha affermato Cristina Donadio, «Io interpreto la mamma del regista, autenticamente dolce ed autoritaria allo stesso tempo. Sono orgogliosa di aver fatto parte di questo film, invito tutti ad andare a vederlo quando uscirà», ha concluso. «Scapagnini mi ha voluto nel suo film perchè ho interpretato Maradona», ha commentato ironicamente Marco Leonardi, «La sceneggiatura del film non mi è arrivata subito e quindi ho trascorso molto tempo a dialogare con Sergio, perchè volevo capire e soprattutto perchè mi interessava sapere il motivo del suo amore per l'India, che lo stesso protagonista ha. Ho pensato, a tratti, di interpretare Scapagnini perchè lui è stato tanti anni lì. Ha realizzato molte cose lì. Alex, il protagonista, ritorna in India per capire il progresso come abbia agito sui villaggi di contadini. Il progresso tanto offre, quanto toglie», ha sottolineato Leonardi.'

Giffoni Film Festival: al centro, Goutam Ghose


Lo scorso 7 dicembre Parikrama è stato proiettato al Kolkata International Film Festival. La pellicola dovrebbe essere distribuita nelle nostre sale nei primi mesi del 2025.
Nel corso della sua luminosa carriera, Goutam Ghose ha collezionato una quantità criminale di National Film Award (fra gli altri). Numerosi e importanti i legami con l'Italia: 
* nel 1984 Paar viene presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, Naseeruddin Shah vince il premio per il miglior attore; 
* nel 1994 Patang è in cartellone al Taormina Film Fest, Shabana Azmi conquista il premio per la miglior attrice; 
* nel film del 1995 Vrindavan Film Studios, coproduzione italo-indiana diretta da Lamberto Lambertini, Ghose interpreta se stesso. Nel cast, fra gli altri, Sonali Kulkarni, Soumitra Chatterjee ed Enzo Decaro. Sergio Scapagnini collabora alla produzione;
* nel 2004 il documentario Impermanence, coproduzione indo-italiana, viene presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Cinema Digitale;
* nel 2006 Ghose viene insignito dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana.

Goutam Ghose e Sergio Scapagnini, Kolkata, dicembre 2024

Nel corso del festival è stato consegnato al regista Ackshaj Anand il premio per il miglior film assegnato dalla rassegna Giffoni Shock (la cui prima edizione si era svolta dal 16 al 20 aprile 2024) al cortometraggio di animazione That doesn't fit (visionabile qui). Nel sito ufficiale del festival si legge:

Ackshaj Anand

'È appena arrivato dall’India e, con i suoi appena 23 anni e un entusiasmo che contagia i giffoner +18, il regista Ackshaj Anand riceve il premio Giffoni Shock, un concorso per opere sperimentali alla sua prima edizione, con il cortometraggio “That doesn’t fit”. “Sono felice di essere qui. Questo è il mio primissimo film - dice - E questa è la mia prima volta in Italia”. E racconta di aver deciso di “partecipare a Giffoni Shock perché mi piaceva Giffoni - spiega - ma anche perché, sebbene il mio corto non si rivolga solo a un pubblico giovane ma a un pubblico di ogni età, mi faceva piacere condividerlo con i ragazzi per dire loro di non essere come gli altri, di non seguire regole precostituite, ma di essere semplicemente se stessi”. Il corto incanta i giffoner nella sala verde a dispetto della sensazione di disagio continuo rappresentata nel film. “Si tratta di scene di vita che nel corso della mia crescita ho osservato e vissuto - spiega Anand - Mi sono basato su cose della vita fatte e vissute senza neanche un perché”. E spiega: “Ho sempre frequentato gruppi di persone molto diversi e non mi sono sentito mai membro di ognuno di quei gruppi. Però va bene così perché non bisogna necessariamente provare un senso di appartenenza”. Insomma, ribadisce, “il corto nasce dal senso di frustrazione che provo ogni giorno quando non riesco a fare quello che voglio”. 
Appassionato di manga e anime, Anand racconta: “Fino a cinque anni fa non avevo idea di cosa volevo fare. Poi, a 18 anni ho iniziato a capire di avere una passione. All’inizio ho cominciato a fare schizzi sui quaderni e ho iniziato a capire dove mi poteva portare questa passione”. Quei quaderni Anand li ha portati con sé dalla sua India per permettere ai ragazzi di sfogliarli. Del resto, lo stesso storyboard del corto è stato fatto tutto su carta. E non solo: “A parte la postproduzione - racconta - ho fatto tutto da solo. Ci sono voluti circa sei mesi. Ho fatto tutto un passo alla volta. Quindi - dice ai ragazzi - tutti potete riuscire a fare un lavoro del genere”. Non mancano, in risposta alle numerose curiosità dei giffoner, le spiegazioni su alcune scene del corto: “La scena dei pezzi del puzzle che si uniscono nasce dal fatto che alla fine c’è sempre qualcosa che non va. Credo sia la rappresentazione di quello che siamo anche quando ci troviamo in situazioni con gente che conosciamo, perché non riusciamo mai a sentirci inseriti in un contesto al cento per cento”. Quanto alla scelta dei colori, “c’è un preciso schema: da un lato verde e blu, dall’altro lato il giallo. E poi ho voluto riprendere anche la vivacità di alcune strisce di fumetti che hanno colori così forti e vividi”. Ma quanto all’ispirazione, confessa che “sebbene cresciuto più con anime e manga”, ha tratto ispirazione “da artisti di tutto il mondo”. Ricevuto il premio Giffoni Shock e incassati i complimenti entusiasti della sala, il giovane regista indiano parla dei suoi progetti futuri: “Vorrei continuare con l’animazione. Questo è stato il mio primissimo film, spero di poterne fare tanti altri”.'


30 dicembre 2024

JANICE PARIAT: TUTTO CIÒ CHE LA LUCE TOCCA


Nel giugno 2024 è stato distribuito nelle librerie italiane Tutto ciò che la luce tocca, romanzo di Janice Pariat pubblicato da Adriano Salani Editore. Nella seconda metà di settembre la scrittrice era in Italia (Milano, Pordenone, Rovereto, Vicenza, Roma) per presentare l'opera.  

'Come è nata l’idea del tuo libro, Tutto ciò che la luce tocca?
Ho impiegato 10 anni a scrivere questo libro. Quindi è stato un processo molto lungo che è iniziato quando un giorno mi trovavo a Salisbury, nel Regno Unito, in un giardino bellissimo dove c’era una mostra sulle donne botaniste dell’epoca vittoriana ed eduardiana che mi ha molto appassionato. Lì ho scoperto la vita di queste donne che per l’epoca era un po’ “indisciplinata”, viaggiavano, amavano raccogliere le piante, dipingevano... Insomma facevano una serie di cose considerate inusuali per le donne di quel periodo. Le loro vite mi hanno molto ispirato. Così, ho immaginato l’esistenza di una giovane botanista dell’Inghilterra edoardiana che intraprende un viaggio in nave fino all’India per cercare qualcosa. Ho scritto questo libro proprio per scoprire che cosa questa giovane donna stesse cercando in India. Il romanzo inizia infatti così.

Cosa hanno in comune i tre protagonisti del tuo romanzo, Shai, Evelyn e Goethe, così diversi tra loro?
Tutti i protagonisti hanno in comune un grande amore per la natura. Linneo e Goethe sono molto diversi e hanno visioni molto diverse, però condividono l’interesse per gli organismi naturali. I personaggi hanno in comune anche il fatto di muoversi, di essere in viaggio, non solo fisico ma anche interiore. Si chiedono chi sono, vogliono sapere qual è il loro posto nel mondo. Per esempio, Linneo non è un grande amante dei viaggi, però anche lui, come gli altri è alla ricerca di qualcosa. Il mio è un libro sulla fluidità, quindi i personaggi devono essere fluidi, devono muoversi. Un altro aspetto che li accomuna è di essere lontani dalle loro famiglie biologiche, perché in realtà sono alla ricerca della loro famiglia, al di là dei legami di sangue, cioè sono alla ricerca di persone che li comprendano e sostengano. Tutti i miei protagonisti alla fine le trovano e in questa ricerca degli altri trovano anche se stessi.

Janice Pariat

Ci spieghi che cos’è il Diengiei e cosa simboleggia nel romanzo?
Tutti i personaggi del mio libro sono alla ricerca di una versione migliore e vera di se stessi. Questo proviene da un’idea che ha influenzato Goethe e che è stata elaborata da Spinoza, cioè tutte le persone sono mosse in un certo senso dal desiderio di essere una versione migliore di sé. È come se tutti gli individui si muovessero lungo una stessa traiettoria, spinti dal medesimo fine. Il Diengiei è un albero mitologico che simboleggia appunto la perfezione, un’idea che però non si realizza e concretizza mai. Perciò, questa pianta rimane mitica, perché non esiste nulla di perfetto e impeccabile. Ciò che è importante non è arrivare alla meta, quanto compiere questo viaggio alla ricerca di una versione migliore di sé. La pianta simboleggia la perfezione, l’unità.

Il Diengiei corrisponde alla pianta originaria di Goethe?
Nel libro c’è la contrapposizione tra la pianta originaria di Goethe e il Diengiei indiano, nel senso che quest’ultimo funge da ponte tra il poeta tedesco e la scienza indiana. Ma la pianta originaria di Goethe e il Diengiei si legano nel contrapporsi alla scienza occidentale.

Hai visitato gli orti botanici di Padova e Palermo che hanno ispirato Goethe?
Purtroppo non sono riuscita a visitare l’orto botanico di Padova. Avrei voluto tanto vedere la palma che ha ispirato Goethe, ma quando avevo pianificato di andarci, mentre mi trovavo a Roma nel marzo 2020, è scoppiato il Covid, c’è stato il lockdown e sono rimasta bloccata lì. Ho visitato però altri luoghi dove è stato Goethe, specialmente a Roma, e in un’altra occasione sono stata all’orto botanico di Palermo.

Sei un’appassionata di botanica?
Assolutamente sì. Ma avendo scelto un percorso umanistico, ho dovuto abbandonare lo studio della botanica. Però, durante la pandemia ho riscoperto il legame con la natura e con le piante, perché ho trascorso il lockdown in un appartamento con un piccolo giardino che è stata anche la mia fonte di sostentamento, mi ha nutrito. Mi sono presa cura delle piante e le piante si sono prese cura di me. In un certo senso è come se la natura fosse ritornata nella mia vita, proprio nel momento in cui stavo scrivendo il libro. C’è stata una sorta di relazione binaria, la natura è tornata da me e io ho riscoperto la natura. Ovviamente sono un giardiniere che sta ancora imparando a prendersi cura delle piante, ma quando ci si occupa di loro non si smette mai di imparare'.

29 dicembre 2024