13 dicembre 2022

RIVER TO RIVER FLORENCE INDIAN FILM FESTIVAL 2022


La 22esima edizione del River to River Florence Indian Film Festival si è svolta dal 6 all'11 dicembre 2022. Fra i titoli in cartellone, segnalo Shabaash Mithu, Devdas, Dobaaraa, Almost Pyaar (pellicola di chiusura) e il cortometraggio The Astronaut and his Parrot di Arati Kadav. Anurag Kashyap ha presenziato, in qualità di ospite d'onore, alle proiezioni di Dobaaraa e Almost Pyaar, rispettivamente il 10 e l'11 dicembre. Dobaaraa si è aggiudicato il premio per il miglior lungometraggio.

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

- video Anurag Kashyap ospite d'onore del "River to River" 2022, Elisabetta Vagaggini, InToscana, 9 dicembre 2022. 

- Anurag Kashyap: da Mumbai a Netflix, l'ascesa irresistibile di un outsider, La Nazione, 9 dicembre 2022: '"Dopo che "Black Friday" venne censurato nel mio paese, venni invitato da Marco Muller in qualità di giurato alla Mostra del Cinema di Venezia, dove ho conosciuto Liliana Cavani, Paolo Sorrentino e Luciano Ligabue - ricorda - Da giovane, sono rimasto fulminato dalla visione di 'Ladri di Biciclette' di Vittorio De Sica e 'La meglio gioventù" di Marco Tullio Giordana, a cui mi sono ispirato per la struttura ad episodi di "Gangs of Wasseypur", ma non ho avuto ancora occasione di lavorare con voi: nel 2014 era in cantiere un film con Toni Servillo sul viaggio di Rossellini in India, ma la morte del produttore lasciò il progetto in stand-by".' 


'Almost Pyaar (...) è nato da un incontro con la figlia. “Ha 22 anni ed è molto nota in India come influencer. Io ho 50 anni, non so neanche bene cosa voglia dire aver successo sui social. Il nostro è un paese conservatore, in cui i cambiamenti ci mettono del tempo ad avviarsi. Una volta abbiamo parlato di un suo amico gay e lei mi ha dato del migrante che sta cercando di adeguarsi ai tempi, dicendo che per lei era un amico e basta e che ai giovani non interessa di definire le persone per la loro sessualità. Ha un podcast molto popolare su Spotify e un canale YouTube e Instagram molto seguiti, tanto che ogni tanto mi fermano per parlare di lei, più che di me. I giovani hanno una percezione diversa della vita, per quello con Almost Pyaar ho voluto raccontarli. Per loro è normale dormire insieme fra amici di sesso diverso, mentre ai miei tempi non capitava. Loro si fidano, sono sereni e per capirli meglio ho raccontato una storia di due coppie, una a Londra e una in un paesino indiano di montagna, interpretata dagli stessi attori”. (...) Ha iniziato con il cinema trasferendosi pieno di speranze dal suo paese nell’Uttar Pradesh nella capitale del cinema indiano, Mumbai, senza conoscere nessuno e cavandosela per mesi con espedienti. “All’epoca l’industria era in mano a poche famiglie, ero un outsider e ho coinvolto nei miei film giovani attori e outsider come me che sono diventati la mia famiglia. Ora in molti hanno successo. Per me è importante cambiare, non essere etichettato. Tutti volevano che continuassi a raccontare storie di gangster, ma voglio sempre fare altro. Il successo distrugge molti registi e molte star, che fanno sempre le stesse cose per rispondere alle aspettative del pubblico. Anche nei miei film di genere inserisco sempre riferimenti al tempo e al luogo in cui racconto le mie storie: l’India dei problemi sociali, delle diseguaglianze e discriminazioni. (...) Poi c’è la censura che crea problemi, devi andare avanti facendoti furbo. Per esempio ho girato un remake, Dobaaraa, perché avevo bisogno di fare un film ‘tranquillo’, dopo aver avuto difficoltà con il governo. Abbiamo lavorato sulla sceneggiatura dell’originale quando ancora non era uscito, tanto che alla fine il nostro è un film diverso”.'


'Sulla genesi di Almost Pyaar Kashyap racconta che un ruolo importante è stato giocato da sua figlia, Aaliyah. “L’india è ancora un paese molto conservatore, per quanto sia in transizione. Un esempio: l’omosessualità viene accettata, ma in modo molto accondiscendente, quasi compassionevole. Le persone della mia generazione si sentono progressiste solo perché conoscono il significato della sigla Lgbtqa+. I giovani invece vivono in un mondo completamente diverso, sembrano aver risolto tutti i tabù relazionali e legati alla sessualità che per noi sono ancora così problematici. Quello che per noi è promiscuità, per loro sono contesti tranquilli vissuti con sicurezza. Mia figlia, che lavora come influencer, mi dice spesso che in questo nuovo mondo sono come un migrante, devo affrontare un viaggio per raggiungerlo. Ho girato “Almost Pyaar” per intraprendere questo viaggio, per capire meglio le nuove generazioni e gli antagonisti che vi si oppongono: i padri, le madri, ma soprattutto il sistema patriarcale, in un piccolo villaggio dell’India come nella metropoli inglese. “Almost Pyaar” è un film su ragazze e ragazzi, e sono loro i protagonisti assoluti. Ma è anche un film dove la musica è protagonista, musica elaborata con gli stessi protagonisti per ottenere una soundtrack che fosse giovane davvero, come loro”. Sulla relazione con Netflix racconta: “È iniziata nel 2012, quando il mio film “Gangs of Wasseypur” è stato trasformato in una miniserie per gli Stati Uniti ed ha avuto un successo enorme. Netflix mi ha contattato su Facebook e da lì siamo partiti con “Sacred Games”. Devo dire che la piattaforma mi sostiene moltissimo, dopo l’uscita in sala acquisiscono tutti i miei film. Anche “Almost Pyaar” sarà lì a breve”. Ci sarà una terza stagione di “Sacred Games”? “Purtroppo no - spiega Kashyap - mi sarebbe piaciuto, ma non è prevista al momento”. Riguardo al rapporto col cinema italiano, oltre alla rivelazione dei film di De Sica, Kashyap aggiunge: “Nel 2009 ho partecipato alla giuria della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia su invito di Marco Müller, e lì ho conosciuto diversi cineasti: Liliana Cavani, Gabriele Mainetti, Paolo Sorrentino. Addirittura nel 2014 avrei dovuto girare un film indo-italiano sul viaggio di Roberto Rossellini in India con Servillo protagonista, ma il progetto è in stop a causa di questioni produttive. Tra i registi contemporanei in Italia quello con cui di più vorrei lavorare è Mainetti: il suo “Lo chiamavano Jeeg Robot” è uno dei migliori film di supereroi di ogni tempo per me”. Kashyap è un autore capace di passare dal gangster movie alla commedia romantica, dall’horror al prodotto seriale. “Guardo moltissimi film di ogni genere e tutto ha influenza su di me. Non voglio rimanere chiuso in una specifica categoria e diventare “il regista di film d’azione”, o “il regista di polizieschi”. Dopo il successo di “Gangs of Wasseypur” da me ci si aspettava che avrei continuato su quella traccia, ma proprio per questo ho preferito cambiare. Non voglio rimanere incollato a un’aspettativa specifica, perché sono proprio queste a rovinare gli artisti”. Il genere inoltre è un modo per trattare temi altrimenti difficilmente approcciabili: “In “Almost Pyaar” oltre alla questione del patriarcato si tocca il tema della convivenza tra indù e mussulmani, tema molto caldo in India. Per questo il film ha richiesto del tempo per essere sdoganato dalla censura. Per me è importantissimo riflettere sul mio paese quando faccio film, e per farlo utilizzo lo strumento del genere, che è anche un modo di aggirare certi blocchi”.'

Vedi anche: River to River Florence Indian Film Festival 2012. Kashyap era intervenuto anche in quell'edizione della manifestazione.

(Fotografie: profilo Facebook del festival).