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30 gennaio 2025

QUESTIONE DI STOFFA


Questione di stoffa è un film per la televisione diretto da Alessandro Angelini e interpretato da Kabir Bedi e da Pierpaolo Spollon. Questione di stoffa era stato proiettato in anteprima il 2 ottobre 2024 a Torino nel corso della 76esima edizione del Prix Italia. In quell'occasione Kabir aveva partecipato ad una conferenza stampa e alla proiezione della pellicola. Il 3 novembre il film era stato trasmesso in prima serata da Rai 1, guadagnandosi la preferenza di 2.301.000 spettatori. Lo stesso giorno, nel pomeriggio, l'attore indiano era ospite di Domenica In.
Video Rai: conferenza stampa al Prix Italia
Video Rai: Domenica In

Prix Italia 2024


'D: Kabir Bedi, cosa l’ha spinta ad accettare questo ruolo?
«Noi attori cerchiamo sempre ruoli interessanti, in questo caso si è trattato di qualcosa di molto speciale per me perché è una storia di indiani e italiani e per quarant’anni ho provato a migliorare i rapporti tra queste popolazioni. In questa prospettiva è una storia perfetta per trasmettere il messaggio che la cooperazione è meglio del conflitto, specialmente oggi in cui c’è la guerra in Europa, in Medio Oriente e in altre parti del mondo. La guerra non serve a nessuno. È stato bello interpretare questo ruolo e lavorare con questo cast: tutti noi abbiamo da imparare dagli altri. Ho avuto l’opportunità di lavorare con Alessandro Angelini e una nuova generazione di attori come Pierpaolo Spollon». (...)
D: Angelini, (...) per questo film tv è anche sceneggiatore su quali elementi avete puntato? (...)
«Kabir si è messo con grande generosità al servizio del film e una battuta che fa quando entra nella sartoria ‘concorrente’ è una delle più riuscite perché ci fa entrare direttamente anche in quella che è un po’ la storia di Kabir con l’Italia».'

Prix Italia 2024

Vi ricordo che, al termine delle riprese di Questione di stoffa, tra la fine di luglio e gli inizi di agosto 2024 Kabir Bedi era in Puglia in vacanza. Video girato dall'attore ad Ostuni. Video girato ad Alberobello. Inoltre approfitto per segnalarvi il video Mediaset della partecipazione di Kabir (dal minuto 14.00) e Romina Power alla puntata del 15 dicembre 2024 di Verissimo.

Domenica In

Domenica In




25 aprile 2024

SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO 2024


La 36esima edizione del Salone Internazionale del Libro si svolgerà a Torino dal 9 al 13 maggio 2024. Il 10 maggio Salman Rushdie sarà ospite della manifestazione per presentare il suo nuovo lavoro, Coltello. Meditazioni dopo un tentato assassinio, pubblicato da Mondadori, in libreria dal 16 aprile 2024. Roberto Saviano condurrà l'evento. Nel comunicato stampa della casa editrice si legge: 'Coltello è l’opera di un Maestro delle Lettere all’apice delle sue capacità, che scrive con passione, con dignità, con onestà incondizionata. È anche un ricordo profondamente commovente del potere della letteratura di dare un senso all’impensabile, una meditazione intima e rassicurante sulla vita, sulla perdita, sull’amore, sull’arte e sul trovare la forza di rialzarsi'.
Vi segnalo inoltre che l'11 maggio Radhika Jha presenterà al Salone il suo ultimo romanzo, La foresta nascosta, pubblicato da Sellerio Editore. Il giorno prima la scrittrice sarà all'Università di Torino, e il 12 maggio inaugurerà a Masio il festival letterario Parole sotto la Torre. 



RASSEGNA STAMPA/VIDEO (relativa alla partecipazione di Rushdie e aggiornata al 14 maggio 2024)

- Video Rai: conferenza stampa, Tg3, 9 maggio 2024
- Video Rai: Il cavallo e la torre, 10 maggio 2024
- Video Rai: Il cavallo e la torre, 10 maggio 2024
- Video LA7: In altre parole, 11 maggio 2024
- Video LA7: In altre parole, 11 maggio 2024
- Video Rai: Quante storie, 13 maggio 2024
- Video Mediaset: Quarta Repubblica, 13 maggio 2024


- Salman Rushdie, brutto momento per la libertà di stampa, Amalia Angotti, ANSA, 10 maggio 2024:
'Una vera standing ovation accoglie Salman Rushdie e Roberto Saviano all'ingresso all'Auditorium del centro congressi del Lingotto. La sala è strapiena e ad accoglierli c'è la direttrice Annalena Benini che considera la presenza dello scrittore indiano dei Versi Satanici un fiore all'occhiello del suo primo Salone. "Sono qui per dirvi quanto abbiamo desiderato questo incontro. Siamo emozionatissimi di avere Rushdie qui in Italia per la prima volta dopo l'attentato. Con Saviano sono legati da molti anni. Questo è un incontro fra scrittori, fra amici, ed è un incontro di libertà", afferma Benini. I due condividono anche la condizione di 'sopravvissuti' come osserva Rushdie. "Mi chiedi come abbia fatto a superare tutto, ma tu ne sai qualcosa, credo che per te sia ben peggio di quanto lo sia stato per me". Un tema è il rapporto tra potere e intellettuali. "Scrittori, giornalisti, intellettuali sono sotto attacco, è un brutto momento per la libertà di espressione. Pensavo fossero guerre già vinte e invece dobbiamo ripartire daccapo e ricominciare a combattere. Lo faremo" assicura lo scrittore saggista naturalizzato britannico tornato in libreria con Coltello (Mondadori). A Saviano, che lo ringrazia per la solidarietà espressa nei suoi confronti per il contenzioso con la premier Giorgia Meloni, Rushdie dice: 'Io sono stato citato in giudizio da Indira Gandhi quando ho scritto I figli della mezzanotte per una frase che riguardava suo figlio, quindi non sei il primo". (...) 


Durante l'incontro Rushdie parla del tentato assassinio di due anni fa e dei momenti duri che sono seguiti. Al pubblico chiede un applauso per la moglie la poetessa, narratrice e artista afroamericana Rachel Eliza Griffiths che lo ha curato e assistito. "Ha fatto tutto lei, ha organizzato tutto, mi ha dato tutto l'amore e l'assistenza possibile, senza mai farmi sentire tutta la sua sofferenza", racconta. "Ho scoperto di essere più forte di quanto pensassi, ho scoperto di essere resiliente solo dopo l'attentato" aggiunge. E a chi in tanti momenti difficili della sua vita lo ha accusato di avere pensato a cose frivole replica: "Vivo a New York da 25 anni e per 23 tutto è andato bene. Ho vissuto una vita normalissima, ho fatto tour per presentare i miei libri, ho tenuto conferenze, non ho avuto mai problemi. Ho avuto un ventennio di vita buona e ora ne voglio altri venti. Che mi faranno arrivare a 97 anni, ma sto già pensando alla festa dei miei cento anni. E deve essere una festa da ballo. Quindi ci vuole un dj molto attempato. Insomma ti riprendi la vita, nessuno te la ridà".'  


'Protagonista indiscusso della seconda giornata del Salone del libro di Torino lo scrittore Salman Rushdie. (...) Un’ora e mezza di coda per le rigide misure di sicurezza per i fortunati che sono riusciti a prenotare un posto nell’Auditorium del Lingotto. A dialogo con lo scrittore angloindiano Roberto Saviano. (...) Per chi si aspettava un incontro dai toni cupi si è dovuto ricredere. (...) Saviano chiede subito a Rushdie di partire dalla ricostruzione del suo tentato assassinio il 12 agosto 2022 a Chautauqua, una cittadina dello Stato di New York. (...) Certo, i racconti drammatici non mancano, (...) ma sono affrontati con la levità e l’ironia che lo contraddistinguono e avvolti dalla tenerezza nei confronti della moglie Eliza, sempre al suo fianco nel duro percorso di ripresa. Saviano stesso fa notare come il libro sia pieno di digressioni ironiche, come quando racconta che al momento di constatare quanto fossero profonde le ferite, Rushdie era più preoccupato per il vestito nuovo che dovevano tagliare. E in fondo traspare dall’intervista come tutto il romanzo sia un inno alla vita e un omaggio all’amore e alla letteratura.


Saviano chiede a Rushdie come sia riuscito a rimanere scrittore dopo la condanna della fatwa e a tenere alto lo standard dei suoi libri senza cedere davanti agli attacchi ricevuti anche dagli altri scrittori e Salman racconta di come ha scoperto di essere più forte di quanto pensasse: “Mio figlio all’epoca aveva 10 anni e mi chiese perché non scrivessi libri che potesse leggere lui. Io gli risposi che finito di scrivere il libro a cui mi stavo dedicando (era I versi satanici), avrei scritto un libro che gli sarebbe piaciuto. Poi è diventato impossibile. Però avevo fatto una promessa e così ho scritto “Harun e il mar delle storie”. Ecco, il mio ritorno alla scrittura è stato questo: scrivere una favola per un bambino. Ci potevano essere molti modi con cui distruggere la mia carriera: la paura, la rabbia, la vendetta, ma queste cose mi avrebbero distratto dalla mia arte. Mi sono detto: ho scritto cinque libri, continua a stare sulla tua strada e segui quella. Volevo che i miei libri vivessero di vita propria.”
Saviano: “Come hai fatto per vent’anni a vivere con il peso di una minaccia di morte e l’ostilità dei media e anche di molti intellettuali?” Rushdie: “Beh, tu ne sai qualcosa, anzi penso che per te sia stato ben peggio di quanto lo sia stato per me. Ho pensato che se stavo ad aspettare che andasse tutto bene quel giorno non sarebbe mai arrivato. Certo, mi sono fatto guidare dai servizi segreti. Vivo da 25 anni a New York e per 23 anni ho vissuto in modo normale, senza problemi. Poi questo tipo ha pensato che la questione non fosse chiusa. Ho avuto un ventennio di vita buona e ora ne voglio altri venti così, che mi faranno arrivare a 97 anni. Sto già pensando alla mia festa dei 100 anni e deve essere una festa da ballo con un dj attempato” osserva ridendo.


Saviano nel ringraziare Rushdie per la solidarietà espressa il giorno precedente nei suoi confronti nella disputa con Giorgia Meloni, gli chiede come mai i giornalisti e gli intellettuali vengano percepiti dai ministri come dei rivali politici e come vede il problema della libertà di espressione nei governi populisti. “Trump ha sempre considerato i giornalisti come “nemici del popolo”, strano sentire una frase stalinista pronunciata dal presidente più capitalista. Ma non è niente di nuovo, io sono stato citato in giudizio da Indira Gandhi quando ho scritto “I figli della mezzanotte”, quindi non sei il primo” risponde Rushdie sorridendo, “ è un brutto momento per la libertà di espressione, dobbiamo ricominciare a combattere.”
Sulla sua tenacia nel sopportare i gossip che lo criticavano di essere frivolo nonostante pesasse su di lui una condanna, Rushdie ha dichiarato: “Non è stato facile, pensavano dovessi rimanere nascosto per non risultare superficiale, quindi me ne andavo nei night. Adesso non riesco a rimanere sveglio fino a tardi per andare a divertirmi in discoteca” e aggiunge in tono ironico “ho anche scritto 22 libri, non so quando li ho scritti con tutte queste feste! Interessante notare come dopo l’aggressione tutta questa gente sia sparita.”


Di fronte alla domanda su quale sia il rapporto che Rushdie ha attualmente con I versi satanici risponde così: “ogni libro deve trovare la sua strada nel mondo. A un lettore che mi chiedesse da dove iniziare a leggere i miei libri gli risponderei di non partire da quello, ed è un peccato perché credo sia un buon libro. La cosa strana è che non riguarda molto la religione ma piuttosto la città di Londra. Credo che quelli che hanno sferrato critiche non lo abbiano letto. Se penso che Ulisse di Joyce è stato accusato di pornografia e Nabokov è stato accusato di essere pedofilo per Lolita... A pensarci bene mi fa sentire meglio essere in compagnia di Joyce e Nabokov.”
Nel romanzo non nomina mai il suo giovane attentatore che, quando gli è stata gettata addosso la fatwa, non era ancora nato. È un mistero come a questo ragazzino del New Jersey dalla fedina penale pulita sia saltato in mente di aggredirlo. Nel ricostruire la sua vita cerca di renderlo più convincente di quanto non lo sia nella realtà. È un modo di farlo suo, dice, “la mia reale vendetta è stata quella di inventarlo nei buchi che non tornano”.
Infine Saviano chiede a Rushdie se è vero che dal dolore si esce migliori, perché lui ha sempre pensato il contrario e Rushdie replica che ad ogni modo bisogna trovare la forza e la speranza di andare avanti, nel suo libro spesso ricorre l’imperativo “Vivi!”, come un ordine che dà a sé stesso e poi aggiunge: “guardarci poi qui a dirci cose gentili l’un l’altro, abbiamo un solo problema io e te: o impari tu l’inglese o io l’italiano.”
Un caloroso applauso in una standing ovation accompagna i due autori che si abbracciano e si allontanano'.

Conferenza stampa

Il cavallo e la torre

Radhika Jha

15 maggio 2011

AISHWARYA RAI AL FESTIVAL DI CANNES 2006


[Archivio]

Nel 2006 Aishwarya Rai presenta al Festival di Cannes, nell'ambito del Marché du film, la pellicola internazionale Provoked, diretta da Jagmohan Mundhra. La popolarità di Ash in occidente è cresciuta, e la diva partecipa a diversi eventi collaterali al festival, sfoggiando anche un abbigliamento più informale ma sempre molto chic. L'abito nero indossato in occasione della serata inaugurale è firmato da Armani: la linea è impagabile e il fascino di Aishwarya lo valorizza al meglio. Per la prima mondiale de Il vento che accarezza l'erba, l'attrice opta per un abito blu scuro, di gran classe, disegnato da Roberto Cavalli.
Video AP: proiezione di Provoked
Video: partecipazione di Ash al programma televisivo Le grand journal du festival di Canal+
Video: brevissimo filmato in italiano diffuso da Canale 5 del red carpet della serata inaugurale
Video CNN News18: intervista concessa da Aishwarya
Vedi anche Aishwarya Rai al Festival di Cannes 2002, con i link a tutti i testi dedicati alle partecipazioni di Ash alla manifestazione.

* CERIMONIA DI APERTURA






















* PRIMA DE IL VENTO CHE ACCAREZZA L'ERBA








* SESSIONE FOTOGRAFICA PER PROVOKED

















* SESSIONE FOTOGRAFICA





* A SPASSO PER CANNES