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31 dicembre 2024

GIFFONI FILM FESTIVAL 2024


La 54esima edizione del Giffoni Film Festival si è svolta dal 19 al 28 luglio 2024. In cartellone il documentario Until I fly, coproduzione indo-francese diretta da Kanishka Sonthalia e Siddesh Shetty, e Parikrama, coproduzione indo-italiana diretta da Goutam Ghose e interpretata (fra gli altri) da Chitrangada Singh. Nel sito ufficiale della manifestazione si legge:


'Ad aprire l’anteprima assoluta di Parikrama - La storia di Lala di Goutam Ghose è l’ideatore e fondatore del festival Claudio Gubitosi «Noi vediamo film che narrano storie e poi ci sono storie che diventano film». Il film, infatti, nasce dal libro di Sergio Scapagnini “La storia di Lala” che ha affascinato il regista Goutam Ghose (unico regista indiano ad aver ricevuto il Premio “Vittorio De Sica” alla carriera). Lala, in particolare cattura l’attenzione di Ghose, è un simbolo di forza e resilienza, un ragazzino che fa di tutto per cercare di aiutar la sua famiglia. L’altro protagonista del film è Alessandro, un regista italiano che realizza film su questioni ambientali, le storie dei due si intrecciano nel viaggio in India del regista. L’opera non vuole essere il tipico film sugli occidentali in India, al contrario mostra come l’umanità sia una. In sala Galileo l'Ambasciatrice dell'India H.E. Vani Rao sottolinea che onore è per lei presentare la prima co-produzione indo-italiana riconosciuta nell'accordo intergovernativo "Audio Visual Co-Production Agreement between India and Italy" e che vede il nostro Ministero della Cultura e la Regione Campania, il Ministry of Information and Broadcasting e il Ministry of Tourism of Madhya Pradesh compartecipi per la realizzazione del film. Ospiti del Giffoni #54 sono gli attori e il regista che hanno lavorato a Parikrama - La storia di Lala. Marco Leonardi, Cristina Donadio, Enzo Decaro, il produttore Sergio Scapagnini e il regista Goutam Ghose onorano il festival della loro presenza. Cristina Donadio, interprete della madre di Alessandro, racconta di come la preparazione sia stato un viaggio complesso e meraviglioso «ancora adesso se penso agli occhi di Lala mi commuovo». Marco Leonardi definisce il film un’opera spirituale, rappresenta, infatti, il pellegrinaggio più grande del mondo su un fiume sacro oggi deviato dalle dighe. L’India è stata dilaniata dalle dighe e il protagonista Alessandro non può fare a meno di adirarsi alla vista di tanta mostruosità. Enzo Decaro descrive il film come in grado di unire il mondo letterario di Scapagnini e quello cinematografico di Ghose. «Lala è l’archetipo totale di fede, coraggio e sorridente ottimismo» racconta, infine, Sergio Scapagnini'.


Vi segnalo anche l'articolo Giffoni Film Festival, presentato in anteprima “Parikrama” con Marco Leonardi, Ilaria Cotarella, Il Mattino, 22 luglio 2024:
'«Questa storia viene fuori grazie a Sergio Scapagnini che ha ben pensato fosse una buona sceneggiatura per un film. Ci sono molti italiani che restano affascinati dall'India e che ci vengono per motivi di lavoro. Al di là delle differenze culturali io credo che gli esseri umani siano tutti uguali» ha affermato il regista Ghose, «È una pellicola di emozioni e di sogni. Credo che dentro ci sia anche un'esortazione ad amare tutti coloro che ci circondano». «La preparazione di questo film è stata complicata ma è stato un viaggio meraviglioso. Se penso agli occhi di Lala, il protagonista, ancora mi commuovo», ha affermato Cristina Donadio, «Io interpreto la mamma del regista, autenticamente dolce ed autoritaria allo stesso tempo. Sono orgogliosa di aver fatto parte di questo film, invito tutti ad andare a vederlo quando uscirà», ha concluso. «Scapagnini mi ha voluto nel suo film perchè ho interpretato Maradona», ha commentato ironicamente Marco Leonardi, «La sceneggiatura del film non mi è arrivata subito e quindi ho trascorso molto tempo a dialogare con Sergio, perchè volevo capire e soprattutto perchè mi interessava sapere il motivo del suo amore per l'India, che lo stesso protagonista ha. Ho pensato, a tratti, di interpretare Scapagnini perchè lui è stato tanti anni lì. Ha realizzato molte cose lì. Alex, il protagonista, ritorna in India per capire il progresso come abbia agito sui villaggi di contadini. Il progresso tanto offre, quanto toglie», ha sottolineato Leonardi.'

Giffoni Film Festival: al centro, Goutam Ghose


Lo scorso 7 dicembre Parikrama è stato proiettato al Kolkata International Film Festival. La pellicola dovrebbe essere distribuita nelle nostre sale nei primi mesi del 2025.
Nel corso della sua luminosa carriera, Goutam Ghose ha collezionato una quantità criminale di National Film Award (fra gli altri). Numerosi e importanti i legami con l'Italia: 
* nel 1984 Paar viene presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, Naseeruddin Shah vince il premio per il miglior attore; 
* nel 1994 Patang è in cartellone al Taormina Film Fest, Shabana Azmi conquista il premio per la miglior attrice; 
* nel film del 1995 Vrindavan Film Studios, coproduzione italo-indiana diretta da Lamberto Lambertini, Ghose interpreta se stesso. Nel cast, fra gli altri, Sonali Kulkarni, Soumitra Chatterjee ed Enzo Decaro. Sergio Scapagnini collabora alla produzione;
* nel 2004 il documentario Impermanence, coproduzione indo-italiana, viene presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Cinema Digitale;
* nel 2006 Ghose viene insignito dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana.

Goutam Ghose e Sergio Scapagnini, Kolkata, dicembre 2024

Nel corso del festival è stato consegnato al regista Ackshaj Anand il premio per il miglior film assegnato dalla rassegna Giffoni Shock (la cui prima edizione si era svolta dal 16 al 20 aprile 2024) al cortometraggio di animazione That doesn't fit (visionabile qui). Nel sito ufficiale del festival si legge:

Ackshaj Anand

'È appena arrivato dall’India e, con i suoi appena 23 anni e un entusiasmo che contagia i giffoner +18, il regista Ackshaj Anand riceve il premio Giffoni Shock, un concorso per opere sperimentali alla sua prima edizione, con il cortometraggio “That doesn’t fit”. “Sono felice di essere qui. Questo è il mio primissimo film - dice - E questa è la mia prima volta in Italia”. E racconta di aver deciso di “partecipare a Giffoni Shock perché mi piaceva Giffoni - spiega - ma anche perché, sebbene il mio corto non si rivolga solo a un pubblico giovane ma a un pubblico di ogni età, mi faceva piacere condividerlo con i ragazzi per dire loro di non essere come gli altri, di non seguire regole precostituite, ma di essere semplicemente se stessi”. Il corto incanta i giffoner nella sala verde a dispetto della sensazione di disagio continuo rappresentata nel film. “Si tratta di scene di vita che nel corso della mia crescita ho osservato e vissuto - spiega Anand - Mi sono basato su cose della vita fatte e vissute senza neanche un perché”. E spiega: “Ho sempre frequentato gruppi di persone molto diversi e non mi sono sentito mai membro di ognuno di quei gruppi. Però va bene così perché non bisogna necessariamente provare un senso di appartenenza”. Insomma, ribadisce, “il corto nasce dal senso di frustrazione che provo ogni giorno quando non riesco a fare quello che voglio”. 
Appassionato di manga e anime, Anand racconta: “Fino a cinque anni fa non avevo idea di cosa volevo fare. Poi, a 18 anni ho iniziato a capire di avere una passione. All’inizio ho cominciato a fare schizzi sui quaderni e ho iniziato a capire dove mi poteva portare questa passione”. Quei quaderni Anand li ha portati con sé dalla sua India per permettere ai ragazzi di sfogliarli. Del resto, lo stesso storyboard del corto è stato fatto tutto su carta. E non solo: “A parte la postproduzione - racconta - ho fatto tutto da solo. Ci sono voluti circa sei mesi. Ho fatto tutto un passo alla volta. Quindi - dice ai ragazzi - tutti potete riuscire a fare un lavoro del genere”. Non mancano, in risposta alle numerose curiosità dei giffoner, le spiegazioni su alcune scene del corto: “La scena dei pezzi del puzzle che si uniscono nasce dal fatto che alla fine c’è sempre qualcosa che non va. Credo sia la rappresentazione di quello che siamo anche quando ci troviamo in situazioni con gente che conosciamo, perché non riusciamo mai a sentirci inseriti in un contesto al cento per cento”. Quanto alla scelta dei colori, “c’è un preciso schema: da un lato verde e blu, dall’altro lato il giallo. E poi ho voluto riprendere anche la vivacità di alcune strisce di fumetti che hanno colori così forti e vividi”. Ma quanto all’ispirazione, confessa che “sebbene cresciuto più con anime e manga”, ha tratto ispirazione “da artisti di tutto il mondo”. Ricevuto il premio Giffoni Shock e incassati i complimenti entusiasti della sala, il giovane regista indiano parla dei suoi progetti futuri: “Vorrei continuare con l’animazione. Questo è stato il mio primissimo film, spero di poterne fare tanti altri”.'


21 dicembre 2021

HUB INDIA


Mi era sfuggito ma ve lo segnalo ora. Il 5 novembre 2021, all'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, era stata inaugurata la mostra Hub India, allestita sino al 9 gennaio 2022 presso quattro sedi (Accademia, Museo D'Arte Orientale e Palazzo Madama; sino al 7 novembre 2021 nell'ambito di Artissima). Alle ore 17.00 era stato proiettato il documentario Sama: Symbols and gestures in contemporary art practices. Italy and India vol.1, diretto da Onir.

Onir presenta così la sua opera: 'It is a film installation that explores the exciting world of Contemporary Art in both the Indian sub-continent and in Italy, and develops an emotional bridge between the two countries, as an example of the historical-cultural and socio-economic extremes of the Euro-Asian continent'. Trailer.
Nel comunicato stampa diffuso da Fondazione Torino Musei, si legge: 
'Un documentario visionario e pionieristico che, attraverso una moltitudine di voci, esplora il mondo dell’arte contemporanea e dell’artigianato nel subcontinente indiano e in Italia. In questa prima “puntata”, un novero di artisti italiani contemporanei, tra cui Stefano Arienti, Alessandro Sciarroni, Sissi, Marzia Migliora tra gli altri, si alternano ad altrettanti artisti indiani, come Sheba Chhachhi, Tanya Goel, Rekha Rodwittiya e Ayesha Singh, offrendo al pubblico uno spaccato dell’estetica delle due regioni che mette in luce il rapporto tra tradizione e modernità, le pedagogie dell’Oriente e dell’Occidente, il genere, le archeologie e le politiche del tempo; i temi della migrazione, dell’esilio, del tempo e della memoria; la religiosità e il sincretismo e le specificità regionali nell’era della globalità. Sama: Symbols and gestures in contemporary art practices. Italy and India è un progetto di Myna Mukherjee e Davide Quadrio, diretto in India da Onir e scritto da Alessandra Galletta. (...) Il film è commissionato e prodotto da Arthub, Engendered, Ambasciata d'Italia a Nuova Delhi, Istituto Italiano di Cultura di Nuova Delhi (IIC) e Indian Council for Cultural Relations (ICCR)'.


RASSEGNA STAMPA (aggiornata al 4 febbraio 2022)

- Hub India, Classical Radical, Manuela De Leonardis, Il Manifesto, 11 dicembre 2021: 'Il documentario raccoglie oltre cinquanta interviste ad artisti e intellettuali del subcontinente indiano e italiani, delineando una mappatura parallela incentrata sul significato di eredità culturale, identità, emigrazione, religione, stile, materia, tradizione, artigianato, globalizzazione. «Un esercizio di ricerca innescato da semplici domande che abbiamo posto agli artisti: come l’arte contemporanea preserva il passato, lo trasforma, lo contiene, lo osteggia?» – spiega Quadrio – «Cosa può dire ancora l’arte contemporanea? Cosa possiamo fare?»'.
'The first volume of the Indo-Italian documentary film project on contemporary art, which has been in the making for over a year, is now complete. (...) Directed/scripted by National Award-winning filmmaker Onir, (...) the documentary film was screened in the Capital earlier this week. SAMA has been shot at over a dozen locations, and features over 50 artist studios and artisan centres spanning the length and breadth of the two countries nomadically: from the white salt deserts of the Rann to the waterways of the Sundarbans and Dal Lake in India, the mountains of Dolomiti to the historicity of Venice in Italy. Sama, which means ‘similar’ in Sanskrit and Latin languages, is commissioned and produced by ArtHub Asia, Engendered, presented by The Embassy of Italy in India, and The Italian Cultural Institute of New Delhi and supported by the Indian Council for Cultural Relations. (...) On the occasion, Vincenzo De Luca, the Ambassador of Italy to India, said: “The documentary underlines the parallels between Italy and Indian history. It’s an important piece of work with great potential.” The hour-long film explores the world of contemporary art in the Indian sub-continent as well as in Italy and lends context by investigating the signs and symbols surrounding them in history and culture. It offers a glimpse into the aesthetics of the two regions, while also excavating rare forms of craftsmanship. In that sense, it develops an emotional bridge between the two countries, which despite their differences and complexities, share a common ancestral connection. It also features art historians, experts, and critics. The film will now have its run at film festivals globally before releasing on an OTT platform in India. Other volumes of the film are in the pipeline, whereas the second volume is expected to release by early 2022'.


- Because India and Italy are good together, Sucheta Chakraborty, Mid-Day, 9 gennaio 2022:
'“ Italy and India have this long history of the very old as well as the very new,” says Myna Mukherjee. (...) Indian and South Asian art often occupies a static, exotified space in the international forum, feels Mukherjee, restricted into exclusive categories like classical or spiritual. “I always say that there is no one story to be said about India. If someone wants to engage with a civilisation that’s this old and has so many epicentres for culture, they have to be willing to embrace its complexity.” Working with [Davide] Quadrio, who has substantial experience with Asian cultures, having worked in China for 25 years, Mukherjee who has lived in the US for over two decades says there was trust, as “both of us had lived outside our respective countries and faced a kind of representational glitch from opposite ends of the spectrum.” (...) 
[Sama] is shot in over a dozen locations and features over 50 artist studios and artisan centres across Italy and India. (...) This research-based travel covered almost six months in India and two months in Italy in the middle of the pandemic. “Because it was during COVID times, we had access to a lot of artists who would otherwise be busy with exhibitions and travel,” says Mukherjee.
“It was an intimate, personal and profound project, for which we were able to have this moment of concentration,” agrees Quadrio. Both for an exhibition at Artissima and later the film, the project used a wide and diverse range of artistic voices from the very well-known to the comparatively younger, based both within and outside metropolitan cities, and working with global and local reference points. The focus was both on “what remains from history and also how the contemporary can help preserve but also carry on with traditions,” he says. “In that sense, we found that Italy and India were good together.”
Moreover, one of the most important things the film aims at, Mukherjee points out, “is the idea of demystifying the east while imbuing the west with more soul, so also reversing the colonial eye for art, while making sure that the reference point for pedagogies is not just the west.” With other volumes in the pipeline and a second edition slated for release early next year, the project is decidedly ambitious. “The amount of work that’s been put in and the volume of material that we have is unprecedented,” admits Quadrio. “It’s a project that is alive and can go on. Some of the conversations we had are already beautiful films in themselves.” (...)
For Onir, while this was an opportunity to rediscover this world of art and be on journey of finding artists, their work and connections, the project also provided an intellectual release and energy in the middle of the pandemic. His presence, he says, was also a way to explore how someone outside this world of art would experience it. “The real discovery happened at the editing table,” he shares.  “Shot in India first, the material was then sent to Italy; the Italian part of the filming done keeping in mind what had already been shot here. It’s such an effortless experience. You go from one world to another without even realising that you have done so”.'

Sama

- ‘SAMA’: Discovering India and Italy’s artistic parallels, Georgina Maddox, The Hindu, 4 febbraio 2022:
'“It isn’t a technical documentary, but a journey of experiencing and understanding the long history of art in the context of nature, culture, tradition,” explains Onir. (...) “For me, the beauty is in finding threads that are diverse while having a commonality because that is what humanity is all about.” It is like poetry, he adds, “where you use different languages to convey the same emotion. You see nature, tradition, patterns, forms and colours of, say, Kashmir resonate [with those] in Gujarat, while being different. This has changed the way I see form and design, and will affect the way I shoot films.”
Bridging conversations
Sama means ‘similar’ in Sanskrit and Latin - making it an apt title for the film and the intention behind it. Steered by cultural producers and curators Myna Mukherjee and Davide Quadrio, the film started as a deeper investigation into sensibilities that were first touched upon by the duo in their 2021 exhibition at Artissima. “I was already collaborating with Davide and it made sense to look at India and Italy because they are at the two ends of an artistic ‘trail’ of Asia and Europe,” says Mukherjee. “The artists we interviewed are in constant conversation with the very new and very old, and both countries have a long history of aesthetics that draw upon classical traditions and bring them in dialogue with contemporary styles.” The 70-minute film (...) was screened a little over a month ago for a select audience at the Italian Cultural Institute in New Delhi. As the audience tracked the slow movement of a shikara across Kashmir’s Dal Lake, the rising waters of Venice, the vigorous performance of an Italian dance troupe cut by a shot of an impassioned Bengali Baul singer, they also entered the quiet studios of artists in India and Italy, talking about their work and their process: from Italian glass sculptures to gorgeously painted Indian contemporary canvases, helping them connect the dots that is our cultural inheritance. “I have always been interested in the arts, but since I left Kolkata and [moved to] Mumbai to work in Bollywood, I lost touch with it,” shares Onir. “So, when Myna got in touch with me for this project, I immediately said yes. It was a way of exploring different art forms, meeting artists, and travelling.”
A collective whole
The film lends context to Indo-Italian contemporary art by investigating the semiotics (study of signs and symbols) surrounding them in history and culture. “SAMA allows the audience to glimpse the aesthetics of the two regions, imagined as a collective continuum of different narratives that echo artists’ voices across continents and heterogeneous contemporary art practices,” says Mukherjee. “They also excavate now-rare and valuable forms of craftsmanship in Italy and India.” The project involved 50 artists from both countries, and includes names such as photographer-filmmaker Sheba Chhachhi, folk singer Parvathy Baul, multimedia artist Ranbir Kaleka, designer Andrea Anastasio, artist-choreographer Alessandro Sciarroni, and artists Rekha Rodwittiya, Marzia Migliora, Stefano Arienti, and Tanya Goel. Onir will begin shooting volume two in July/August, with the second film concentrating on abstraction, religion and how it encounters arts and aesthetics. Meanwhile, SAMA will travel to global film festivals, before releasing on an OTT platform'.


Quanto alla mostra, vi riporto di seguito il comunicato stampa diffuso da Fondazione Torino Musei:
 
'Hub India è una prolifica esplorazione degli innumerevoli registri che caratterizzano l’arte contemporanea del subcontinente indiano, una regione di estrema importanza nell’Asia meridionale e che sta svolgendo un ruolo sempre più rilevante nel mondo globale. Con la presenza di oltre 65 artisti provenienti da dieci delle più importanti gallerie e musei indiani, il progetto si profila come il più ampio e significativo dialogo che l’arte contemporanea indiana abbia intrattenuto con il mondo occidentale in tempi recenti. Hub India, a cura di Myna Mukherjee e Davide Quadrio, nasce come progetto per Artissima Internazionale d’Arte Contemporanea di Torino per poi espandersi in una mostra tripartita realizzata in collaborazione con Fondazione Torino Musei e con l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. 

Maximum Minimum @Artissima
Artissima 2021, in collaborazione con Emami Art, presenta Hub India - Maximum Minimum, un nuovo focus geografico che intende offrire una ricognizione sulle gallerie, le istituzioni e gli artisti attivi in un’area d’importanza capitale. In uno spazio dedicato verranno presentati i lavori di gallerie e istituzioni indiane che offriranno una veduta d’insieme di una sorprendente cultura visiva che rispecchia le innumerevoli polarità, contraddizioni e dualità che compongono l’India. Dall’antico spiritualismo del paese al suo moderno materialismo, dal passato coloniale alla crescente centralità nell’economia globale e alla rapida urbanizzazione, dal dogma alla tecnologia, dal marginale al mainstream, dai monumenti storici all’architettura contemporanea, dal normativo al radicale, Hub India - Maximum Minimum presenterà una miriade di storie e rappresentazioni del subcontinente.
In collaborazione NATURE MORTE New Delhi – GALLERY ESPACE New Delhi – EMAMI ART Kolkata – AKAR PRAKAR Kolkata, New Delhi – ART ALIVE New Delhi – LATITUDE 28 New Delhi – SHRINE EMPIRE New Delhi.

Classical Radical @Palazzo Madama, MAO e Accademia Albertina
Classical Radical è una mostra in tre sedi che si sviluppa nelle sedi di Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica, del MAO Museo d’Arte Orientale e dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Classical Radical presenta opere indiane contemporanee e moderne che esplorano i lasciti del passato e l’antichità nel qui e ora sociologico. Come le opere d’arte contemporanee illuminano, complicano e si riappropriano dell’eredità? Come si pone l’arte contemporanea nel variegato panorama di religioni e storie, e quali residui di motivi, stili e idee sono sopravvissuti attraverso i millenni fino ai giorni nostri? Le opere selezionate rappresentano uno spaccato di generi, medium e processi che vanno dai disegni e dipinti alle miniature e sculture, terrecotte e metalli, dipinti su carta e su tela, stampe, incisioni e opere digitali e virtuali, in un tentativo di analizzare le eredità classiche e tradizionali attraverso una nuova lente. Una ricerca a tutto campo che offusca le polarità di religione, casta o razza, Asia ed Europa, figurazione e astrazione per costruire uno spettro ampio di voci che vanno dai maestri moderni e contemporanei alle avanguardie, passando per gli artisti indipendenti appena scoperti. Più stratificato e complesso di una panoramica, questo percorso espositivo offre una lente caleidoscopica che sposta la percezione e sfida la stasi in modi elaborati, evocativi e mai riduttivi. (...)
In partnership con Kiran Nadar Museum of Art (KNMA). In collaborazione LATITUDE 28 New Delhi – AKAR PRAKAR Kolkata, New Delhi – ART ALIVE New Delhi – EMAMI ART Kolkata – GALLERY ESPACE New Delhi – SHRINE EMPIRE New Delhi – NATURE MORTE New Delhi – SAKSHI ART Mumbai – JHAVERI CONTEMPORARY Mumbai – VADEHRA ART New Delhi – VOLTE Mumbai.

Palazzo Madama - Museo Civico d’Arte Antica | Disruptive Confluences (Confluenze perturbanti)
La mostra a Palazzo Madama esplora il sincretismo e l’ibridismo attraverso opere per la maggior parte tridimensionali che collegano e contrappongono la straordinaria collezione del museo con la storia del subcontinente indiano, suggerendo complicate storie di scambi commerciali e religiosi, dominazioni, residui imperialisti ed evoluzioni sincretiche. Dando vita a un immaginario ibrido, al tempo stesso velato e provocatorio, la mostra rivela narrazioni e rapporti da una prospettiva eurasiatica, ma capace di porsi in dialogo e creare riflessioni significative con i duemila anni di storia di un edificio, che concilia una porta romana con una corte medievale e una scalinata barocca. In questo evidenziandosi quale storico luogo di riflessione di contesti ed esperienze anche profondamente differenti, ma alla ricerca di matrici comuni per individuare nuovi assi di dialogo.
Artisti: Jayashree Chakravarty, Ranbir Kaleka, Manjunath Kamath, Tayeba Begum Lipi, Benitha Perciyal, G Ravinder Reddy, Himmat Shah, Gulam Mohammed Sheikh, Prasanta Sahu, Ayesha Singh, LN Tallur.

MAO - Museo d’Arte Orientale | Residues & Resonance (Residui & Risonanze)
La mostra al MAO comprende opere del rinascimento contemporaneo che iconizzano e al tempo stesso obliterano lo stesso classicismo a cui fanno riferimento. I lavori sono radicati in un’eredità che esamina stili tradizionali, scuole e generi e si spinge oltre per stabilire con essi una relazione, un dialogo. Mentre gli interessi sono mutati con i capricci del tempo, le forme di queste opere hanno conservato ossessivamente pattern simili, risonanti di residui del passato. (...) Uno dei punti forti della mostra è una sezione radicale di neo-miniaturisti che prendono a prestito le decorazioni evocative, stilizzate e gemmate dei tradizionali stili miniaturistici e dei dipinti vasli, sovvertendole per esplorare modi in cui espandere e smantellare il vocabolario di uno stile apparentemente insulare. Anche l’arte della Regione himalayana offrirà grandi suggestioni, grazie all’installazione di una serie di opere dell’artista Paula Sengupta dal titolo The plain of Aspiration, un progetto che parla della diaspora dei tibetani fuggiti dal loro paese in seguito alla partenza del Dalai Lama nel 1959 e del tentativo di conservare anche altrove, attraverso la memoria, il loro stile di vita e la loro cultura. I lavori di Sengupta attingono fortemente alla tradizione dell’artigianato tessile e al simbolismo religioso tibetani e, nelle gallerie del MAO, vengono accostate alle opere della sezione dedicata alle copertine lignee intagliate.
Artisti: Waseem Ahmad, Khadim Ali, Anindita Bhattacharya, Sakti Burman, Sudipta Das, Priyanka D’Souza, Baaraan Ijlal, Manjunath Kamath, Puneet Kaushik, Samanta Batra Mehta, Piyali Sadhukhan, Paula Sengupta, Yugal Kishore Sharma, Nilima Sheikh, The Singh Twins, Waswo X Waswo.

Accademia Albertina di Belle Arti | Multitudes & Assemblages (Multitudini & Assemblaggi)
La traiettoria delle arti visive in India è caratterizzata da molteplici transizioni; abbraccia e interiorizza i discorsi più ampi del colonialismo, del nazionalismo e del modernismo internazionale. Si relaziona con le tradizioni visive alla luce del postmodernismo e cerca di legittimare la propria posizione nell’arena contemporanea della produzione d’arte. Narrazioni multiple si snodano simultaneamente, come elementi tattili che si rifiutano di perdere la loro realtà, presenza, velocità, calore o umidità, come incongrue testimonianze di un punto focale in un allestimento che mira a presentare una molteplicità di possibilità. Evocando più la nostalgia che la storia, queste voci si levano a volte all’unisono e a volte in una reciproca tensione, ai lati opposti del tempo, come uno specchio, ribaltando lo sguardo su un familiare ma radicale pastiche di liberazione, ecologia, urbanizzazione, migrazione, femminismo, genere, soggettività e sensazione.
Artisti: Harshit Agrawal in collaboration with 64/1, Amina Ahmed, Chandra Bhattacharjee, Sakti Burman, Sheba Chhachhi, Jogen Chowdhury, Sudipta Das, Priyanka D’Souza, Tanya Goel, Laxma Goud, Ganesh Haloi, Manjunath Kamath, Puneet Kaushik, Bharti Kher, Martand Khosla, Neerja Kothari, Balbir Krishan, Rahul Kumar, Tayeba Begum Lipi, Shruti Mahajan + Ravindra G. Rao, Paresh Maity, Debasish Mukherjee, Dr.Uttam Pacharne, Manish Pushkale, Mona Rai, Vajay Raut, Rekha Rodwittiya, Debanjan Roy, Prasanta Sahu, Wardha Shabbir, Shailesh BR, Shambhavi, Gulam Mohammed Sheikh, Nilima Sheikh, LN Tallur, Gopa Trivedi. (...)

Hub India è un progetto di Arthub & Engendered presentato in partnership con Indian Council for Cultural Relations (ICCR), Kiran Nadar Museum of Art, Fondazione Torino Musei, Artissima, Emami Art, Palazzo Madama, MAO e Accademia Albertina. Con il sostegno di Ambasciata d'Italia a Nuova Delhi, Istituto Italiano di Cultura di Nuova Delhi (IIC), Consolato Generale dell’India a Milano, Città di Torino'. 


Hub India, Classical Radical, Manuela De Leonardis, Il Manifesto, 11 dicembre 2021:
'Ma quante storie non dette si celano dietro l’apparenza, per lo più tra le mura domestiche in una società patriarcale. Dare voce a quel mondo sommerso attraverso la trascrizione grafica delle onde sonore, utilizzando le vibrazioni del rosso e dell’azzurro - due colori dalla forte valenza simbolica - è una priorità per (Piyali) Sadhukhan che va ben oltre la ricerca estetica. A dare forza al gesto dell’artista femminista di Calcutta (...) c’è (...) l’utilizzo di migliaia di braccialetti di vetro rotti e riassemblati sulla tela. (...) 
Questa stimolante kermesse guarda al subcontinente senza divisione di confini, India, Pakistan, Bangladesh e regione himalayana, coinvolgendo artisti multidisciplinari (...) e numerose gallerie, soprattutto di New Delhi, Calcutta e Mumbai, tra cui la storica Nature Morte di Peter Nagy. (...)
Denso di spunti critici, il dialogo tra queste opere contemporanee e le antichità dei musei torinesi crea un ulteriore corto circuito visivo, come nella sala di Palazzo Madama con le sue pareti damascate e la profusione d’oro zecchino quando ci si imbatte nella toeletta di Tayeba Begum Lipi (1969), artista del Bangladesh e co-fondatrice di Britto Arts Trust con cui parteciperà a documenta15. Al di là della patina di apparente leziosità, Once Upon A Time svela un messaggio neanche troppo implicito, con le centinaia di lamette da barba d’acciaio inossidabile che rappresentano non solo un pattern ma la struttura stessa del lavoro. Una tensione che strizza l’occhio alla materia portando l’osservatore a riflettere su questioni di genere, così come nelle sculture di Manjunath Kamath (Mangalore 1972) dove la violenza è percepibile nell’atto stesso di ricucire vecchie cicatrici nella formulazione di una nuova versione degli idoli in cui gli strati di terracotta, ceramica, cemento e acciaio sono come pagine di storia. 
Analizza l’ambiente rurale l’artista Prasanta Sahu (1968), incentrando su questo tema il progetto Mapping craters (2020-21): un’installazione di 60 calchi negativi in gesso, numerati, che ricordano i reperti archeologici. In questo archivio (sono presenti anche disegni, acquarelli e fotografie) offerto come cibo su una tavola imbandita, c’è la documentazione di un intero anno che l’artista ha trascorso fianco a fianco con un contadino senza terra nel villaggio di Amdahara Birbhum (Bengala orientale). Ritroviamo l’impronta degli attrezzi che sembrano arcaici ma vengono usati tuttora, dei cibi, di frutta e verdura, dei cibi, presenze rese visibili attraverso l’assenza. Una metafora del lavoro, del tempo e della fatica di chi coltiva e produce gli alimenti destinati alla collettività, che non compare nello scenario più ampio delle politiche del cibo. Per Prasanta Sahu che vive a Santiniketan (lì dove il poeta Tagore creò, nel 1901, una scuola a contatto con la natura nell’eremo fondato quarant’anni prima da suo padre Devendranath, sostenitore della modernizzazione del Bengala) questo approccio analitico serve a sottolineare il grande contrasto - l’incomunicabilità totale - tra i due mondi, rurale e urbano, della società indiana. 
Contrasti che investono anche altri aspetti sociali come è evidente negli stendardi ricamati, The plain of Aspiration (rivisitazione delle tangka tibetane) in cui Paula Sengupta (1967) porta la vita di tutti i giorni, così come l’artista pakistano Waseem Ahmed (1976) che con un’ironia sottile affronta nelle sue miniature i conflitti religiosi e politici.
Richiamano alla memoria le antiche miniature anche le fotografie seppiate della serie A Visitor to the Court su cui Waswo X. Waswo (1953) è intervenuto dipingendo elementi decorativi colorati che le rendono pezzi unici. Nell’autoproclamarsi erede della raffinatissima cultura moghul, il fotografo-scrittore (autore di India Poems: The Photographs, 2006) crea delle mise-en-scène in cui gioca sullo stereotipo dell’orientalista, ribaltando così quel rapporto di potere costruito dall’immaginario europeo del mondo «altro» (l’Oriente)'.

15 marzo 2012

TONGUES ON FIRE LONDON ASIAN FILM FESTIVAL 2012



La 14esima edizione del Tongues on Fire London Asian Film Festival si svolgerà dal 16 al 24 marzo 2012. Fra i titoli in cartellone, segnalo Adaminte Makan Abu, Guzaarish e Bol. Abhishek Bachchan inaugurerà la manifestazione, e incontrerà il pubblico il 17 marzo al May Fair Hotel. Sanjay Leela Bhansali, a cui verrà conferito un premio, sarà a Londra dal 21 al 24 marzo. Il 22 marzo terrà una conferenza alla University of Westminster.
Aggiornamento del 25 marzo 2012: Bol si è aggiudicato il premio per il miglior film. Ma ecco la vera sorpresa: Italo Spinelli ha conquistato la statuetta per il miglior regista grazie a Gangor.

09 ottobre 2011

CHICAGO INTERNATIONAL FILM FESTIVAL 2011



La 47esima edizione del Chicago International Film Festival si svolge dal 6 al 20 ottobre 2011. Vi segnalo alcuni dei titoli indiani in cartellone: Gandu (2010, bengali) di Q, Inshallah, Football (2010, kashmiri, urdu, inglese - documentario) di Ashvin Kumar, Mausam, Patang (2017, hindi, gujarati, inglese - coproduzione indo-americana) di Prashant Bhargava.

14 ottobre 2010

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA 2010



Il 28 ottobre prenderà il via la quinta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma. Abbiamo il piacere di segnalarvi:

Per la Sezione Selezione Ufficiale, Film in Concorso
- Gangor, regia di Italo Spinelli, con Priyanka Bose, Adil Hussain (Ishqiya), Tillotama Shome (Monsoon Wedding) e Samrat Chakrabarti (New York).
Produzione italo-indiana, girato in Bengali, il film è tratto dal racconto Dietro il Corsetto, pubblicato in Italia nella raccolta La Trilogia del Seno, Ed. Altri Mondi, della scrittrice bengalese Mahasweta Devi.
Durante un reportage sulle donne della Purulia, Bengala occidentale, Gangor viene fotografata a seno nudo mentre allatta il figlio. Lo scatto finisce sui giornali e solleva un grande scandalo che porterà a conseguenze drammatiche per la vita di Gangor.
“Un ritratto delle contraddizioni dell’India contemporanea, dove anche l’emancipazione può rivelarsi fatale in una società ancora permeata da millenarie tradizioni maschiliste” (Italo Spinelli a Il Velino).
Gangor sarà proiettato il 31 ottobre alle 17:00, Auditorium Sala Santa Cecilia. In replica il primo novembre alle 15:00, Salacinema Lotto, e il 2 novembre alle 20:00 al Metropolitan.

Per la Sezione Eventi Speciali
- Incontro con Shah Rukh Khan
Previsto domenica 31 ottobre alle 19:30 presso l'Auditorium Sala Petrassi, a cui seguirà la proiezione di My Name is Khan.

Cogliamo l'occasione per congratularci con lo staff del Festival Internazionale del Film di Roma per aver inserito nel programma un film di sicuro interesse come Gangor e un evento di così grande prestigio come l'incontro con il Baadshah di Bollywood.
Desideriamo inoltre ringraziare tutti per la professionalità e la cordiale disponibilità. In particolare: Gaia Morrione, responsabile del Focus, Matteo Pompili, coordinatore della sezione Eventi Speciali, e Alessandra Fontemaggi, responsabile Ufficio Cinema e referente Extra.
Un grazie speciale a Piera Detassis, direttore artistico del Festival Internazionale del Film di Roma.

Aggiornamento del 22.10.10: il sito di NDTV pubblica oggi un articolo relativo alla presenta di Shah Rukh Khan al prossimo Festival Internazionale del Film di Roma. La star approfitterebbe di tre giorni di pausa dalle riprese di Don 2 per concedersi una piccola parentesi romana con la moglie, i due figli e l'amico Karan Johar, regista di My Name is Khan, in vista del suo quarantacinquesimo compleanno che si celebrerà il 2 novembre a Berlino. L'articolo integrale.