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09 febbraio 2025

RIVER TO RIVER FLORENCE INDIAN FILM FESTIVAL 2024


La 24esima edizione del River to River Florence Indian Film Festival si è svolta dal 5 al 10 dicembre 2024. Fra le pellicole proiettate vi segnalo:
- The Great Indian Family, titolo d'apertura, diretto da Vijay Krishna Acharya (presente in sala) e interpretato da Vicky Kaushal;
- Laapataa Ladies, diretto da Kiran Rao (in collegamento video), vincitore del premio per il miglior lungometraggio;
- Logout, diretto da Amit Golani e interpretato da Babil Khan (presente in sala);
- Ennennum (malayalam), di genere fantascientifico, diretto da Shalini Ushadevi (presente in sala);
- Everybody Loves Sohrab Handa, titolo di chiusura, diretto da Rajat Kapoor e interpretato da Vinay Pathak (presente in sala);
- The Mehta Boys, diretto e interpretato da Boman Irani al suo debutto alla regia.

Vijay Krishna Acharya, Firenze, 2024

Video ufficiale: Vijay Krishna Acharya al festival
Video ufficiale: Babil Khan al festival
Video intoscana.it: dichiarazioni di Vijay Krishna Acharya
Video Firenze Fuori: intervista concessa da Vinay Pathak

Kiran Rao

Bollywood alla Compagnia: "Adoro i maestri italiani", Barbara Berti, La Nazione, 5 dicembre 2024: 
'"Dario Fo? Un gigante. ’Ladri di biciclette’ di Vittorio De Sica è un film sempre molto attuale, i lavori di Paolo Sorrentino sono eleganti, Luca Guadagnino è assai interessante. Ma il mio regista preferito in assoluto è Sergio Leone un maestro di stile. ’C’era una volta il West’ è un film che non mi stanco mai di guardare e ogni colonna sonora di Ennio Morricone è geniale". Parola di Vijay Krishna Acharya, (...) al centro della serata d’apertura del festival ’River to River’ (...) con l’ultimo lavoro ’The Great Indian Family’, spumeggiante saga familiare, interpretata da Vicky Kaushal (divo da 20 milioni di follower su Instagram).
’The Great Indian Family’ è un film divertente che tocca un tema complesso: quello dei conflitti tra popolazione hindu e musulmana. Perché questa scelta?
"Penso che registi, scrittori e artisti in genere tendano a rispondere col loro lavoro al contesto che abitano, e probabilmente questo avviene per la gran parte in modo inconscio. Mi sono accorto che intorno a me si parla a gran voce di identità in ambito religioso e questo mi infastidisce. A livello personale, trovo preoccupante l’identificazione delle persone sulla base della religione, del colore della pelle, ecc. Vengo da una piccola città, e tutto ciò che accade nel mondo esterno poi entra in casa e diventa una discussione familiare al tavolo da pranzo, e io mi sento più a mio agio a parlare di questo piuttosto che pontificare sulla politica".
Senza rivelare il finale, possiamo dire che lo spirito del film va a favore di una società più tollerante e inclusiva. In quest’epoca di conflitti globali, in che direzione sta andando l’India?
"Credo che gli esseri umani siano fondamentalmente buoni, e che anche quando perdiamo la strada e ci sbilanciamo in direzione del male qualcosa ci riporterà verso l’equilibrio. La politica influenza le persone, ma preferisco confidare nella nostra capacità di affrancarci dall’odio, anche se è un processo che richiede tempo. Nella sua lunga storia il tessuto variegato dell’India ha sostenuto molti attacchi. Sono sicuro che anche questo passerà".'

Shalini Ushadevi

Vinay Pathak

Babil Khan




13 dicembre 2022

RIVER TO RIVER FLORENCE INDIAN FILM FESTIVAL 2022


La 22esima edizione del River to River Florence Indian Film Festival si è svolta dal 6 all'11 dicembre 2022. Fra i titoli in cartellone, segnalo Shabaash Mithu, Devdas, Dobaaraa, Almost Pyaar (pellicola di chiusura) e il cortometraggio The Astronaut and his Parrot di Arati Kadav. Anurag Kashyap ha presenziato, in qualità di ospite d'onore, alle proiezioni di Dobaaraa e Almost Pyaar, rispettivamente il 10 e l'11 dicembre. Dobaaraa si è aggiudicato il premio per il miglior lungometraggio.

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

- video Anurag Kashyap ospite d'onore del "River to River" 2022, Elisabetta Vagaggini, InToscana, 9 dicembre 2022. 

- Anurag Kashyap: da Mumbai a Netflix, l'ascesa irresistibile di un outsider, La Nazione, 9 dicembre 2022: '"Dopo che "Black Friday" venne censurato nel mio paese, venni invitato da Marco Muller in qualità di giurato alla Mostra del Cinema di Venezia, dove ho conosciuto Liliana Cavani, Paolo Sorrentino e Luciano Ligabue - ricorda - Da giovane, sono rimasto fulminato dalla visione di 'Ladri di Biciclette' di Vittorio De Sica e 'La meglio gioventù" di Marco Tullio Giordana, a cui mi sono ispirato per la struttura ad episodi di "Gangs of Wasseypur", ma non ho avuto ancora occasione di lavorare con voi: nel 2014 era in cantiere un film con Toni Servillo sul viaggio di Rossellini in India, ma la morte del produttore lasciò il progetto in stand-by".' 


'Almost Pyaar (...) è nato da un incontro con la figlia. “Ha 22 anni ed è molto nota in India come influencer. Io ho 50 anni, non so neanche bene cosa voglia dire aver successo sui social. Il nostro è un paese conservatore, in cui i cambiamenti ci mettono del tempo ad avviarsi. Una volta abbiamo parlato di un suo amico gay e lei mi ha dato del migrante che sta cercando di adeguarsi ai tempi, dicendo che per lei era un amico e basta e che ai giovani non interessa di definire le persone per la loro sessualità. Ha un podcast molto popolare su Spotify e un canale YouTube e Instagram molto seguiti, tanto che ogni tanto mi fermano per parlare di lei, più che di me. I giovani hanno una percezione diversa della vita, per quello con Almost Pyaar ho voluto raccontarli. Per loro è normale dormire insieme fra amici di sesso diverso, mentre ai miei tempi non capitava. Loro si fidano, sono sereni e per capirli meglio ho raccontato una storia di due coppie, una a Londra e una in un paesino indiano di montagna, interpretata dagli stessi attori”. (...) Ha iniziato con il cinema trasferendosi pieno di speranze dal suo paese nell’Uttar Pradesh nella capitale del cinema indiano, Mumbai, senza conoscere nessuno e cavandosela per mesi con espedienti. “All’epoca l’industria era in mano a poche famiglie, ero un outsider e ho coinvolto nei miei film giovani attori e outsider come me che sono diventati la mia famiglia. Ora in molti hanno successo. Per me è importante cambiare, non essere etichettato. Tutti volevano che continuassi a raccontare storie di gangster, ma voglio sempre fare altro. Il successo distrugge molti registi e molte star, che fanno sempre le stesse cose per rispondere alle aspettative del pubblico. Anche nei miei film di genere inserisco sempre riferimenti al tempo e al luogo in cui racconto le mie storie: l’India dei problemi sociali, delle diseguaglianze e discriminazioni. (...) Poi c’è la censura che crea problemi, devi andare avanti facendoti furbo. Per esempio ho girato un remake, Dobaaraa, perché avevo bisogno di fare un film ‘tranquillo’, dopo aver avuto difficoltà con il governo. Abbiamo lavorato sulla sceneggiatura dell’originale quando ancora non era uscito, tanto che alla fine il nostro è un film diverso”.'


'Sulla genesi di Almost Pyaar Kashyap racconta che un ruolo importante è stato giocato da sua figlia, Aaliyah. “L’india è ancora un paese molto conservatore, per quanto sia in transizione. Un esempio: l’omosessualità viene accettata, ma in modo molto accondiscendente, quasi compassionevole. Le persone della mia generazione si sentono progressiste solo perché conoscono il significato della sigla Lgbtqa+. I giovani invece vivono in un mondo completamente diverso, sembrano aver risolto tutti i tabù relazionali e legati alla sessualità che per noi sono ancora così problematici. Quello che per noi è promiscuità, per loro sono contesti tranquilli vissuti con sicurezza. Mia figlia, che lavora come influencer, mi dice spesso che in questo nuovo mondo sono come un migrante, devo affrontare un viaggio per raggiungerlo. Ho girato “Almost Pyaar” per intraprendere questo viaggio, per capire meglio le nuove generazioni e gli antagonisti che vi si oppongono: i padri, le madri, ma soprattutto il sistema patriarcale, in un piccolo villaggio dell’India come nella metropoli inglese. “Almost Pyaar” è un film su ragazze e ragazzi, e sono loro i protagonisti assoluti. Ma è anche un film dove la musica è protagonista, musica elaborata con gli stessi protagonisti per ottenere una soundtrack che fosse giovane davvero, come loro”. Sulla relazione con Netflix racconta: “È iniziata nel 2012, quando il mio film “Gangs of Wasseypur” è stato trasformato in una miniserie per gli Stati Uniti ed ha avuto un successo enorme. Netflix mi ha contattato su Facebook e da lì siamo partiti con “Sacred Games”. Devo dire che la piattaforma mi sostiene moltissimo, dopo l’uscita in sala acquisiscono tutti i miei film. Anche “Almost Pyaar” sarà lì a breve”. Ci sarà una terza stagione di “Sacred Games”? “Purtroppo no - spiega Kashyap - mi sarebbe piaciuto, ma non è prevista al momento”. Riguardo al rapporto col cinema italiano, oltre alla rivelazione dei film di De Sica, Kashyap aggiunge: “Nel 2009 ho partecipato alla giuria della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia su invito di Marco Müller, e lì ho conosciuto diversi cineasti: Liliana Cavani, Gabriele Mainetti, Paolo Sorrentino. Addirittura nel 2014 avrei dovuto girare un film indo-italiano sul viaggio di Roberto Rossellini in India con Servillo protagonista, ma il progetto è in stop a causa di questioni produttive. Tra i registi contemporanei in Italia quello con cui di più vorrei lavorare è Mainetti: il suo “Lo chiamavano Jeeg Robot” è uno dei migliori film di supereroi di ogni tempo per me”. Kashyap è un autore capace di passare dal gangster movie alla commedia romantica, dall’horror al prodotto seriale. “Guardo moltissimi film di ogni genere e tutto ha influenza su di me. Non voglio rimanere chiuso in una specifica categoria e diventare “il regista di film d’azione”, o “il regista di polizieschi”. Dopo il successo di “Gangs of Wasseypur” da me ci si aspettava che avrei continuato su quella traccia, ma proprio per questo ho preferito cambiare. Non voglio rimanere incollato a un’aspettativa specifica, perché sono proprio queste a rovinare gli artisti”. Il genere inoltre è un modo per trattare temi altrimenti difficilmente approcciabili: “In “Almost Pyaar” oltre alla questione del patriarcato si tocca il tema della convivenza tra indù e mussulmani, tema molto caldo in India. Per questo il film ha richiesto del tempo per essere sdoganato dalla censura. Per me è importantissimo riflettere sul mio paese quando faccio film, e per farlo utilizzo lo strumento del genere, che è anche un modo di aggirare certi blocchi”.'

Vedi anche: River to River Florence Indian Film Festival 2012. Kashyap era intervenuto anche in quell'edizione della manifestazione.

(Fotografie: profilo Facebook del festival).

04 dicembre 2016

RIVER TO RIVER FLORENCE INDIAN FILM FESTIVAL 2016

Kabir Bedi e Rajat Kapoor - Firenze, 2016


La 16esima edizione del River to River Florence Indian Film Festival si svolge dal 3 all'8 dicembre 2016. È prevista una replica parziale a Milano dal 3 al 5 febbraio 2017. Fra i titoli in cartellone segnalo Kapoor & Sons di Shakun Batra (Rajat Kapoor presente in sala), Budhia Singh di Soumendra Padhi, Waiting di Anu Menon (presente in sala), Parched di Leena Yadav (Radhika Apte presente in sala).
L'ospite d'onore è Kabir Bedi, che ieri sera ha inaugurato la manifestazione insieme a Rajat Kapoor. Kabir ha ricevuto in dono le chiavi della città, e quest'oggi ha assistito alla proiezione delle prime due puntate di Sandokan, al termine delle quali ha risposto alle domande del pubblico presente in sala. 
Sandokan così amato perché simbolo di libertà, Federico Berti, La Nazione, 4 dicembre 2016

Aggiornamenti del 12 dicembre 2016:
- Budhia Singh è il titolo vincitore, nella categoria lungometraggi, di questa edizione del festival.
- Sarò sempre Sandokan, ma ora voglio recitare in Star Wars!, Valentina D'Amico, Movieplayer, 12 dicembre 2016.


Radhika Apte - Firenze, 2016




09 dicembre 2014

IRRFAN KHAN OSPITE D'ONORE DEL RIVER TO RIVER




Come ogni anno per tutti gli amanti del Cinema Indiano, dicembre equivale ad un appuntamento fisso con il River to River Florence Indian Film Festival, l’unico festival italiano interamente dedicato all’India quest’anno alla sua 14a edizione.
Ospite d’onore del 2014 è  lo straordinario attore Irrfan Khan, un volto conosciuto anche da coloro che non si sono mai avvicinati al cinema indiano grazie alla sua partecipazione a produzioni internazionali di estremo successo, come Life of Pi , The Millionaire, The Amazing Spiderman e Jurassic World (il nuovo film di Spielberg in uscita nel 2015). Anche se tutti quelli che seguono l’attore con ammirazione e affetto, e che conoscono soprattutto i suoi titoli per il mercato indiano, avranno probabilmente nel cuore le sue performance strepitose in film come Maqbool, Paan Singh Tomar, Haasil, The Lunchbox (uscito fortunatamente anche in Italia) Life in a Metro e Mumbai meri Jaan, fino ad arrivare ad alcuni titoli più commerciali ma interessanti come New York, Knock Out, Yeh Saali Zindagi e Billu.
Selvaggia Velo, ideatrice e direttrice del festival , ha organizzato la prima retrospettiva europea dedicata ad Irrfan Khan, riuscendo anche a portare la star indiana a Firenze per la gioia dei suoi ammiratori. In programma non solo il bellissimo film Qissa  ma anche una delle pellicole migliori della sua filmografia, Paan Singh Tomar, oltre che The Namesake/Il Destino nel Nome e alcuni episodi della serie americana In Treatment

Irrfan Khan, Selvaggia Velo e Anup Singh

Irrfan ha partecipato al River to River per ben tre giorni, il 6 dicembre la conferenza stampa e l’apertura del festival, il 7 dicembre per la premiere italiana di Qissa seguita dall’incontro con il pubblico in presenza anche del regista Anup Singh, e l’8 dicembre per la prima proiezione in Italia di Paan Singh Tomar, capolavoro di Tigamanshu Dhulia.  L’attore, elegante e casual, fin dal primo giorno ha incantato tutti con l’intensità del suo sguardo e con la sua presenza, i numerosi fotografi ufficiali dell’evento l’hanno immortalato in una serie di bei scatti.
Sul palco del Cinema Odeon, il 7 dicembre, prima che venisse proiettata la prima pellicola della sua retrospettiva  il sindaco di Firenze Dario Nardella ha onorato Irrfan Khan consegnandogli le chiavi della città. Irrfan ha detto di sentirsi coccolato, quasi viziato, da tutte le attenzioni ricevute dal suo arrivo in Italia, Paese che visita per la prima volta e da lui definito come “culla di maestri del cinema internazionale”.  Nel ricevere le chiavi della città Irrfan ha commentato “spero che siano anche le chiavi per aprire i cuori dei suoi abitanti, cercherò la serratura”. 

Irrfan Khan riceve le chiavi della città di Firenze dal sindaco Dario Nardella

L’incontro con l’attore e Anup Singh, e il regista,  è proseguito per oltre un’ora dal termine della proiezione di Qissa, film in lingua punjabi che racconta la storia di un uomo ossessionato dal desiderio di avere un figlio maschio, tanto che decide di voler crescere la sua quarta figlia femmina esattamente come un ragazzo, nascondendo a tutti la sua vera identità.  Il film ha avuto un impatto molto positivo sul pubblico, scatenando non solo l’interesse e l’ammirazione degli spettatori ma anche una serie di interrogativi  dai quali si è avviata una lunga, piacevole e costruttiva conversazione che ha toccato temi diversi, tra cui la  lunga e travagliata genesi del lungometraggio, la partizione e i suoi effetti devastanti nella vita quotidiana e nella psicologia di tutti coloro che l’hanno vissuta, le fonti d’ispirazione del regista, la simbologia e le molteplici interpretazioni del finale.


Per ripercorrere tutte le tappe della partecipazione straordinaria di Irrfan Khan al festival fiorentino :  River to River pagina Facebook e Twitter ufficiale.


Le immagini in questo articolo sono foto amatoriali scattate da me durante la serata del 7 dicembre. Clicca qui invece per vedere le photogallery dei fotografi ufficiali del River to River, dalla conferenza stampa fino alla proiezione del giorno 8 dicembre. 

Vedi anche l'articolo della Breaking News : River to River Florence Indian Film Festival: I vincitori della 14a edizione.

05 dicembre 2012

RIVER TO RIVER FLORENCE INDIAN FILM FESTIVAL 2012

Amitabh Bachchan - Firenze, 2012

La dodicesima edizione del River to River Florence Indian Film Festival si svolgerà a Firenze dal 7 al 13 dicembre 2012. È prevista una replica parziale a Roma dal 14 al 16 dicembre. 
Per celebrare il centenario del cinema indiano, l'evento bomba in programma è la partecipazione di Amitabh Bachchan (nella clandestinità della mia tana non respiro da giorni), nonché dei registi Anurag Kashyap e Bedaprata Pain. Inoltre verrà presentato, in edizione restaurata, Raja Harishchandra (1913) di Dadasaheb Phalke.
La prima parte di Gangs of Wasseypur (2012), fuori concorso, di Anurag Kashyap, inaugurerà la manifestazione, il 7 dicembre alle ore 20.30, alla presenza di Bachchan e di Kashyap. La seconda parte la chiuderà. L'8 dicembre, al termine della proiezione delle ore 20.30 di Black (2005) di Sanjay Leela Bhansali, Bachchan, presente in sala, interagirà col pubblico. Fra gli altri titoli in cartellone, segnalo Adaminte Makan AbuChittagong (2012) di Bedaprata Pain, Rockstar, Deewaar, Sholay.
Quanto ai seminari:
* Shakti. Le donne nella letteratura e nel cinema dell'India, 8 dicembre ore 11.30, con Anna Nadotti e Marco Restelli;
* Bollywood e l'espressione delle emozioni nell'India di oggi, 9 dicembre ore 11.30, con Franco La Cecla e Ashanti Omkar.

Amitabh Bachchan, Selvaggia Velo e Dario Nardella - Firenze, 2012

Aggiornamenti del 17 dicembre 2012

Big B ha scritto nel suo profilo Twitter:
* 6 dicembre: 'Into the magnificence of Firenze, Florence, Italy. Every corner and nook blessed with history and art and culture and style! More interviews and photo shoots. La Repubblica and then Uomo Vogue. Stunning pictures by ace photographer. Beauty in simplicity'.
* 8 dicembre: 'The Deputy Mayor of the City of Florence, presents me with the keys of the city. No longer a tourist now, but a guest! Honored! The fashion and design at every step is so infectious! You feel like spending a lifetime here. How do they do it? The cobbled streets, the old palaces, the squares... all maintained in its original form through ages. What magnificence!! Every shopping arcade, restaurant, office, Hotel, part of the lustrous palaces that existed. Not a stone changed, yet still in style. Last night Deputy Mayor of Florence presented me with the keys of the City. So honoured! Tonight Black and a Q&A with audience'.
* 9 dicembre: 'A standing ovation amidst shouts of 'bravo' for screening of Black. Here in Florence for R2R film fest. Thank you Sanjay LB. Walking the streets in Florence, biting cold, well clad, but the warmth coming from the ones that follow. Surprising, and humbling. A full house at the Odeon, Florence. In the Q&A a lady with the same symptoms as the girl in Black crying copiously!! Good bye Florence. It was a most enjoyable trip. The honor, the pride that Indian Cinema is attaining is a win for India'.
Anurag Kashyap l'8 dicembre ha scritto nel suo profilo Twitter: 'Big B was awarded "Keys to Florence" tonight and then there was an Italian flashmob dancing to a medley of Amitabh Bachchan songs #awesome'.

Amitabh Bachchan, Anurag Kashyap e Selvaggia Velo - Firenze, 2012


Ma è nel suo blog che Bachchan ha dettagliatamente raccontato l'esperienza fiorentina:
* 6 dicembre: 'Each corner of this beautiful city speaks by itself, its glamour, its social standing, its arts and culture and of course the exquisite construction that it enjoys; fairy tale like in its appearance and demeanor, prompting a visit perhaps again with the grandchildren to those regions and areas that we were unable to see or talk about. Perhaps Abhishek shall be greatly more enterprising with Aaradhya. (...) Interviews and photo shoots took most of the afternoon away. But I have to say this. The French and the Italians are masters in their respective arts, and here in Italy the labor is working away, so the burden of responsibility shall fall on us, irrespective of the result. Not talking about any thing in particular, but just that the magic of shopping always takes center stage. Not for me. But for the photo shoot that is to follow soon. The La Republica newspaper, the largest in the country and the Uomo Vogue, spend time and energy to talk of the reveal, and reality of cinema. The dress outfits - a combination of personal and what they brought along is looked after. And some stunning photography takes place by the greatest in his profession and the country. And then resourceful attending staff from home, sets up the dining table with... yes you guessed it, Indian food!! In the heart of the finest eating regions of the world, and we ask for Indian! In matters of food, buddy there can be no winner... its only Italian'.
* 7/8 dicembre: 'Overwhelmed as I am with the beauty and elegance of Firenze, the opening of the River to River 12 Indian Film Festival tonight at the Odeon Cinema, one of its oldest is a delight to be present at, where the Deputy Mayor of the City, with his designated sash or ribbon of honour around his shoulder, presents me with the keys of the City of Firenze, and invites me to the city again not as a tourist but as a guest. Nothing could have been more overwhelming than this recognition, in the presence of the Ambassador to Italy of India and other distinguished guests. Firenze or in popular English, Florence, has a quiet elegance about it. Well... that is an inappropriate description, for, elegance is always quiet. Its seeming simplicity is what eventually is its most enduring complexity. It is not a book to be judged by its cover. It requires for one to stay a while, walk about on their own and finally discover that there is far more to it that was originally contemplated. A city of exquisite beauty in its museums and galleries, of history and geography and in just the simple way that the inhabitants of this enviable place, live and enjoy the pleasures of life. Pleasures of life? Yes because as one moves about the narrow cobbled lanes, entering old Palaces that have now been converted into meeting places, restaurants, theatres, shopping malls, one realizes that a city of such eminence needed to be preserved in the way it is'.


* 8/9 dicembre: 'Cobbled streets, old period palaces of families that lived and became its prestige, a cold winter breeze through the hair, body protected well with padded jackets and scarfs, mingling with the Saturday market crowds of Firenze in the main square... just a grand feeling of being free and independent and like any other, for once!! A small quiet and unassuming looking restaurant in one corner of the city, Italian delicacies beautifully presented, sparkling water of the brand Pellegrino and stimulating conversation with the festival organizer of River to River Indian Film Festival, marks the end of the afternoon, before the main event - Black at the show at the Odeon, the aged film theatre built like an opera house, astonishingly well kept and in sane condition. Gifts galore pour in as the local community gathers my presence, and then to the opening of the first presentation... It is a full house and it looks attractive. After a brief interaction to introduce the film, mob commotion, and shhh’s of silence, the film begins. Many who have had some experience as a viewer or hearer of Indian Films, move about speak loudly, almost as though they knew what was coming... but within a few seconds into the first frame, a silence pervades, and remains so till the last credits. When the lights come on the audience stands and applauds for long... long enough for me to walk up back on to the stage for a Q&A. It is quite overwhelming. Amid shouts of ‘bravo’ I stand before the audience and for long take in the applause. Applause...? The company that has interest in the film and in its distribution is also called Applause... so every time in the opening credits when the word drifts by, the obedient audience breaks into a clap... ha ha ha cute!! Its like those q-boards at Tv shows, when a large sized card is held up to tell the live audience in the house to clap their hands!! (...) In Italy, moreso, I discover, it is expected of everyone to be dressed as though they were on the fashion ramp of some of the prominent parades that take place. Everyone is designered to an elegance that makes me wonder, where and how on earth did all the beautiful, aesthetic, and poetry laden style, get to those that occupy the ‘boot shaped’ outline... What happened to these European states that they became this epitome of all that seemed elegant? Art, architecture, living and so many other aspects... all became the reference point for design. And as you walk down the streets enjoying the moment, you cannot but marvel at this phenomena. What took place in this part of the world that set them off to explore and conquer, to be different and experimental and to be welcomed as guests that finally turned out to be a dangerous welcome to wherever they went...'.
* 9 dicembre: 'It has been difficult to tear myself away from Florence and all the lovely people that looked after me, and those that showed their affection during the Festival. It makes the farewells seem so personal, tinged with just the right amount of emotion. It has been noticed often that the moment you start to get comfortable at a foreign destination, comes the time to leave. And the only comfort that one can give at that time to oneself is... ‘right ! must be back here soon’... and that often takes many years, unfortunately. The journey back was  quiet and picturesque. The Alps with the fresh snow upon them the bright sunlight breaking upon it and the several large lakes that scattered the peculiar horizon, was breathtaking'.


Amitabh Bachchan ospite d'onore al festival fiorentino, Diego Garufi, Everyeye, 7 dicembre 2012:
'"È un onore essere accolto a Firenze e in Italia - ha dichiarato la superstar indiana Amitabh Bachchan - ma più che un onore personale questo è un riconoscimento a tutta la cinematografia indiana che sta guadagnando sempre più visibilità in Occidente. (...) Nella cinematografia indiana sono sempre esistiti due generi paralleli e complementari. Da una parte il cinema d'intrattenimento per l'uomo comune che dopo una giornata di duro lavoro vuole sfuggire ad una vita di miseria e povertà attraverso le avventure che vedeva sul grande schermo. Oltre a questo cinema d'evasione esiste un cinema più intellettuale e artistico che punta ad una classe più colta. L'India è sempre stata una nazione fatta di diseguaglianze e disparità e queste si vedono rispecchiate anche nel cinema. Negli ultimi 45 anni il cinema d'autore ha aperto la strada alla cinematografia indiana facendola conoscere e apprezzare al pubblico occidentale. L'India è un paese giovane - ha continuato Bachchan - per 1200 anni siamo stati dominati da qualcuno e abbiamo raggiunto l'indipendenza solo nel 1947, da quel momento abbiamo dovuto fare passi da giganti per metterci alla pari delle altre nazioni, ma credo che quando vengono fatti questi passi si lasci dietro di sé un vuoto enorme e spesso si compiono errori. Anche se credo che abbiamo fatto un buon lavoro in quanto nazione, sono convinto che si debbano fare ancora degli ulteriori passi soprattutto nel campo cinematografico e farci conoscere al meglio." Quando gli è stato domandato come mai in alcune regioni del mondo, come il Nord Africa, il Medio Oriente e l'ex-blocco sovietico, il cinema di Bollywood sia più apprezzato del cinema di Hollywood, l'attore è stato molto felice di poter dire la sua: "Mio padre si è guardato tutti i miei film e un giorno, finita la visione di uno di questi, gli ho fatto questa domanda. La sua risposta è stata bellissima. Mi ha detto che si poteva avere 'una giustizia poetica in sole tre ore'. Invece, durante una mia visita a Mosca l'ho domandato ad uno spettatore che mi ha data un'altra risposta illuminante: 'quando esco dal cinema mi ritrovo con un sorriso sulle labbra e delle lacrime asciutte sulle guance'. I film indiani danno speranza e raccontano di sogni che si avverano grazie alla forza di volontà e alla voglia di combattere di un singolo. Il nostro cinema offre tutto questo allo spettatore, speranza, lacrime e sorrisi, qualcosa di molto radicato nell'animo umano e che rende la nostra cinematografia universale".'


Video Iconauta: 7 dicembre, cinema Odeon, Firenze. Inaugurazione del festival, Dario Nardella consegna a Bachchan le chiavi della città, Kashyap presenta Gangs of Wasseypur.
Video Iconauta: 8 dicembre, cinema Odeon, Firenze. Bachchan alla proiezione di Black.
Video InToscana: incontro con Bachchan
Photo gallery ufficiale
Recensione di Rockstar, Diego Garufi, Everyeye, 17 dicembre 2012
Il titolo vincitore di questa edizione del festival è Chittagong.



Bedaprata Pain - Firenze, 2012






02 novembre 2011

RIVER TO RIVER FLORENCE INDIAN FILM FESTIVAL 2011



L'undicesima edizione del River to River Florence Indian Film Festival si svolgerà dal 2 all'8 dicembre 2011. Le proiezioni si terranno al cinema Odeon. Vi segnalo di seguito alcuni dei titoli in cartellone: Zindagi Na Milegi DobaraGandu (2010, bengali) di Q, I amDhobi Ghat (pellicola di chiusura). Cito inoltre il film pachistano Bol.
(Grazie a Diana e a Cristina per la segnalazione)

Aggiornamento del 6 dicembre 2011: il regista Q, presente in sala alla proiezione di Gandu, ha concesso un'intervista a Paolo Russo per La Repubblica. Di seguito un estratto: 

'Con un linguaggio visionario di formidabile tensione fra b/n e colore, Gandu rivela un paese cupo di conflitti sociali e disperazioni metropolitane, di inarrestabili derive collettive e individuali. Un'India lontana da ogni stereotipo vecchio e nuovo, narrata al ritmo serrato di un feroce rap autoctono, che nulla a che fare con gansga, Bentley e donne mozzafiato. Perché a quel ritmo tribale e convulso lo sbandato ottuso ventenne protagonista consegna i suoi miseri sogni e il suo odio per un mondo che non lo vuole. Così come lui non lo vuole.

Lei si è laureato in arti all'Università di Calcutta, ha diretto moltissimi commercial e video clip, si ispira al cinema d'autore indipendente europeo e giapponese: come si è formato?
"Ho imparato a fare cinema guardando i film che comperavo in un negozio all'angolo della strada a Colombo: titoli che sceglievo un po' a casaccio fra quelli che potevano essere del mio genere. Avevano il più strano catalogo in quel posto, e così abbastanza rapidamente sono diventato amico di Harmony Korine, Takashii Miike, Sion Sono, Kim Ki Duk, Mike Figgis, Lars Von Trier, Spike Lee, Tom Twyker, Werner Herzog e tanti altri maestri. Non sono mai stato troppo attratto dal cinema classico, sebbene da ragazzo cresciuto nella culturalmente vivace Calcutta, avevo un discreto livello di esposizione a quel genere di cinema. L'India però, fin dai primi Novanta, ha sviluppato una forte rete underground di produzioni musicali e cultura alternativa, ed io vi ero profondamente coinvolto. Così quando ho visto il riflesso di quella mentalità digitale, l'approccio post moderno arrivare al cinema, ne sono stato folgorato. I miei primi film erano dei puri esperimenti video, clip musicali e corti, prima che arrivassi al primo film, Tepantorer Maathe, che è rimasto incompiuto. Era ispirato a Dogma, il manifesto di Von Trier, e a quel tempo l'India, specialmente Calcutta, non era preparata a una tale 'cosa'. Capii subito che senza forti basi tecniche e produttive non avrei potuto fare il cinema che volevo. Inoltre, a proposito delle storie che m'interessavano, i documentari stavano diventando sempre più  interessanti per me, grazie alla scoperta di Shyamal Karmakar, Paromita Vohra, Amitabh Chakraborty e veterani come Anand Patwardhan. Cominciavo a identificarmi con le idee degli attivisti, e a sentire il bisogno di condurre le mie esplorazioni in un contesto socio politico piuttosto che nel segno del mercato. Questo porta al mio film successivo, che mi consentì di lasciare il lavoro in pubblicità e tornare a Calcutta e avviare Overdose, la mia casa di produzione. Si chiamava Love In India, ed è stato il primo film indipendente prodotto nell'ambito di una coproduzione internazionale dall'India: lo terminai nel 2009, fu poi presentato in alcuni festival e trasmesso da una dozzina di reti in Europa. Oltre a questo, ho messo in piedi un'altra fiction sperimentale, Poison, e alcuni corti documentari. Al momento sto girando un documentario che si chiama Sari mentre ho da poco finito le riprese della mia nuova fiction, intitolata Tasher Desh (La terra delle carte, ndr)".

Ho letto che lei a un certo punto ha scelto di tornare a vivere nella sua Calcutta...
"Una delle ragioni di questo ritorno a casa è stata la lingua Bengali: ne sono innamorato e fare film in Bengali era per me una scelta irrinunciabile. Poi, certo, è anche la mia città, e la ricchezza e la libertà intellettuale che offre in India non temono confronti. In più c'è una scena cinematografica - alcuni nomi della quale ho menzionato prima - attiva da Calcutta, dove la voce del dissenso non è stata soffocata come invece in molte altre parti del paese".

Che rapporto ha con la musica sia indiana che occidentale?
"La musica è la mia prima passione. I miei film sono tutti musical. Sono cresciuto circondato dalla musica, son stato un musicista appassionato fin da quando ho ricordo della mia vita, e anche da ascoltatore ho sempre privilegiato la musica Bengali: la musica dei film Hindi mi ha sempre lasciato freddino. Come tanti altri intorno a me ho sviluppato da giovane un certo gusto per il rock, ma è stato, di nuovo, un eroe locale, Suman Chatterjee, che mi ha dato l'ispirazione decisiva per gettarmi nel mondo della musica: ci sono sempre stati a Calcutta, fin dai Settanta, anche altri musicisti locali che si sono spinti oltre i limiti sperimentando con le forme. Ed è esattamente questo che mi piace fare. Quando è partita la rivoluzione elettronica, e insieme l'accelerazione impressa dalle sostanze psichedeliche, mi ha risucchiato completamente. Così, da neo hippy, ho preso a frugare sempre più nel sublime mondo di Bjork, Massive Attack e, più tardi, della scuola minimalista. Durante tutto ciò ho bighellonato con la musica, aiutato, specie nei miei film, da molti amici e ben più preparati musicisti. Queste influenze sono culminate nell'esplosione nel movimento dell'Asian Underground, nel quale una subcultura completamente nuova è emersa. Il perfetto amalgama di Est e Ovest: una musica nella quale potevo identificarmi completamente".

C'è una scena rap in India? Com'è organizzata?
"Il rap non esiste in India: quel po' di hip hop che può accadere di sentire viene da qualche porcheria di colonna sonora di Bollywood. Di recente però, dai bassifondi di varie città, Chennai nel profondo sud, dal Kashmir straziato dalla guerra, dai ghetti di  Bombay, son venuti fuori alcuni giovani rapper; ma non si può parlare di una scena, quel che c'è è decisamente underground. La qualità della protesta e i temi politici del rap usati in Gandu riflettono solo i miei valori e ciò che io penso della nostra società: ma anche gli altri giovani rapper che ho scoperto in seguito hanno spinte ribelli analoghe alla mia. Un fatto che mi ha molto ispirato, spero che questo fronte divenga sempre più forte. C'è un grande, disperato bisogno nel nostro paese di svegliarsi e iniziare a comprendere dove siamo diretti. L'India è un paese incredibilmente giovane e si trova sulla cuspide di una svolta in termini di dinamiche sociali. Le barriere di lingua e di classe, le politiche interne che risultano stupide e restrittive, cominciano a mostrarsi molto più fragili di quanto non siano mai state. Il rap è un modo geniale di esprimere una prospettiva individuale, tenendo il tempo sul beat più antico".

Il suo linguaggio cinematografico appare esplosivo, all'ultimo respiro, a metà fra l'intensità di un videoclip e il ritmo, la prospettiva più ampia del racconto filmico: lei lavorava già così o è una svolta cui è giunto con Gandu?
"Credo che questo senso di all'ultimo respiro mi sia arrivata con Gandu, nel momento in cui i tempi sono cambiati e l'India si è fatta sempre più instabile nei suoi assetti. La sensibilità da clip è entrata nel film in modo molto organico, guardando indietro ai giorni in cui i primi video musicali venivano usati come estensioni delle fughe in avanti dei musicisti, visualizzate da un film maker. Quando ho giustapposto la più classica costruzione di un racconto socialmente rilevante con la stilizzazione di una clip di lungo formato, mi è sembrato che caricasse, riempisse lo schermo: era anche questo un esperimento e sono contento che sia riuscito".

In Gandu non c'è traccia di religione né spiritualità, ma neanche di boom economico, commedia e "pace e amore": nel film si vede un'India che da fuori si può al massimo appena supporre. Come ha concepito il film? Dove ha trovato la storia?
"In India c'è questo, quello e quell'altro ancora. Questo è il modo in cui io vedo il mio paese. La storia era, come dire, intorno a me da un sacco di tempo, e l'abbiamo avuta intorno, noi sei della troupe, per i quattro mesi della lavorazione. Non ho voluto una sceneggiatura, abbiamo lavorato sulla base di una breve nota che fissava l'andamento drammatico e basta: questo perché potessimo avere il massimo dell'autenticità e reagire nel modo più pronto in ogni momento mentre giravamo e costruivamo la storia. C'erano frammenti nelle nostre memorie, il che forse si è insinuato e ha poi come colorato le scene, ma si è trattato soprattutto di avere a che fare con le reazioni primarie al contesto immediato del film, delle sue location, del tempo e dell'essere del personaggio. Ho girato Gandu come un documentario, solo immaginando che fosse vero".

I pericoli sociali e l'ingiustizia sono probabilmente i temi cruciali della globalizzazione: quanto contano nell'India contemporanea, della quale il mondo sembra percepire ora solo l'impressionante crescita economica e dimenticare del tutto l'enormità dei problemi per i quali era famosa in tutto il mondo fino a vent'anni fa?
"Angosce sociali e ingiustizia sono senz'altro i temi cruciali anche dell'India di oggi. Quello che la nostra politica estera è riuscita con successo a difendere è un'enorme inquietudine che circola ovunque nel paese. C'è invece ad esempio un tremendo conflitto tribale, con violente fazioni maoiste e le forze governative prese in un conflitto all'ultimo sangue. Nel nord est ci sono interi stati completamente inaccessibili. La nuova faccia cosmopolita e capitalista del paese è confinata nella città, dove il danaro è il nuovo dio. Il resto del paese, circa il 95 %, è nello stesso stato di estrema difficoltà: conflitti etnici, di classe e casta, infanticidi, violenza sulle donne proseguono immutati. Ma l'India è davvero strana, ha una maniera di bilanciare tutto, ad ogni curva del tempo. Così persino oggi ci puoi trovare, al riparo dei riflettori, calma e pace".

Come è riuscito a finanziare Gandu?
"Mi ha aiutato un amico dello Sri Lanka, e poi, per presentarlo a Berlino, ci siamo fatti prestare altri soldi. Il nostro modello economico è di stampo decisamente indie, così come il piano di recupero degli investimenti che siamo stati in grado di far funzionare".

Lei ha una sua casa di produzione, una factory con cui lavora abitualmente, dunque...
"Ho capito che per fare il cinema che voglio fare non potevo che essere anche il mio produttore. E la mia partecipazione alla scena indipendente indiana mi aiutato a realizzare quanti talenti, già rodati e in formazione, abbiamo qui; quel che manca sono invece produttori che si dedichino a sostenere il network indipendente e generare un modello sostenibile. Ho iniziato a lavorarci con l'assistenza di persone con enorme esperienza. Ed ho anche cominciato a sollecitare i miei amici perché si unissero e dessero vita a una piattaforma che rendesse possibile la creazione e la collaborazione fra artisti indipendenti. Il risultato è Overdose: un collettivo di talenti libero e allargato che riunisce musicisti, filmmaker, artisti, tecnici, produttori, avvocati e distributori con i quali ci consultiamo e che ci aiutano a continuare a produrre. Al momento circa 12 persone lavorano con me a tempo pieno nella Overdose. Si tratta di una piattaforma che mi piace guardare come una compagnia per la crescita dei media creativi, che sviluppa e produce contenuti alternativi, con speciale attenzione per film, musica e design. Negli ultimi anni abbiamo messo a punto un pool di risorse tecniche e creative che include apparecchiature HD e tutta la post produzione. Lavoriamo a stretto contatto con i nostri partner del suono, la Dream Digital Inc., che ci sostiene con le sue apparecchiature, col suo talento e la post produzione. Overdose è gestita dal nostro gruppo di lavoro a tempo pieno ed abbiamo anche il sostegno operativo di un fondo belga. Produciamo attivamente film indipendenti, e nel 2012 coprodurremo almeno tre film di registi esterni. Il primo sarà Greater Elephant di un giovane autore, Srinivas Sunderrajan: lo presenteremo come seconda impresa di BanglaBlack, la label creata per Gandu. Sono sporchi film da poco, che verranno girati con micro budget col fine di forzare i confini di struttura, racconto e tecnica. E, a parte il mio Sari, l'anno prossimo produrremo anche altri cinque documentari".'

Aggiornamento del 16 dicembre 2011: Zindagi Na Milegi Dobara è la pellicola vincitrice dell'edizione 2011 del River to River Florence Indian Film Festival.